"LA
GUERRA LE GUERRE": UN LIBRO DIMOSTRA CHE IL RE È
NUDO
32438. BOLOGNA-ADISTA. I riflettori dei grandi
mezzi di informazione sono puntati stabilmente sulla guerra
irachena, a volte si soffermano sul conflitto israelo-palestinese,
raramente si spostano sull'Africa, sull'Asia e sull'America
Latina, dove si stanno combattendo 50 guerre di varia intensità.
Di questi conflitti dimenticati parlano invece Benedetto Bellesi
e Paolo Moiola, curatori di La guerra le guerre. Viaggio in
un mondo di conflitti e di menzogne, appena pubblicato dalla
Emi (pp. 383, euro 15,00).
"Il nostro scopo è, prima di tutto, quello di
informare sui conflitti esistenti nel mondo, sulle cause che
li scatenano e le conseguenze che ne derivano", scrivono
i curatori nell'introduzione. "La conoscenza, poi, mira
all'educazione alla pace e alla presa di coscienza delle proprie
responsabilità".
Il libro, infatti, si divide in tre parti: le prime due di
carattere prevalentemente informativo, la terza di taglio
'educativo'. Nella prima sezione, La guerra come scelta, si
affrontano gli aspetti principali delle guerre moderne: il
nesso guerra-globalizzazione, il commercio delle armi, la
'privatizzazione' delle guerre, le "guerre cancerogene",
cioè gli effetti sulla salute dell'uomo provocati dall'utilizzo
di armi all'uranio impoverito. La seconda parte, quella che
occupa buona parte del volume, è un viaggio attraverso
le guerre e i dopoguerra che insanguinano il mondo contemporaneo:
la storia e l'attualità di oltre 40 conflitti in Africa,
Europa, Asia e America Latina raccontati sinteticamente, con
uno stile 'didattico' e con delle brevi schede di approfondimento.
L'ultima parte, La pace come dovere (con i contributi, fra
gli altri, di Giancarlo Caselli, Angelo D'Orsi ed Enzo Bianchi),
propone invece "idee e comportamenti per promuovere un'autentica
pace globale".
Il punto di partenza del libro, che è anche un'utile
opera di controinformazione, è la constatazione che
i 15 anni successivi alla caduta del Muro di Berlino - preludio,
secondo molti, di una nuova epoca di pace - sono stati invece
anni di guerra. "Le guerre sono all'ordine del giorno.
Che strano paradosso! Quando il mondo era diviso in due, da
una parte il comunismo, dall'altra l'Occidente, le guerre
c'erano, ma erano di meno", scrive Giulietto Chiesa nel
suo intervento.
"Adesso che il mondo - seguita - è diventato unipolare,
cioè americano, le guerre si vanno moltiplicando. L'esigenza
di mantenere un equilibrio è finita. L'Imperatore non
ha nessun interesse a delimitare le guerre tra vassalli: che
facciano pure, che si massacrino, tanto non contano e non
sposteranno gli equilibri del pianeta. Di queste guerre noi
non sappiamo niente, o ne sappiamo solo quando la carneficina
raggiunge proporzioni tali da costringere i giornali e le
televisioni a occuparsene". "Sappiamo invece 'tutto'
di un numero limitato di guerre. Abbiamo saputo 'tutto' della
guerra 'umanitaria' contro la Jugoslavia; 'tutto' della guerra
contro il terrorismo islamico in Afghanistan; 'tutto' della
guerra contro il sanguinario dittatore Saddam Hussein".
"Perché? Perché sono le guerre che interessano
l'Imperatore. Di esse dobbiamo sapere, perché sono
i moniti, degli esempi, che il mondo deve conoscere, imparare
a memoria. Di esse dobbiamo sapere perché sono le punizioni
esemplari che l'Imperatore infligge ai sudditi infedeli, o
a coloro che, ancora peggio, non vogliono diventare suoi sudditi".
"L'agenda del mondo viene regolata non in base al numero
dei morti, non in base alle cause dei problemi reali, non
in base ai criteri di giustizia, bensì in base all'interesse
dei più forti. E poiché sono i più forti
a disporre dei mass media, ecco che questi ultimi rappresentano
i desideri dei più forti, le interpretazioni dei più
forti". "Sono loro che scelgono le notizie del giorno
che noi dobbiamo sapere e, soprattutto, quelle che non dobbiamo
sapere".
Tratto da Adista
n° 55 del 24 luglio 2004 |