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"I fatti non tanto santi" compiuti dal Papa in America Latina

32776. ROMA-ADISTA. Anche al di fuori dell'Europa c'è chi esce dal coro, voltando le spalle al mito e optando per la verità storica. Perché, come scrive la commentatrice del quotidiano "La Prensa" di New York (4/5), Vicky Pelaez, "una cosa è provare tristezza, altra è chiudere gli occhi di fronte a fatti non tanto santi, come l'appoggio ai dittatori di turno in America Latina o il voltare le spalle a uomini come mons. Oscar Romero" (v. notizia successiva). Vicky Pelaez ricorda il papa "mentre parla amenamente con Augusto Pinochet e lo benedice, nell'aprile del 1987, affacciandosi successivamente con il dittatore al balcone del Palazzo della Moneda, dove era morto tragicamente Salvador Allende"; ricorda il messaggio di felicitazione inviato dal papa a Pinochet per le sue nozze d'oro; ricorda le cordiali relazioni con il generale Jorge Videla in Argentina e il rifiuto a ricevere le Madri di Piazza di Maggio. E, ancora, cita l'ex assistente per la Sicurezza nazionale di Reagan, Richard Allen, secondo cui il papa e il presidente Usa diedero vita "all'alleanza segreta più grande di tutti i tempi" per "far cadere il comunismo", e cita il libro di Carl Bernstein e Marco Politi, "Sua Santità Giovanni Paolo II e la storia segreta del nostro tempo", secondo cui il direttore della Cia William J. Casey e l'ambasciatore speciale di Reagan Vernon Walters erano in permanente contatto e coordinamento con il pontefice per rovesciare il socialismo. Sottolinea come, al di là delle sue denunce relative alla globalizzazione economica, al debito estero e all'impoverimento di gran parte della popolazione mondiale, "non abbia mai osato premere sull'unica superpotenza del mondo per alleviare la situazione di milioni di impoveriti" e come si sia opposto in maniera netta alla Teologia della Liberazione che pure lottava, secondo le parole di Gustavo Gutiérrez, per "liberare l'uomo da tutto ciò che lo disumanizza e gli impedisce di vivere secondo la volontà del Padre".


Le critiche dei teologi della Liberazione
Proprio dai teologi della Liberazione, non a caso, giungono valutazioni critiche del pontificato di Giovanni Paolo II. Come, per esempio, quella del brasiliano Leonardo Boff, espressa nell'articolo "Il lascito: il riscatto della religione": il papa, afferma, "è stato un uomo di profonda fede" e di grande carisma, un uomo che ha saputo porre al servizio della causa della religione "la seduzione della sua figura imponente, atletica e irradiante" e la sua esperienza di attore. Il suo lascito "è lui stesso, come figura carismatica venuta a riempire un vuoto sentito nel mondo intero", un mondo orfano di leader carismatici. Il contenuto di tale lascito è "il riscatto della religione", come "forza che galvanizza masse e come potere politico": secondo Boff, "si può discutere l'orientamento che ha dato alla religione, in una linea conservatrice, dottrinariamente fissa e moralmente rigida, ma non si può negare la rilevanza dell'elemento religioso e mistico nella configurazione della nuova umanità". Tuttavia, secondo il teologo brasiliano, un cristiano critico non può non porsi due domande fondamentali: "questo pontificato ci ha chiamato all'essenza della testimonianza di Gesù che ci disse 'siete tutti fratelli e sorelle, non chiamate nessuno padre sulla terra perché uno solo è vostro Padre, quello che sta nei cieli, e non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo'? I veri adoratori si trovano nel grande spettacolo mediatico quando 'adorano il Padre in spirito e verità'? Qui altri sono i criteri di valutazione".
Allo stesso modo, il domenicano Frei Betto sottolinea, in un articolo pubblicato sul "manifesto" il 7 aprile dal titolo "Il papa è il nostro re", come il papa "sia l'unico e l'ultimo monarca assoluto dell'Occidente": "la fede cattolica lo riveste di sacralità. Egli rappresenta Gesù in terra. E il dogma rafforza il suo potere: dal secolo XIX è considerato infallibile quando imprime la sua autorità in questioni di fede e morale". E, ancora, "è chiamato Sommo Pontefice, titolo ereditato da Cesare; al momento di essere eletto è incoronato; a loro volta i cardinali fanno le veci del senato romano". Ma, secondo Frei Betto, "per il papa la grande sfida è come trasparire, nel mondo di oggi, non come un monarca religioso bensì come un discepolo di Gesù, che ha vissuto con i poveri, è entrato a Gerusalemme montando un asino, è morto sulla croce come un prigioniero politico. Questa è la differenza fra il regno di Cesare e quello di Dio".
Molto articolato, ma fondamentalmente critico, anche il giudizio del teologo della Liberazione Marcelo Barros: "senza dubbio, Karol Wojtyla ha innovato il modo di essere papa, inaugurando un ministero itinerante. Il mondo intero ha ammirato la figura spirituale del papa pellegrino che ha percorso tutti i Continenti. In mezzo a un mondo di guerre, ha predicato la pace; in Paesi ricchi, ha insistito sul dialogo tra le nazioni; ha condannato regimi dittatoriali e ha difeso il diritto dei poveri, degli indios, dei neri e la sacralità di ogni essere umano". Grande "personalità mediatica", il papa "è stato capace di gesti coraggiosi e profetici" e "sono stati suoi i tentativi di una riforma spirituale della Chiesa, compito nel quale sembra non aver ottenuto molto successo". Al di là di tutto, però, questo papa "venuto dall'esperienza della Chiesa in un Paese comunista, ha finito per rafforzare nell'organizzazione ecclesiastica un forte assolutismo dottrinario e disciplinare. Ha accentuato all'estremo il dogmatismo della morale sessuale, ha firmato la condanna della Teologia della Liberazione, ha negato alla donna una partecipazione piena nei ministeri ecclesiali".
L'involuzione della Chiesa sotto Giovanni Paolo II è sottolineata da un altro teologo brasiliano della Liberazione, Oscar Beozzo, il quale afferma che la linea del gruppo uscito sconfitto dal Concilio Vaticano II ha acquistato forza sotto il pontificato di Wojtyla, minando "gradualmente le posizioni della maggioranza": un cambiamento che si riflette in maniera fortissima nell'episcopato brasiliano, all'interno del quale i vescovi più indipendenti e più attenti a una "pastorale dal volto locale" sono stati via via sostituiti da successori "più allineati" al Vaticano. Tra i vescovi più profetici, dom Pedro Casaldáliga, vescovo emerito di São Felix do Araguaia, definisce la Curia romana, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, "dura" e "persino ingiusta con i teologi della liberazione, dell'inculturazione e del dialogo interreligioso". Il vescovo ricorda "le relazioni tese tra il Vaticano e la Conferenza episcopale brasiliana, tra la Chiesa della Liberazione dell'America Latina e Roma". E, rispetto al prossimo papa, ammette di non avere molte speranze di un cambiamento significativo: "la mia impressione - dice - è che l'immensa maggioranza dei cardinali sia di linea più o meno conservatrice, di continuità, soprattutto nell'aspetto teologico, canonico, dentro la Chiesa". Anche se, ha aggiunto, "ogni tanto vi sono sorprese".


Adista n° 27 del 16 aprile 2005


L'elenco degli articoli sulla morte del Papa contenuti in questo sito:


Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 19-04-2005

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