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BRUNO MARCOLONGO* - GIAN CARLO ZAFFANELLA**
* Consiglio Nazionale delle Ricerche - Ist. Geologia Applicata
- Padova
** Centro Ricerche Ambientali "ATHESIA" - Montagnana
EVOLUZIONE PALEOGEOGRAFICA
DELLA PIANURA
VENETA ATESINO-PADANA
Indice:
Introduzione
Caratteristiche paleogeografiche
Alta pianura veneto-atesina
Media pianura veneto-atesina
Bassa pianura veneta atesino-padana
Area deltizia padana
Distribuzione spazio-temporale degli antichi
insediamenti umani in relazione alle strutture geomorfologiche
Bibliografia
Introduzione
Il presente studio, ben lungi dall'aver pretesa
di esaustività, intende illustrare la carta dell'evoluzione
paleogeografica riguardante la pianura veneta meridionale, compilata
attraverso l'interpretazione di immagini telerilevate (LANDSAT
3 e 5 TM, foto aeree, ecc.) e controlli di campagna. Carta corredata
da tutta una serie di considerazioni sui rapporti tra la distribuzione
spazio-temporale degli antichi insediamenti umani e quella delle
strutture morfologico-fluviali passate. Rileviamo poi come la
ricerca presenti per la prima volta globalmente le caratteristiche
paleoambientali salienti della piana atesino-padana, finora
interessata da seppur pregevoli indagini settoriali. A proposito
dell'estensione della piana atesino-padana, va sottolineato
come tale vasta plaga appaia delimitata a meridione dall'attuale
corso fluviale del Po, ad occidente si interdigiti -senza soluzione
di continuità- con la pianura formata dai sedimenti dell'ampia
conoide fluvioglaciale gardesana (1), a settentrione sia limitata
dai rilievi prealpini lessinei, da quelli collinari berici ed
euganei ed infine ad oriente dal Mare Adriatico. Tale pianura
può essere suddivisa (2) in alta pianura pedemontana
a prevalente scheletro ciottoloso-ghiaioso, media pianura a
prevalente scheletro sabbioso, bassa pianura a scheletro sabbio-limoso
e pianura litoranea a tessitura assai variabile. Ciascuna fascia
presenta peculiari strutture geomorfologiche e più latamente
ambientali. Notevole interesse riveste la storia degli studi
che fino ad oggi sono stati condotti nella piana atesino-padana.
Dobbiamo risalire ancora al secolo scorso, in particolare verso
la metà e la fine dell'800, per trovare le prime pionieristiche
indagini paleoidrografiche (3), opera all'inizio di ingegneri
idraulici, ma poi di noti geologi. Tra le più approfondite
indagini vanno menzionati gli scritti del Paleocapa e del Lombardini
(PALE0CAPA, 1859; L0MBARDINI, 1868). Essi prendono in esame
l'intera pianura padana prospettando per la prima volta un quadro,
seppur assai sintetico, dell' antica idrografia. Alla fine dell'800
risale il validissimo studio del Nicolis sugli antichi corsi
del fiume Adige nella pianura veneta (NIC0LIS, 1898), in cui
vengono presi in esame i diversi paleoalvei atesini dall'ultima
glaciazione ai tempi storici. Studi che rimasero fondamentali
fino alle recenti indagini condotte dal Museo di Storia Naturale
di Verona in collaborazione con gli Istituti di Geografia e
Geologia dell'Università di Padova. Poco dopo il Nicolis
fu l'Averone a riprendere in esame l'antica idrografia veneta
anche con l'ausilio di dati storici (AVER0NE, 1911). Le recenti
ricerche hanno portato alla pubblicazione di alcuni rilevanti
contributi: così per l'alta e media pianura veronese
vanno ricordati i lavori realizzati dall'equipe di studiosi
afferenti al Museo di Storia Naturale di Verona che hanno portato
alla compilazione di carte geomorfologiche al dettaglio (DE
ZANCHE-S0RBINI-SPAGNA, 1977; S0RBINI et alii, 1984).
Ci piace segnalare che un primo tentativo vòlto all'individuazione
dell'antica conoide pleistocenica veneto-atesina fu condotto
da uno degli scriventi, sulla base di informazioni fotointerpretate
e di indagini in campagna (ZAFFANELLA, 1979 e 1981). Successivamente
e sull'onda di tali ricerche il tema fu ripreso dal Marcolongo
che, con altri ricercatori, pubblicò uno studio complessivo
su tale piana basato sul telerilevamento (BARISANO-BARTHOLOME'-MARCOLONGO,
1984). Recentemente, infine, il Marcolongo ha proposto una carta
della paleoidrografia tardo quaternaria della pianura veneta
sud-occidentale ricostruita tramite l'impiego di immagini telerilevate,
nel quadro del Progetto Strategico del C.N.R. "Clima e
Ambiente dell'Area Mediterranea" (MARC0L0NG0 et alii, 1987).
Per ciò che concerne invece la pianura polesana ed il
delta padano, non vanno dimenticati i recentissimi lavori degli
studiosi dell'Istituto di Geologia dell'Università di
Ferrara e del Museo Civico di Rovigo (B0NDESAN, 1985; ALBERTI-PERETT0,
1983 e 1984). Sulla paleoidrografia padanoveneta è intervenuto
in tempi recenti anche il Castiglioni con un suo contributo
sul cosiddetto "ramo più settentrionale del Po"
(CASTIGLI0NI, 1977-78). Va sottolineato come l'area deltizia
padana abbia costituito da sempre uno degli ambienti di studio
prediletti da parte di numerosi studiosi per le sue interessanti
caratteristiche storico-naturalistiche che ne fanno un unicum
in Italia. Basti menzionare le peculiarità geomorfologiche
più significative quali le dune fossili, le depressioni
vallive interdunari, i paleoalvei pensili, le lagune costiere
e le attuali linee di costa. Non meno rilevanti appaiono anche
gli aspetti naturalistici, faunistici e botanici (4). Altrettanto
dicasi per le antiche emergenze antropiche (5), spesso localizzate
lungo le passate linee di costa o lungo arterie fluviali relitte.
Ambiente fungente da tramite tra quello marittimo e quello della
terraferma.
Note:
1) A proposito della
pianura (sandur) fluvioglaciale gardesana si veda: CREMASCHI,
1983.
2) Sulla suddivisione o zonazione della pianura
si consulti: DERRAU, 1974; CASTIGLIONI, 1979. Il concetto di
media pianura è di recente e controversa introduzione
nella terminologia geografica.
3) Teniamo a precisare come nel secolo scorso gli
studi di carattere geologico ed idrografico si fondassero su
indagini pressoché esclusivamente fisiografiche generali.
4) Su tali aspetti naturalistici vedasi: CORBETTA,
1983; QUILICI, 1983.
5) Sulle testimonianze archeologiche del Delta Padano
vedasi l'esauriente bibliografia contenuta nel Catalogo della
Mostra su L'Antico Polesine (AA. VV., 1986).
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