Nucleare.
Armi di quarta generazione
In questo saggio «scritto per inquietare»,
Angelo Baracca (1), professore di fisica presso l'Università
di Firenze, sviluppa con metodo scientifico la tesi che
i rischi di guerra nucleare sono oggi molto più concreti
e gravi di quanto lo fossero durante la guerra fredda: la
proliferazione nucleare - chiave di lettura della storia
dei rapporti internazionali durante la guerra fredda - non
è terminata con la fine dell'equilibrio del terrore
in seguito al crollo dell'Urss, ma ha imboccato strade completamente
nuove, molto più subdole e incontrollabili. I pericoli
- documenta l'autore - provengono non solo dalla proliferazione
orizzontale, ossia dall'accesso di nuovi paesi agli armamenti
nucleari, ma soprattutto dalla proliferazione verticale,
ossia dallo sviluppo quantitativo e/o qualitativo di testate
nucleari e vettori da parte dei paesi che, già dotati
di armi nucleari, hanno definitivamente deciso di non rinunciarvi.
È in corso una ricerca febbrile, trainata dagli Stati
uniti, per realizzare armi nucleari di nuovo tipo: tra queste
le mini-nukes che, grazie agli effetti collaterali ridotti,
potrebbero essere utilizzate come armi da campo di battaglia
in conflitti regionali.
Si cancella così la fondamentale distinzione tra
armi nucleari e armi convenzionali, operazione già
iniziata con l'uso di proiettili a uranio impoverito. Ma
la ricerca su armi nucleari di nuovo tipo - avverte Baracca
- è sicuramente più avanzata di quanto ufficialmente
appaia. Sotto la cappa del segreto militare si sta lavorando
ad armi nucleari di quarta generazione. Si utilizzano a
tal fine i settori più avanzati della scienza e tecnologia,
compresi i grandi laboratori di ricerca fondamentale. Vi
sono fondati indizi - sostiene Baracca - che anche il programma
di ricerca sulla fusione nucleare venga finalizzato alla
realizzazione non solo di nuovi reattori nucleari ma, segretamente,
anche di una nuova bomba nucleare a pura fusione ed altre
armi di quarta generazione. In tale situazione il regime
di non proliferazione nucleare, istituito negli anni '70
con il Tnp e integrato dai trattati degli anni '90, appare
assolutamente inadeguato a fronteggiare una proliferazione
che ha ormai raggiunto nuove frontiere.
Di fronte a questa minaccia che incombe sul futuro dell'intera
umanità, afferma Baracca, la società civile
e gli stessi movimenti pacifisti non reagiscono in modo
adeguato. La prima condizione perché ciò avvenga
è un'informazione precisa che abbatta il muro di
silenzio e omertà attorno ai pericolosissimi sviluppi
degli armamenti nucleari. Occorre una grande impennata di
consapevolezza e di volontà da parte dei movimenti
e di tutta la società civile, in particolare della
comunità scientifica. «La corporazione scientifica
- sottolinea l'autore - viene chiamata pesantemente in causa:
essa non può perseverare in questo atteggiamento,
a dir poco di completa incoscienza, ma comunque di complicità,
o di attiva collaborazione con il potere, per i fini di
profitto e di sfruttamento di quest'ultimo». Il messaggio
è forte e chiaro. Ed è diretto non solo agli
ambienti scientifici, ma alle sedi parlamentari e politiche
che sostanzialmente tacciono sull'argomento o fanno sentire
la loro voce solo quando viene chiamato in causa da Washington
il nucleare nordcoreano o iraniano per coprire e giustificare
il fatto che sono gli Stati uniti a guidare la folle corsa
agli armamenti nucleari. Perché gli apprendisti stregoni
della Bomba possano essere fermati prima che ci portino
alla catastrofe, non c'è che una formula, quella
che Angelo Baracca enuncia a conclusione del suo documentato
e approfondito saggio: «La totale eliminazione di
tutti gli armamenti nucleari, o basati comunque su processi
nucleari, presenti e futuri, senza se e senza ma».
note:
(1) Angelo Baracca Il nucleare Jaca Book, 2005, 24 euro
Testo di Manlio Dinucci
da LE
MONDE diplomatique - Settembre 2005