| I
giorni deliranti del lutto mediatico Non
so voi, ma io sono rimasto un poco impressionato. E sì
che per età e per esperienze vissute non posso definirmi
una mammoletta. Ma questa esplosione incontrollata sui giornali
e sulle reti televisive italiane, quelle pubbliche forse con
toni più disperati di quelle private, questo diluvio
di lutto paranoico, queste esaltazioni del papa - non importa
se ammalato, in lieve e sorprendente ripresa, in improvviso
aggravamento, moribondo, in coma, appena morto, decisamente
defunto - questo prosternarsi davanti al papa immediatamente
proclamato “grande” a furore di antenna, questo
furibondo stracciamento delle vesti e dei palinsesti perché
ogni minuto, ogni secondo, fosse a disposizione della impellente
necessità di dire quanto lo amavamo, quanto era il
padre di noi tutti, compresi i più noti bestemmiatori,
quanto gli eravamo riconoscenti perché “aveva
sconfitto il comunismo” e “regalato la vittoria
al mondo libero”, e quanto ci mancherà e bla
bla bla bla bla. Ecco, tutto questo un poco mi ha impressionato.
Si sarebbe tentati di spiegare questa straordinaria
esibizione - esasperata e prolungata - di servilismo beota,
per non dire di peggio, richiamandoci alla notoria stupidità
di molti degli “impiegati” del potere se non sapessimo
che con la categoria della “stupidità”
non si spiega niente. Oltre agli “impiegati”,
mi si dirà, erano presenti ai “dibattiti”
e alle riunioni di affranti condolenti televisivi forse centinaia
di persone che non avevano nessun contratto da difendere,
nessuno stipendio da giustificare, ma anche loro - che pur
di apparire e di parlare in TV sono disposti alla più
ripugnante delle marchette - hanno dato spettacolo di invereconda
e straziata partecipazione al lutto “della Chiesa, dell’Italia,
dell’Europa e del mondo” E per fortuna che non
si hanno ancora prove certe della vita su altri pianeti altrimenti
la Rai-TV ed i maggiori quotidiani avrebbero per la prima
volta proclamato il lutto interplanetario.
Quindi la stupidità non è la spiegazione.
Ma una spiegazione per questo dirompente festival mediatico,
per questo ininterrotto piagnisteo televisivo e di carta stampata
che non sembra doversi fermare più, ci deve pur essere.
Ricordiamoci che nei molti decenni che hanno fatto seguito
alla fine della seconda guerra mondiale in Italia abbiamo
avuto un prolungato regime democristiano nel corso del quale
sono morti ben quattro papi, Eugenio Pacelli, Angelo Roncalli,
Giovanni Battista Montini, Albino Luciani, ma niente proprio
niente i democristiani, ed i dirigenti Rai-TV, a quei tempi
fecero che possa neppure lontanamente essere paragonato a
quello che è stato organizzato in occasione prima delle
diverse malattie, poi dei successivi ricoveri ospedalieri,
infine dell’agonia e della morte del papa polacco. E
dire che in fatto di cattivo gusto, fatte le debite eccezioni,
i democristiani del quarantennio non sono stati secondi a
nessuno.
Mettiamo nel conto la non elevata qualità
intellettuale, oggi, dei dirigenti Rai-TV nominati dal governo
di Berlusconi, ma anche così non ci sembra di avere
afferrato il punto.
Che improvvisamente l’Italia, senza che
ce ne accorgessimo, fosse diventata una compatta sezione di
comunione e liberazione, tutti casa, chiesa e formigoni con
adorazione papale ad ore fisse? Non posso crederlo. A questo
proposito mi ricordo di una lavoro di ricerca eseguito moltissimi
anni or sono per il quale dovetti esaminare i quotidiani e
le pubblicazioni politiche milanesi del tempo compreso fra
il 1890 ed il 1910. Ricordo che in quegli esili fogli (che
rappresentavano allora, come oggi i ben più sostanziosi,
in termini di peso, quotidiani nazionali, le opinioni delle
classi dirigenti) era impossibile trovare, per mesi e per
anni, un qualunque anche minimo riferimento alla Chiesa. Proprio
la Chiesa cattolica non esisteva, la “fede” era
qualcosa che riguardava la coscienza dei singoli, non argomento
di dibattito. Mi si vorrebbe far credere che un secolo dopo
(e che secolo, anche se si è trattato, secondo Hobsbawm,
di un secolo più “breve” del solito) l’Italia
sia diventata “più” cattolica, “più”
credente, “più” religiosa, “più”
papale di cento anni prima? Per quanto mi riguarda non lo
credo e non lo crederò mai. Perché sono convinto
dell’esatto contrario.
E quindi deve essere successo - nel corso del
secolo - qualche cosa che ha fatto cambiare non le convinzioni
religiose degli italiani ma il conto in cui far finta di tenere
la Chiesa cattolica da parte delle classi dominanti italiane.
Nel secolo in oggetto per la prima volta nella storia una
rivoluzione spazzò via il potere del capitalismo. Avvenne
in Russia. Le classi dominanti si presero una paura d’inferno
al punto che si misero nelle mani del fascismo e chiesero
ed ottennero l’alleanza e la protezione della Chiesa.
Che cosa altro significò il Concordato del 1929
?
Tutto questo dovrebbe essere talmente chiaro che non sarebbe
più necessario tornare a discuterne. Ma il fatto, straordinario,
è che oggi la rivoluzione non è più di
moda, lor signori hanno vinto la guerra fredda, hanno fatto
crollare il muro, l’Unione sovietica non c’è
più, i partiti comunisti sono tutti su percentuali
per lor signori del tutto rassicuranti. Eppure non si sentono
ancora sicuri. Eppure hanno ancora paura.
E’ vero, se non sono sicuri ci deve pur
essere un potente nemico da qualche parte, anche perché
nel profondo sanno di meritarselo. E quindi la Chiesa (tutte
le Chiese ma specialmente quella più a portata di mano,
e cioè quella cattolica) è ancora necessaria,
anzi indispensabile, come sponda, come aiuto, come alleato.
Figuriamoci quindi se le classi dominanti, e l’attuale
governo italiano che le rappresenta direttamente e senza mediazioni,
si lasciavano scappare l’opportunità di mettere
in onda e in rotativa la più straordinaria ed ininterrotta
kermesse del Lamento e del Pianto, dello Strazio e del Rimpianto
in occasione della morte, non importa se annunciata da mesi,
del papa polacco, il conservator-reazionario, il falsamente
moderno, il fintamente aperto alle “istanze sociali”,
il prete duramente anticomunista, il vescovo contrario al
consumismo soltanto per civetteria, e tanto per dirla (quasi)
tutta, il papa che con il suo reiterato e oscurantista ostracismo
ai mezzi anticoncezionali si è reso responsabile della
più tremenda diffusione dell’Aids in Africa e
nel mondo. Buon riposo papa Wojtyla.
di Enrico Penati
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