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Il Delta del Po

Gli scani e le spiagge.

Trasportati da piccoli battelli o barche di pescatori si può arrivare su queste propaggini estreme del Delta, lingue dunose di sabbia con davanti il mare aperto e dietro sacche e lagune.

È l'ambiente forse più caratteristico, e anche quello più integro. Non a caso il futuro Parco Naturale ha previsto in queste zone, che delimitano i contorni del Delta, riserva integrale.

Fare il giro a piedi di queste isole è una vera e propria avventura naturalistica. È interessante, partendo dal mare, seguire l'evoluzione dell'insediamento dei vari tipi di vegetazione. Prima solo sabbia, poi cespi sempre più fitti: la cachile o ravastreflo (Cakile maritima), pianta erbacea a foglie carnose con fiori rosa pallido, il convolvolo di spiaggia o vilucchio marittimo (Calystegia soldanella), soldanella di mare con fiori rosa-lilla, la salsola, l'enotera (detta anche "bella di notte") con vistosi fiori gialli che ogni giorno si chiudono per rifiorire ogni notte con freschezza e fragranza, la silene che forma tappeti fioriti rosa antico, la lappola (Xanthium italicum) con frutti ricoperti da semi spinosi, l'eringio di spiaggia o erba di San Pietro (Eryngium maritimum).

Segue più all'interno una fascia di vegetazione in cui predomina l'agropiro o gramigna delle spiagge (Agropyrum junceum elongatum), l'ammofila o sparto pungente (Ammophila littoralis) e la medica gialla, pianta che ha una funzione di consolidamento della sabbia e attorno a cui si sviluppano delle formazioni dunose.

Dietro le dune, in avvallamenti ricchi di sabbia salata, possiamo notare il giunco (Juncus maritimus) e il giunco nero (Schoenus nigrilans), più carice che giunco, tappeti di muschio e di ambrosia, con moltissimi fiori gialli che raggiungono la fioritura in tarda estate  Proseguendo verso la laguna, troviamo molte altre specie tra cui il ginepro, e poi la cannagrieca, la canna palustre, arbusti di tamerice e robinia.

Gli scani si prestano alla nidificazione di molti tipi di uccelli: il corriere piccolo, il corriere maggiore, il fraticello, la pivieressa, il gabbiano reale o "magoga", il mignattino, la sterna comune, la sterna maggiore, il beccapesci e altri.

Ci può accadere di chinarci ad ammirare un uovo di sterna, tra maggio e giugno, o, più tardi, a seguire le tracce lasciate sulla sabbia dai pulcini e vederci volare incontro i genitori, le cui acute strida suonano di minaccia per l'indesiderato visitatore e di avvertimento per i piccoli, perché corrano a ripararsi dietro un ciuffo d'erba o un relitto abbandonato sulla spiaggia dal mare.

Grande misura e rispetto sono richiesti al visitatore di questi luoghi che, si deve proprio dirlo, non sopportano davvero le invasioni turistiche.

Costruzioni tipiche.

Altra componente importante del paesaggio sono le costruzioni.

In taluni scani remoti, come a Scano Boa, si possono trovare gli ormai rarissimi casoni di canna, le tradizionali abitazioni molto diffuse nel Delta sino all'ultima guerra, a pianta rettangolare, pareti e tetto di canna palustre, pavimento in terra battuta e camino in muratura. Sono abitati stagionalmente da famiglie di pescatori.

Del cason di valle, costruzione in muratura dall'ampio camino con gli annessi casonetto e cavana, abbiamo detto trattando della valle.

Una presenza significativa è quella delle ville venete: Ca' Zen, Villa Carrer, Ca' Farsetti ed altre. Un fenomeno non solo architettonico, ma di costume. I nobili veneziani, cui venivano affidate vaste estensioni deltizie, vi costruivano dimore dalla duplice funzione: villeggiatura e controllo del lavoro dei campi.

Le immense distese di terreno bonificato richiedevano altresì grandi corti, con adeguati magazzini e strutture di servizio. Ancor oggi il visitatore che si trova di fronte alle corti, per esempio di Ca' Venier o di Ca' Zuliani, non può non restare stupito dall'imponenza dei granai e delle barchesse, e dalla vastità delle aie.

Collegate alle corti, o anche sistemate lungo gli argini, c'erano le case dei braccianti, le tipiche case polesane nel Delta: molto basse, ad un piano, spesso a schiera, dove ad ogni camino (caratteristica la forma a dado) corrispondeva un nucleo familiare.

Nei terreni dell'ultima bonifica, sparsi nella campagna, si trovano le case della riforma, tutte uguali, con stalletta e fienile.

Altre costruzioni tipiche del paesaggio polesano sono le vecchie idrovore, i cui alti camini si stagliano nella piattezza del paesaggio; e le fornaci, per lo più sistemate in golene protette da argini: ciò sia per l'abbondanza di argilla sia per la comodità di trasporto dei mattoni via fiume. Ambedue questi tipi di costruzione sono esempi di archeologia industriale.

Attività economiche tipiche.

Oltre ai cantieri navali (a Loreo, Adria, Donada e Contarina) e agli squeri, le attività economiche tipiche sono legate all'agricoltura, alla valle da pesca, alla pesca, all'allevamento dei mitili, alla lavorazione del pesce e del sale, alla raccolta della canna palustre, alle risaie, agli zuccherifici e ai mangimifici (famosa l'erba medica del Delta). Da segnalare, anche per il loro folclore, i mercati del pesce di Pila, Goro e Scardovari.

Sono tutte attività anche diverse tra loro, ma intimamente legate al territorio, e profondamente evolute. Pensiamo all'agricoltura, un tempo legata al sudore di stuoli di braccianti, ora meccanizzata; o ai lavori di bonifica e di regimentazione delle acque, un tempo sulle spalle di masse di "scariolanti".

Certo, dalle prime lotte contadine, che proprio in Polesine ebbero inizio alla fine del secolo scorso al grido de «la boje!», le condizioni di vita e di sicurezza sono profondamente cambiate.

Oggi nel Delta del Po l'obiettivo è salvaguardare e valorizzare il più possibile questo ambiente: sia perché della natura l'uomo ha bisogno per migliorare la qualità della vita, sia perché è la più sicura premessa di uno sviluppo economico duraturo ed equilibrato della zona.  

(fine parte 4 di 5)

Dal libro 
Polesine Delta del Po
di Giuseppe Marangoni 
C.T.G. “Turismo e Cultura” Editore.


Pagina contenuta nel sito www.polesine.com


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