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Un pastore che non conosce le sue pecore
La delusione del continente più cattolico

32792. ROMA-ADISTA. Tra i tanti che ritengono la nomina di Joseph Ratzinger una sventura per la Chiesa, c'è qualcuno che si rifugia nell'umorismo. Le battute, via e-mail e via sms, si sprecano, come quella che riprende le famosa frase pronunciata, subito dopo la sua elezione, da Giovanni Paolo II, ma capovolgendone i termini: 'Se sbagliate, vi corriggerò!'". E se il "manifesto", confermandosi imbattibile nei titoli, riporta in prima pagina la foto di Ratzinger neopapa con la scritta "Il pastore tedesco", su molti giornali l'ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede viene definito "grande inquisitore", "rottweiler di Dio", "panzerkardinal", "papa in nero", "mister no". Altri giornali sono ancora più espliciti, titolando - "Oh, mein Gott" (Tageszeitung, su un fondo nero che occupa tutta la prima pagina), "Un lupo in mezzo agli agnelli" (Berlinerzeitung), "Habent papam" (Libération), "Che Dio li perdoni" (Pagina 12).
Se può destare una certa sorpresa, se non altro per ovvi motivi di "orgoglio" nazionale, la quantità di reazioni critiche in Germania, più prevedibile era la freddezza che nei riguardi del nuovo papa si coglie in America Latina, sia perché erano in molti a sperare in un papa latinoamericano, o perlomeno del Sud del mondo, un papa che potesse comprendere la realtà di miseria e di ingiustizia dei Paesi poveri, sia perché le vittime della Congregazione per la Dottrina della Fede in Sudamerica sono particolarmente numerose. Ne sa qualcosa Leonardo Boff, che da Ratzinger, nel 1984, fu condannato al "silenzio ossequioso" (ma da cui fu anche generosamente aiutato, come ci tiene a ricordare il teologo, quando era suo studente): "Giovanni Paolo II ha prodotto molte ferite: molti cristiani hanno lasciato la Chiesa perché non la sentivano più come il proprio focolare spirituale. Temo che questo inverno ecclesiale continui. Che la Chiesa conoscerà un inverno ancora più rigido". Secondo Boff, infatti, Ratzinger "è un uomo che guarda all'interno della Chiesa e che la protegge come un bastione: una strategia destinata al fallimento". E neppure sarà facile amarlo, afferma, "a causa delle misure estremamente restrittive da lui difese di fronte alla Chiesa e di fronte al mondo".
Una delusione, quella di Boff, resa più forte dal fatto che il teologo brasiliano non si aspettava proprio la nomina del cardinale tedesco: "Raramente - aveva affermato poco prima in un'intervista rilasciata all'agenzia brasiliana Adital - sorge un papa dai circoli della Curia, poiché lì si trovano i cardinali, oggi 24, che non possiedono esperienza pastorale né si confrontano direttamente con le sfide della povertà e della miseria dell'umanità. Ed esiste anche un certo risentimento nei loro confronti a causa del modo in cui si relazionano con le Chiese nazionali e locali. Ve ne sono d'avanzo luoghi in cui si trovano cardinali pastori, come in Africa, Asia e America Latina, con l'America Latina in forte vantaggio". E addirittura, al quotidiano "O Estado de São Paulo", a proposito di Ratzinger, aveva detto: "Non sarà mai papa, perché sarebbe realmente un'esagerazione, cosa che l'intelligenza dei cardinali non permetterà".
Sorpreso si è detto anche un altro illustre teologo della liberazione, José Comblin: è vero che "la maggior parte dei cardinali ha una mentalità molto timorosa nei riguardi del mondo attuale, molto preoccupata per l'identità della Chiesa, che vedono assediata da pericoli e minacce", ma "anche così pensavo che la scelta sarebbe stata più equilibrata. Era normale che Ratzinger avesse 40, 50 voti, ma che avesse due terzi non era previsto". Secondo Comblin, la nomina di Ratzinger non porterà alcun cambiamento in America Latina, né in meglio né in peggio, perché altri sono i problemi che preoccupano il nuovo papa, come la teologia del pluralismo religioso in Asia: l'America Latina, dice, non presenta più "alcun pericolo", perché "la tesi ufficiale a Roma" è che la Teologia della Liberazione, già condannata da Ratzinger nel 1984, "è morta". D'altro canto, "la Chiesa in Brasile è in maggioranza conservatrice" e "i movimenti più forti sono i più conservatori, come quello carismatico: saranno molto felici di questa scelta". Nessun timore, dunque, e nessuna speranza: "non è adesso che si può prevedere un cambiamento"; "bisogna adattarsi a questa situazione. Sarà necessario reagire e riorganizzarsi. C'erano molti gruppi che attendevano cambiamenti ma è chiaro che tutto ciò è ora rimandato".
Neppure dom Pedro Casaldáliga, vescovo emerito di São Félix do Araguaia, che da Ratzinger subì svariati rimproveri, ritiene realistico aspettarsi ora cambiamenti significativi: "vi sarà continuità, ma senza il carisma mediatico di Giovanni Paolo II". Rispetto al pessimismo che nutre sul mondo il nuovo papa, emerso significativamente dalla sua omelia nella messa di apertura del Conclave, Casaldáliga commenta che "se c'è molta disgrazia nel mondo, molta miseria, molta violenza, quello di cui c'è bisogno è una grande parola di speranza, di compassione e di tenerezza che ci faccia sentire la stessa tenerezza di Dio".

Non è colpa dello Spirito
Anche al di fuori del Brasile, si coglie ben poco entusiasmo nei riguardi di Benedetto XVI: "con la designazione di Joseph Ratzinger come nuovo papa, la Chiesa ha portato a compimento la sua separazione dal mondo", ha dichiarato lo storico Gerardo Caetano, direttore dell'Istituto di Scienze Politiche dell'Università della Repubblica dell'Uruguay.
Molto duro anche il teologo cileno Àlvaro Ramis, secondo cui "i metodi applicati da Ratzinger per difendere la Chiesa 'dalle nuove dottrine' possono benissimo figurare tra le forme di violazione dei diritti umani applicate dagli Stati totalitari ai propri cittadini": la scelta del collegio cardinalizio è caduta, sottolinea, sul "cardinale dalla traiettoria più conservatrice, più antiecumenica, più contraria all'apertura della Chiesa al mondo".
Sul pericolo di un'ulteriore chiusura della Chiesa pone l'accento anche il cubano Enrique Lopez Oliva, segretario della Commissione per la Storia della Chiesa in Latinoamerica (Cehila-Cuba): il timore, scrive, è che Ratzinger papa possa allontanare ancor di più la Chiesa dallo spirito del Concilio Vaticano II, e possa aggravare la crisi che vive, in maniera che, invece di 'aprirsi al mondo' e di far sì che 'il mondo si apra alla Chiesa', questa millenaria istituzione venga trasformata in una setta fondamentalista, incapace di affrontare con creatività e audacia polemici e controversi problemi" come il celibato dei preti, la mancanza di vocazioni sacerdotali, la polarizzazione sociale, lo scandalo della pedofilia, la diserzione di massa dei fedeli. "Nonostante il fatto - prosegue - che la maggior parte della popolazione cattolica appartenga al cosiddetto Terzo Mondo, soprattutto all'America Latina, tanto che gli esperti ritengono che il futuro della Chiesa cattolica si deciderà in questo Continente, i 'terzomondisti' si domandano quando avverrà che a qualcuno dei propri rappresentanti ecclesiastici sarà permesso di arrivare al trono di San Pietro".
E c'è, infine, chi, per trovare una giustificazione alla designazione di Ratzinger, cita alcune parole da lui stesso pronunciate in passato a proposito del ruolo dello Spirito Santo nell'elezione del papa: "il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non come se fosse lui a dettare il candidato per cui votare".

Adista n°31 del 30 aprile 2005


Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 1-05-2005

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