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ombre rimosse dal circo mediatico. In Italia, anche commenti
critici sul pontificato di Wojtyla 32774.
ROMA-ADISTA. Tra il frastuono e le luci abbaglianti che senza
tregua hanno accompagnato ed esibito la morte del papa, c'è
anche chi ha trovato il coraggio di ricordare le ombre del
lungo pontificato di Giovanni Paolo II, invocando il rispetto
della verità storica. Come, per esempio, le Comunità
di base di Pinerolo: "La spettacolarizzazione della sua
sofferenza, della sua agonia e della sua morte - denunciano
- ha superato ogni decenza. Dalle televisioni ai giornali,
la retorica delle immagini e delle parole è riuscita
a fare di questo fatto un evento, anzi l'evento, che da molti
giorni sta cancellando tutto il resto". È giusto
e legittimo - proseguono le Cdb - accusare i media per i loro
eccessi e molti giornalisti per la mancanza di spirito critico
e di rispetto. Ma resta il fatto che questo stile da attore
lo ha creato, con la compiacenza dei mezzi di comunicazione,
lo stesso papa. Il Vaticano ha fatto teatro in questi 27 anni
di pontificato, il papa si è vestito da attore e la
compagnia teatrale ha girato il mondo". "Questo
- ammettono - è lo snaturamento, il travisamento tragico
di questo pontificato che, mediante il successo dello spettacolo,
ha spento la creatività e ha ridotto la partecipazione
al consenso al grande attore, al battimano". Nonostante
"la generosità e la dedizione dell'uomo Karol
Wojtyla", assicurano, "il suo è stato, a
nostro avviso, un pontificato disastroso, una vera sciagura.
I vescovi ridotti a caporali di giornata, i teologi e le teologhe
ammutoliti, i preti ricondotti al Concilio di Trento, i movimenti
schierati come un esercito a difesa dei 'principi' e della
'santa istituzione' agli ordini del Supremo Capo vaticano:
papolatria quotidiana".
Il Gruppo "Iniziativa per una Chiesa più umana",
con sede a Bressanone, che fa parte del Movimento internazionale
"Noi siamo Chiesa" e promuove le riforme della Chiesa
indicate dal Concilio Vaticano II, sottolinea le tragiche
contraddizioni tra "l'impegno di questo papa per uno
sviluppo più umano e dignitoso del mondo e la ricaduta
della Chiesa nel centralismo e clericalismo" anticonciliari.
Come la persecuzione dei teologi, la difesa ad oltranza del
celibato obbligatorio, l'esclusione della donna dal sacerdozio,
la guerra alla Teologia della Liberazione, il divieto dell'uso
del preservativo anche di fronte alla pandemia dell'Aids,
la discriminazione degli omosessuali. Pure "nell'ecumene
e nel dialogo tra le confessioni", sottolinea il gruppo,
alle aperture del papa "è seguito il documento
anti-ecumenico Dominus Iesus".
Anche per l'"Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti"
(Uaar), "Wojtyla è stato un papa che ha riportato
la Chiesa cattolica a un'era preconciliare, a una sfrenata
prassi canonizzatrice, discutibile anche per i modelli di
santità proposti ai fedeli (Escrivà, Carlo I,
padre Pio, Stepinac, Pio IX). Un papa attentissimo alle forme
di comunicazione, anche quando ha chiesto scusa (a Dio, non
alle vittime) per gli errori dei figli della Chiesa, mai per
gli errori della Chiesa cattolica, da lui considerata una
società perfetta. Una Chiesa cattolica chiusa nei confronti
di nuove realtà come l'eutanasia, il controllo delle
nascite, la prevenzione dell'Aids, le unioni di fatto, i diritti
dei gay. E per contro orgogliosa di rivendicare privilegi
secolari, attraverso un nuovo interventismo politico di cui
il nostro Paese è purtroppo stato il principale destinatario.
Interventismo che spesso ha assunto la forma dell'ingerenza
e ha trovato nelle istituzioni repubblicane un interlocutore
disposto ad assecondare il clero oltre i limiti dettati dalla
laicità dello Stato".
Il gruppo di "No God-Atei per la laicità degli
Stati", pur sottolineando il rispetto dovuto a chi è
morto e a chi se ne duole, ricorda che è "doveroso
anche il rispetto della verità storica sugli atti compiuti
in vita dallo scomparso". Per esempio la sua "apodittica
e ripetuta condanna dell'ateismo, la scelta di libertà
e razionalità". La "condanna della libertà
di pensiero, che fino a tre secoli fa i predecessori di Giovanni
Paolo II punivano con il rogo, è un atto contro cui
tutti, anche i credenti, dovrebbero levare la loro protesta".
Più articolata la valutazione degli uomini e delle
donne omosessuali cattolici dell'associazione romana "Nuova
Proposta", che riconoscono al papa la sua "strenua
difesa della dignità umana", l'essere stato spesso
"l'unica voce che si levava contro le guerre", l'aver
denunciato "il relativismo, il nichilismo, l'edonismo
sfrenato" della "nostra società 'ricca'".
Ma, "nello stesso tempo - sottolineano - come omosessuali
credenti non possiamo dimenticare che Wojtyla ha avuto un
atteggiamento di chiusura davanti alla grande questione della
morale sessuale" ; "ha innalzato muri contro coloro
che, nella fedeltà del proprio essere, sono indicati
alla Chiesa e al mondo come parte 'della nuova ideologia del
male'".
Per esprimere il proprio cordoglio per la morte di Giovanni
Paolo II, gli aderenti al movimento italiano di "Noi
siamo Chiesa" hanno scelto invece un "atteggiamento
di preghiera e di raccoglimento", per "non essere
frastornati dall'attuale eccessivo clamore dei media e dalle
enfatizzazioni di ogni tipo". E annunciano una prossima
valutazione del lungo pontificato wojtyliano in cui valuteranno
"quanto il papa ha fatto a favore della pace fondata
sulla giustizia, nonostante la sua non condivisibile ostilità
nei confronti della Teologia della Liberazione, e quanto invece
non ha fatto per attuare il rinnovamento della Chiesa nella
linea che era stata indicata dal Concilio Vaticano II".
Elogiativi, invece, i commenti di Amnesty International, la
cui segretaria generale, Irene Khan, ricorda "la forte
posizione assunta dal papa in difesa della dignità
umana, e soprattutto la sua richiesta di abolizione della
pena di morte" e assicura che Amnesty "continuerà
a lavorare insieme alla comunità cattolica su questi
temi cari al pontefice". E quelli di Pax Christi International,
che ricorda Giovanni Paolo II soprattutto per il suo impegno
per la pace e per l'ecumenismo.
Adista
n° 27 del 16 aprile 2005
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