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Il Delta del Po

Incontri lungo l'argine.

Lungo l'argine, spazio di confine tra due mondi, capita di fare gli incontri più inconsueti.

Vedere pastori con ampie greggi non fa specie. Questo è il loro mondo. Cacciati dai terreni perché lì solo l'agricoltura impera e le pecore la danneggiano, i pastori sono da sempre legati agli spazi arginali. Chieder loro di visitare l'ovile, di farsi mostrare la tecnica di tosatura, le origini e le abitudini può riservare fortunate sorprese: come assistere alla fabbricazione del formaggio o della ricotta, o scoprire magari che la moglie del pastore tesse a mano.

Anche gli zingari, ogni tanto appostati in villaggi volanti accucciati sulle banche del Po, trovano qui momenti di sosta confacenti al loro mondo.

Dentro al fiume scorre ogni tanto la sagoma di lunghe bettoline che trasportano merci dalla Lombardia al mare e viceversa. Piccole barche di pescatori solcano l'acqua sistemando e recuperando reti. A volte enormi bilancioni, azionati da motorini, coprono in certe strettoie l'intero corso della corrente.

E poi gente strana di tutti i tipi. Il Delta è stato terra di antiche e contrastate dominazioni, dai Veneti ai Greci, agli Etruschi, ai Galli, ai Romani, ai Bizantini, ai Longobardi, ai Veneziani, agli Estensi, ai Legati pontifici. Terra di mestieri liberi, o meglio modi di sopravvivenza, come il vagantivo, la pesca, la caccia, la pastorizia, ma anche il bracconaggio, il banditismo, il contrabbando. Abitanti sulla cui sedimentata mentalità "franca" difficilmente si adattano le formalità e i burocraticismi dell'odierna società. Forse per questo non è difficile incontrare tipi strani e personaggi insoliti.

Ai nati qui si aggiungono poi quelli che il Delta l'hanno scelto per viverci, perché riflette un'aspirazione ad un modello di vita diverso. Così lungo il Po di Gnocca il medico di Oca, neurologo padovano che va proponendo una teoria sul linguaggio come sistema di prevenzione dalle dipendenze; o il maestro della Sacca di Scardovari, solitario poeta della manualità con le sue maschere e le sue miniature; o Lilo di Boccasette, le cui figurine dipinte sono conosciute in tutto il mondo.

E là dove non ci sono ponti, nemmeno ponti in barche (gli ultimi sono sul Po di Gnocca e di Goro), incontri i traghettatori, che con i battellieri appartengono ad una razza antica ma che si evolve con i tempi. Accanto a quelle tradizionali, dispongono infatti di imbarcazioni di ogni tipo per il trasporto dei turisti verso le foci, addentrandosi nei più minuscoli e incredibili meandri dei canneti, fra lagune, sacche, "ghebi" e "paradeli".

Gente ospitale, con un forte senso della dignità. Bere dai loro racconti è come rivivere squarci di storia vissuta, a volte drammatica, immergersi ancora una volta nel mondo mai del tutto scoperto del Delta.

Valli, lagune e sacche.

Valli da pesca. Componenti fondamentali del Delta, sia dal punto di vista naturalistico che da quello economico, sono le valli, ampie estensioni di acqua salmastra delimitate da arginelli, comunicanti a mezzo di chiaviche da una parte con il fiume, dall'altra con la laguna.

L'importante attività di pesca legata alle valli si basa sulla tendenza migratoria di molte specie di pesci che periodicamente si spostano dal mare al fiume e dal fiume al mare. Tali spostamenti vengono sfruttati prima portando cefali, anguille, orate e branzini nella valle, nelle cui acque tranquille e riparate il pesce trova la pastura adatta alla crescita; poi, al momento della discesa a mare, incanalando i pesci verso i "lavorieri" dove vengono pescati.

La ricchezza di fauna acquatica e la tranquillità attirano nella valle molte specie di uccelli: garzette, aironi rossi e cinerini, svassi, sterne, gabbiani, falchi di palude, oche selvatiche, cavalieri d'Italia, sgarze ciuffetto, nitticore, avocette, chiurli, pittime reali, e altri ancora; e soprattutto molte specie di anatre che d'inverno sono preda dei cacciatori.

Sugli arginelli di valle si svolge, a mo' di corona, la sequela delle tamerici, di cui ricordiamo la triplice funzione: consolidamento delle rive, riparo dai venti e, almeno un tempo, legno per gli attrezzi di valle.

Attualmente la maggior concentrazione di valli, quasi 8.000 ettari, si trova a nord del Po della Pila sino a Rosolina Mare.

L'ambiente di valle è tipico non solo per l'aspetto naturalistico e paesaggistico, ma anche per le tipiche costruzioni. Il casone dal grande camino, il locale dove si riparano a mangiare e a dormire i guardiani di valle; il casonetto, luogo adibito al ricovero degli attrezzi; la cavana, ricovero delle barche dai vari nomi, forme, funzioni.

Se si ottiene il permesso di accedere alla valle, conviene senz'altro fermarsi a parlare coi guardiani, miniere di racconti legati a grandi avventure di pesci, di uccelli, di pescatori di frodo, di freddo e di solitudine vissuta.

Qui i ricordi della Resistenza, e ancora prima quelli di Garibaldi e Ciceruacchio, il popolano di Trastevere fucilato assieme al figlio in questi luoghi dagli Austriaci nel 1849, sono tradizione orale sempre viva ed avvincente.

Lagune. Se la valle da pesca è ambiente interamente governato dall'uomo, la laguna consiste invece in bacini liberi di acqua salmastra, in parte delimitati verso il mare da cordoni di dune sabbiose o "scani", e dalla parte del fiume da barene. Su queste ultime è facile osservare la salicornia (Salicornia europaea), pianta carnosa che assume un bel colore rosso verso la fine dell'estate, il limonio dai bei fiori violetto, e la puccinella, un'elegante graminacea.

Sacche. Più che lagune, le sacche sono insenature del mare. L'acqua è salata.

Le sacche, con le loro bordure di canne, gli isolotti che qui chiamano bari i più piccoli e bonelli i più grandi, e gli scani sono uno tra gli elementi più interessanti del paesaggio del Delta, di cui caratterizzano il limite verso il mare. La Sacca di Goro, quella di Scardovari, il "Canarin", la Sacca di Calèri sono le maggiori.

Durante l'alta marea il loro aspetto è quello di un grande lago da cui emergono solo le zone a barena, con vegetazione tipica di salici e arbusti di tamerici, e i bonelli coperti dalla cannuccia. Durante la bassa marea emergono vaste distese di fondali fangosi: le velme. Su questi fondali si formano banchi di ruppia, i cui semi sono ricercati dalle folaghe e da altri uccelli.

Nell'acqua delle sacche vive un'infinità di alghe microscopiche in sospensione. Si può osservare bene in questo ambiente come la maggior parte degli organismi presenti siano specializzati nella demolizione della sostanza organica. Molti animaletti hanno funzione di spazzini, come molte specie di gamberetti e crostacei che si nutrono di resti organici, o di filtratori, come ostriche, cozze e vongole. Molto attiva, specie nella Sacca di Scardovari, è la mitilicoltura.

L'avifauna tipica della sacca e della laguna si discosta poco, se non per quantità, da quella della valle. 

(fine parte 3 di 5)


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