| Il
prezzo dell'infallibilità Di fronte
all'inondazione mediatica in omaggio all'indiscutibile grandezza
di papa Giovanni Paolo II, non è forse tempo di chiedersi
a quale tradizione egli appartenesse? Un suo sostenitore non
esperto di storia cristiana potrebbe considerarla una strana
domanda. È chiaro, potrebbe rispondere, che appartiene
alla tradizione cattolica. Ma non c'è un'unica tradizione
cattolica; ci sono piuttosto svariate tradizioni cattoliche
che vanno dalla scelta della povertà di San Francesco
d'Assisi alla sconfinata avidità dei papi di Avignone,
dalla geniale tolleranza per la diversità di papa Gregorio
Magno nel sesto secolo al maniacale egocentrismo di papa Pio
IX nel diciannovesimo secolo, dalla segretezza e cospirazione
dell'Opus Dei all'apertura e alla disponibilità umana
della Comunità di Sant'Egidio. Attraverso i suoi 2000
anni di storia, il cattolicesimo romano ha rappresentato un
terreno fertile per una immensa varietà di tradizioni
papali.
A dispetto della scelta del suo nome, Giovanni Paolo II aveva
ben poco da condividere con i suoi immediati predecessori.
Giovanni Paolo I è durato poco più di un mese,
ma in quel periodo abbiamo goduto di un esponente della tipica
tendenza italiana della moderazione, uno che, prima di essere
eletto, si congratulò perfino con i genitori del primo
bebè al mondo nato in provetta, un gesto non in sintonia
con i fondamentalisti della Chiesa che tuttora insistono nel
mantenere il punto contro tutto ciò che sa di alterazione
della natura, in base una concezione intellettuale di questa
parola ben lontana dal significato che la gente comune le
dà.
Paolo VI, benché dolorosamente cauto, acconsentì
alla nomina di vescovi (e specialmente arcivescovi e cardinali)
che erano l'opposto degli yesman, schietti difensori dei poveri
e degli oppressi e veramente rappresentativi delle aree del
mondo dalle quali provenivano, come il cardinale Joseph Bernardin
di Chicago, che tentò fortemente alla fine della sua
vita di trovare un terreno comune all'interno di una Chiesa
lacerata dalle divisioni. Su un fronte opposto, il cardinal
Bernard Law di Boston rimproverò il morente cardinale
Bernardin per questi suoi tentativi perché, sosteneva
Law, la Chiesa conosce la verità ed è pertanto
esentata da cose senza dignità come il dialogo. Il
cardinal Law, che dovette dimettersi dopo le rivelazioni secondo
le quali egli aveva ripetutamente consentito che preti accusati
di abusi sessuali conservassero il ministero, tralasciando
di informare sia la magistratura che i parrocchiani, deve
essere considerato il classico rappresentante di Giovanni
Paolo II, protettivo nei confronti della Chiesa ma spesso
negligente quanto all'imperativo morale di proteggere ed assistere
gli esseri umani.
Giovanni Paolo II è stato quasi l'esatto contrario
di Giovanni XXIII, che trascinò il cattolicesimo a
confrontarsi con le realtà del 20.mo secolo dopo le
politiche regressive di Pio IX, che impose la peculiare dottrina
dell'infallibilità papale durante il Concilio Vaticano
I, nel 1870, e dopo il regno di terrore inflitto ai teologi
cattolici da Pio X nei primi decenni del '900. Purtroppo,
questo papa fu più vicino alla tradizione di Pio IX
e Pio X che ai suoi papi di riferimento. Invece di mitigare
le assurdità della dichiarazione sull'infallibilità
papale, una dichiarazione quasi del tutto derivante dalla
paranoia di Pio IX circa i mali schierati contro di lui nel
mondo moderno, Giovanni Paolo II tentò di perpetuarla.
Cercando di imporre il conformismo di pensiero, egli sottopose
ad indagine nella "star chamber" (l'unico Tribunale
inglese, nei secoli XVI-XVII, in cui l'accusato era obbligato
ad accettare difensori scelti dal tribunale stesso, ndt) importanti
teologi come Hans Küng, Edward Schillebeeckx e Leonardo
Boff, ed ebbe il suo grande inquisitore, il cardinal Joseph
Ratzinger, che emise le condanne dei loro lavori.
Ma il lascito più duraturo di Giovanni Paolo II al
cattolicesimo verrà dalle nomine episcopali che egli
ha fatto. Per essere nominato vescovo, un prete deve essere
assolutamente contrario alla masturbazione, ai rapporti prematrimoniali,
al controllo delle nascite (compreso l'uso del preservativo
per prevenire il contagio dell'Aids), all'aborto, al divorzio,
alle relazioni omosessuali, ai preti sposati, al sacerdozio
femminile e a qualsiasi traccia di marxismo. È pressoché
impossibile trovare persone che sottoscrivano in pieno questo
intero catalogo di certezze; di conseguenza le file dell'episcopato
sono piene di sicofanti superficiali e intellettuali incompetenti.
I buoni preti sono stati ignorati; e non pochi, vedendo aumentare
le loro frustrazioni man mano che il pontificato di Giovanni
Paolo II si allungava, hanno lasciato il sacerdozio per cercare
altrove la loro realizzazione.
La situazione è terribile. Chiunque, la domenica, può
entrare in una chiesa cattolica e vedere i banchi, una volta
pieni fino a scoppiare, ora occupati qua e là solo
da persone con i capelli bianchi. E non c'è altra soluzione
per la Chiesa che ricominciare da capo, come se fosse la Chiesa
delle catacombe, una minoranza religiosa isolata in un mondo
di indiscriminata crudeltà e sotto un intransigente
impero, che raccoglieva aderenti perché così
tanto diversa dalla società che la circondava.
Inoltre la Chiesa chiamò se stessa con la parola greca
ecclesia, la parola che gli ateniesi usavano per le loro assemblee
aperte, la prima parola che significava la democrazia partecipativa
(l'apostolo Pietro, colui al quale il Vaticano assegna il
titolo di primo papa, fu solo uno dei molti leader nella Chiesa
primitiva, assai distante da quello che potrebbe essere un
monarca assoluto, un uomo la cui principale caratteristica
fu la frequente e umile confessione che egli era un peccatore).
Utilizzando il vocabolo ecclesia per descrivere la loro Chiesa,
i primi cristiani intendevano enfatizzare che la loro società
all'interno della società non agiva in virtù
del potere politico ma solo in virtù della forza dell'amore,
amore per tutti, come uguali figli di Dio. Ma essi superarono
gli ateniesi, perché non posero limiti alla partecipazione:
senza distinguere fra cittadini e non cittadini, greci e non
greci, uomini e donne. Perché, come san Paolo ha ripetutamente
affermato, "non c'era più giudeo o greco, schiavo
o libero, maschio e femmina, poiché sono tutti uno
in Gesù Cristo".
Purtroppo, Giovanni Paolo II ha rappresentato una tradizione
differente, di papalismo aggressivo. Laddove Giovanni XXIII
si sforzava semplicemente di mostrare la validità del
magistero invece di emettere condanne, Giovanni Paolo II era
un condannatore entusiasta. Certo, sarà ricordato di
sicuro come una delle poche figure politiche del nostro tempo,
un uomo di coraggio fisico e morale responsabile più
di ogni altro di aver fatto crollare l'oppressivo e antiumano
comunismo dell'Europa dell'Est. Ma non è stata una
grande figura religiosa. Come avrebbe potuto esserlo? Potrebbe,
in futuro, essere ritenuto l'uomo che ha distrutto la sua
Chiesa.
Thomas Cahill
New York Times 5 aprile 2005
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