| Quando
il Papa fece piangere mons. Romero.
A 25 anni dal martirio del profeta salvadoregno,
il ricordo dei suoi difficili rapporti con Roma
32777. SAN SALVADOR-ADISTA. Roma, marzo 1979:
dopo lunga attesa, mons. Oscar Arnulfo Romero viene ricevuto
dal papa. Del colloquio che si svolse allora ha lasciato una
impressionante testimonianza, nel suo bellissimo libro "Piezas
para un retrato", la scrittrice María López
Vigil, a cui Romero stesso riferì l'esito dell'incontro,
"quasi piangendo", l'11 maggio 1979 a Madrid. Il
colloquio era cominciato male, per l'insofferenza del papa
di fronte alla voluminosa documentazione che l'arcivescovo
gli aveva portato sul suo tormentato e insanguinato Paese
e, ancor peggio, per la mancanza di compassione mostrata dal
pontefice davanti alla foto di uno dei suoi sacerdoti massacrato
poco prima dai militari, Octavio Ortiz. Ed era proseguito,
secondo María López Vigil, in maniera martellante,
su un'unica nota: "Lei, signor arcivescovo, deve sforzarsi
di avere una relazione migliore con il governo del suo Paese";
"Un'armonia tra lei e il governo salvadoregno è
quanto di più cristiano ci sia in questi momenti di
crisi"; "Se lei superasse le proprie divergenze
con il governo, potrebbe lavorare cristianamente per la pace".
"Tanto insistette il Papa - riferisce l'autrice - che
l'arcivescovo decise di smettere di ascoltare e chiese di
essere ascoltato. Parlò timidamente, ma deciso: 'Ma,
Santo Padre, Cristo nel Vangelo ci dice di non essere venuto
a portare la pace, ma la spada'. Il Papa fissò Romero
negli occhi: 'Non esageri, signor arcivescovo!'".
Romero sarebbe stato assassinato di lì a un anno, il
24 marzo del 1980. 25 anni dopo, le celebrazioni per l'anniversario
del suo martirio sono state accompagnate, e inevitabilmente
oscurate, dall'agonia e dalla morte del pontefice, che si
è spento proprio nella giornata culminante delle celebrazioni,
il 2 aprile, quando a San Salvador si svolgeva, in piazza,
una grande messa presieduta dal cardinale honduregno Oscar
Rodríguez Maradiaga, oggi indicato tra i papabili più
accreditati, con successiva processione e veglia in cattedrale.
Il tutto a conclusione di una ricca Settimana teologica in
memoria dell'arcivescovo, organizzata dal 28 marzo all'1 aprile
dal Centro Monsignor Romero dell'Università Centroamericana
dei gesuiti (Uca), durante la quale mons. Samuel Ruiz ha letto
la vibrante, appassionata "Lettera aperta al fratello
Romero" scritta da mons. Pedro Casaldáliga (già
autore del famosissimo componimento poetico "San Romero
d'America"). "Avevi ragione tu - scrive il vescovo
dal Mato Grosso -, e questo anche vogliamo celebrare, con
giubilo pasquale. Sei resuscitato nel tuo popolo, che non
permetterà che l'impero e le oligarchie continuino
a sottometterlo, né si lascerà condurre dai
rivoluzionari pentiti o dagli ecclesiastici spiritualizzati.
E resusciti in questo Popolo di milioni di sognatori e sognatrici
che crediamo che un altro mondo è possibile e che è
possibile un'altra Chiesa. Perché, così come
va oggi, fratello Romero, non va né il mondo, né
la Chiesa"; perché "quelle rivoluzioni utopiche
- belle e sventate come un'adolescenza della Storia - sono
state tradite dagli uni, disprezzate olimpicamente dagli altri",
e "rimpiante ancora dai molti e le molte che stiamo lì
con te, pastore dell''accompagnamento', compagno di pianto
e di sangue dei poveri della Terra".
Adista
n° 27 del 16 aprile 2005
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