Ritorna alla prima pagina.
   

Il percorso di questa pagina è:


La fede facile delle emozioni misurata in chilometri
don Gianfranco Formenton *

Sì, lo confesso, anch'io mi sono commosso di fronte alle immagini bellissime di una bara di cipresso deposta ai piedi di un altare, tra la croce e il cero pasquale. Confesso che anch'io ho pensato alla grandezza dell'immagine di un Vangelo che il vento sfoglia sopra la bara di un grande Papa. Erano i fotogrammi di un gesto essenziale che si ripete ogni volta che muore un cristiano e che ci costringono a riflettere sulla vita e sulla morte e sull'inutilità del resto, delle parole, dei necrologi, delle esaltazioni e delle santificazioni affrettate. Si chiama liturgia, uguale per tutti, per i "grandi" e per i piccoli, per i Papi e per le nostre nonne. Ho pensato che questa è la forza della fede dei cristiani che si chinano pensosi sopra le culle e sopra le bare sapendo che la vita e la morte sono comune eredità di tutti gli uomini alla quale "nullo homo vivente può scappare", che la vita e la morte sono parte di un grande progetto del quale la Chiesa è testimone.
Ho sperato fino all'ultimo che niente potesse incrinare questo momento così solenne e così essenziale anche per la vicenda dell'uomo e del Papa Giovanni Paolo II. Ho sperato che almeno in questo momento ci fossero risparmiate le oscenità mediatiche alle quali purtroppo ci hanno abituato in questi ultimi giorni, che ci lasciassero in pace ascoltando solamente il silenzio e le parole essenziali dei canti della liturgia cattolica, solenne, come deve essere, sobria come è comandato nei sacri testi.
Ma la voce gracidante di Bruno Vespa ci ha accompagnato per tutta la diretta e non ci ha risparmiato nulla delle imbecillità alle quali purtroppo siamo condannati da troppo tempo. "Chilometri di fede", un prete "che si è portato la comunione da casa", "peccato che nessuno inquadri lo scambio della pace tra i governanti", "ci hanno insegnato che in questi momenti un cronista dovrebbe parlare ma non ci sono parole" (e intanto parlava)…
…E i cori da stadio. Non voglio giudicare nessuno ma posso esprimere un giudizio sullo squallore dei cori da stadio, sull'orchestrazione del "santo subito". No, ci sono momenti nei quali ci è comandato il silenzio. Capisco a mala pena battere le mani (è umano, è spiegabile) ma confondere l'addio ad un cristiano con una partita di calcio, no. Ci mancava solo "Alè, o, o"!
Ci hanno abituato a tutto in questi ultimi tempi; a credere che la condivisione del dolore si fa con "il minuto di silenzio per…", che la carità si fa comodamente "inviando un sms al numero…", che la fede sia fare il tifo tutti, nello stesso momento, nello stesso posto, per la stessa persona…
È la fede facile di tanti, troppi giovani (sì, mi sento "vecchio" in questi momenti) che applaudono, temo, allo spettacolo, non al messaggio. È la fede delle "masse" e dei "giubilei" facili, dove essere cristiani significa essere tutti, compatti, emozionati ad assistere all'esibizione del personaggio, proiettato su grandi schermi (non mi riferisco al funerale del Papa). Il Papa ha sempre detto cose terribili, impegnative, sconvolgenti (la Croce, l'impegno, la fedeltà al Vangelo, la morale sessuale) e migliaia di giovani hanno sempre applaudito. Il Papa ha sempre detto cose terribili sul governo del mondo, sull'assurdità della guerra, sull'idiozia delle dittature, sul capitalismo e sul liberismo (definito da lui stesso "demone neo-liberista") che affama e condanna a morte la maggioranza del-l'umanità… e tutti gli statisti che non si sono mai sognati di ascoltarlo erano lì, con tutti gli onori, ad assistere allo spettacolo del suo ultimo viaggio.
Non capisco, non capisco questa "fede" di lacrime ed emozioni che si ricorda di esistere solo nei momenti "top". Non capisco la gente che vaga nella notte della morte del Papa alla ricerca di una chiesa aperta perché in "quella notte bisogna pregare perché lo fanno in tutto il mondo" e se la prende con "il clero" che nella notte tra il sabato e la domenica dorme, come è normale per chi vive una fede normale; che rimprovera chi non organizza il pullman per Roma come fosse una bestemmia non andare a Roma a fare chilometri di fila (chilometri di fede?).
La fede cattolica è molto essenziale e non si misura sui chilometri di fila. Non è legata alle dirette televisive. Non è una "tele-fede". Ha i suoi ritmi che sono i ritmi della terra e degli uomini.
Ai bambini della mia parrocchia il giorno dopo la morte del Papa ho detto: "Oggi non faremo la messa per il Papa. Faremo la messa della seconda domenica di Pasqua che ci ricorda la Resurrezione di Gesù, nel quale il Papa credeva e che il Papa annunciava. Oggi non pregheremo per il Papa, perché ogni domenica preghiamo per il Papa. Non abbiamo bisogno di metterci in fila come i politici che non l'hanno mai ascoltato… perché noi per il Papa abbiamo pregato ieri, preghiamo oggi e pregheremo domani."
E mi dispiace un po' citare il senatore Andreotti, ma gli dò atto di essere uno dei pochi che a "Porta a Porta" non si è accodato alle emozioni comandate di questi giorni e ha detto una cosa essenziale: "i cattolici non sono educati ad amare questo Papa ma ad amare il Papa, chiunque esso sia", e, aggiungo io, senza esimersi dall'esprimere giudizi critici sul suo operato quando questo non tocca la fede e la morale.
E, cosciente di tirarmi addosso gli strali di tanti fanatici, permettetemi di dire di avere colto in tante delle manifestazioni di questi giorni un non so che di velata, cadaverica, idolatria, nonché un qualcosa che richiama al culto della personalità che mi hanno insegnato essere estraneo ad un genuino senso cristiano del rispetto per chi esercita nella Chiesa il ministero di "Servo dei servi di Dio".

* parroco di S. Angelo in Mercole - Spoleto - PG

Adista n°30 del 23 aprile 2005


Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 1-05-2005

Cerca all'interno del sito
Testo da cercare
e / o MAIUSCOLO / minuscolo

 

  Vai al sito di ezeta.net  
 Phuket, la perla del Sud

Entra nel sito di Phuket