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EVOLUZIONE PALEOGEOGRAFICA
DELLA PIANURA
VENETA ATESINO-PADANA
Indice:
Introduzione
Caratteristiche paleogeografiche
Alta pianura veneto-atesina
Media pianura veneto-atesina
Bassa pianura veneta atesino-padana
Area deltizia padana
Distribuzione spazio-temporale degli antichi
insediamenti umani in relazione alle strutture geomorfologiche
Bibliografia
Media pianura veneto-atesina
Passando ora all'illustrazione della media pianura
veneto-atesina possiamo subito notare come diminuisca il contrasto
altimetrico delle varie strutture morfologiche (10) e nel contempo
come i sedimenti grossolani a valle della linea delle risorgive
lascino spazio ad alluvioni ben più fini sabbio-limose.
Tale tratto di pianura, in passato scarsamente indagato, riserva
oggi le maggiori novità storico-naturalistiche. Ritenuto
comunemente un territorio piuttosto piatto, ad un attento esame
mostra talora marcate variazioni altimetriche. In tale fascia
di pianura prosegue il tracciato dei paleoalvei o paleovalli
pleistoceniche atesine rilevate più a monte. Essi anche
in tale settore sono piuttosto incassati e appaiono limitati
da sponde sabbiose con relativamente continua scarpata. Tipici
nel veronese i paleoalvei o paleovalli oggi solcati dai fiumi
di risorgiva quali il Tione, il Tanaro ed il Menago (11). La
loro direzione mostra un andamento NW-SE. Accanto a tali morfologie
principali si notano tratti di paleoalvei con varia direzione
meno incisi o a livello del terreno circostante, relativi a
bracci fluviali ancor più antichi della conoide atesina,
sospesi sulle vallate principali (12). Identica situazione pare
ripetersi nella media pianura veronese sud-orientale e nella
contigua piana basso vicentina e basso padovana. Anche qui ritroviamo
lo sviluppo di alcuni paleoalvei fluvioglaciali pleistocenici
di considerevoli dimensioni, scarsamente incisi e sospesi sulle
più recenti paleovalli maggiori dirette prevalentemente
W-E o leggermente NW-SE.
In questa fascia di media pianura atesina l'elemento più
peculiare è dato dalla presenza di un percorso atesino
relitto rimasto attivo sino ad epoca altomedievale che prende
inizio all'altezza di Bonavigo (presso l'attuale alveo dell'Adige)
e si dirige verso oriente in direzione dei Colli Euganei e del
Mare Adriatico (13). Si tratta di un particolare tipo di paleoalveo,non
più come i precedenti incassato sul piano campagna ma
pensile (14). Per cui oggi si presenta come un consistente e
continuo dosso sabbioso, spesso limitato da ripide scarpate
con una marcata depressione centrale -corrispondente al "talweg"-
pure essa comunque più elevata del piano campagna circostante.
Tale particolare struttura morfologica e sedimentaria taglia
la piana veneto-atesina da occidente ad oriente compiendo una
serie di anse più o meno ampie e toccando i centri di
S. Stefano di Minerbe, Minerbe, San Zenone, Bevilacqua, Montagnana,
Saletto, S. Margherita d'Adige, Ospedaletto Euganeo, Este. Qui
il paleoalveo pensile pare dividersi in due distinti rami di
cui quello settentrionale prosegue attraverso la Motta e Marendole
verso Monselice. Ad oriente di Monselice tracce di tale paleoalveo
sono ravvisabili verso Pernumia. Quindi, dopo un certo tratto
in cui spariscono, lo ritroviamo toccare Conselve, Ponte Casale,
Candiana, Villa del Bosco e Conca d'Albero dove si avvicina,
fin quasi a toccarlo, al noto "ramo più settentrionale
del Po". Da tale località si dirige decisamente
verso settentrione a Brenta d'Abba raggiungendo l'attuale alveo
del Bacchiglione, andando poi a perdersi verso la Laguna. Il
ramo meridionale invece si dirige decisamente verso S-SW, con
andamento discordante rispetto alla rete fluviale non solo attuale
ma anche a quella pleistocenica, toccando i centri delle Mottarelle,
Deserto d'Este, Villa Estense, Carmignano e S. Urbano fino ad
intersecare ortogonalmente l'attuale corso fluviale dell'Adige.
Tutti i centri abitati succitati relativi ai due bracci del
percorso atesino pensile sorgono sopra i depositi relitti dal
paleoalveo.
Va inoltre osservato come ai lati di tale paleoalveo atesino
pensile si aprano numerosi ventagli di rotta, disperdenti i
clasti esondativi nelle fasce perifluviali. Tra le più
cospicue rotte vanno citate quella apertasi a Bevilacqua, oltre
a quelle di Megliadino San Fidenzio e Saletto. Dobbiamo inoltre
rilevare come questo paleoalveo scorra all'interno di un precedente
ampio paleoalveo risalente ai tempi pleistocenici, ben incassato
ed approfondito sul piano campagna. Il suddescritto paleoalveo
pensile atesino corrisponde -almeno in alcuni tratti- a quello
descrittoci già nel passato da geografi e storici riferito
al percorso storico dell' Adige antecedente la mitica "rotta
della Cucca" (15).
Note:
10) Fatto dovuto
alla sommersione da parte delle alluvioni oloceniche.
11) Proprio sulla base delle datazioni assolute
(SORBINI et alii, 1984; ZAFFANELLA, 1987b) dellaconoide pleistocenica
atesina è presumibile che tali fiumi di risorgi va, ben
lungi dall' aver scavato con i loro modesti anche se continui
apporti le succitate ampie paleovalli medio e basso veronesi,
risalgono all'Olocene antico.
12) Tali morfologie fluviali relitte appaiono l
'inequivocabile segno dei più antichi momenti di costruzione
della conoide atesina.
13) Per l'individuazione di tale paleoalveo atesino
pensile si veda: ZAFFANELLA, 1979, con relativa bibliografia.
14) A proposito di paleoalvei pensili si legga quanto
affermato da Giovan Battista Castiglioni sul già menzionato
"ramo più settentrionale del Po" (CASllGLIONI,
1977-78).
15) Sulla vessata qua est io della "rotta della
Cucca"vedasi: NICOLIS, 1898; GIACOMELLI, 1976; ZAFFANELLA,
1979 e ZAFFANELLA e, in corso di stampa.
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