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Dalla nascita del linguaggio alla Babele delle lingue

Se si chiede quale sia la differenza principale tra l’uomo e gli altri animali, una delle risposte più ricorrenti è: il linguaggio. Ma a che cosa si deve l’origine di questa straordinaria capacità, quale il bisogno che la determinò? Secondo Robin Dunbar, la risposta a questi interrogativi si può trovare confrontando l’uomo primitivo con i suoi parenti più stretti, i primati, confronto che evidenzia come gli esseri umani siano caratterizzati da un maggior volume encefalico, dalla dimensione più ampia dei gruppi sociali e, appunto, dallo sviluppo di un linguaggio sempre più complesso.

E’ infatti vero che, per entrambi, la dimensione dei gruppi è determinata dall’estensione della neocorteccia; tuttavia, mentre i primati dedicano una considerevole quantità di tempo alla reciproca pulizia (attività di primaria importanza per assicurare la coesione del gruppo), l’estensione della rete sociale umana (valutabile attorno ai 150 individui) renderebbe troppo dispendiosa tale attività. Il linguaggio, dunque, sarebbe nato per colmare questa lacuna, permettendoci di avere più tempo per le interazioni sociali e dimostrandosi efficace perché consente di dedicarci a esse nei modi più diversi. Grazie al linguaggio, infatti, comunichiamo contemporaneamente con più individui, “pubblicizziamo” le nostre qualità in modo impossibile alle scimmie e infine – ma non è certo la cosa meno importante – produciamo anche a distanza gli stessi effetti derivanti per le scimmie dalla reciproca pulizia. Il risultato di tale “convenienza” è, ai nostri occhi “moderni”, evidente: mediante la parola, nel tempo, abbiamo potuto scambiarci informazioni socialmente rilevanti, creare rituali, trasmettere la cultura, favorire l’avvento dell’agricoltura e delle città, produrre e perfezionare la tecnologia.

Ma non è tutto: “Se le femmine hanno formato il nucleo dei primissimi gruppi umani, e il linguaggio si è evoluto proprio per cementarli, ne consegue che i primi esseri umani a parlare devono essere state le femmine”, dice Dunbar. E le femmine hanno avuto presumibilmente anche un effetto diretto sull’evoluzione dell’intelligenza umana. Il linguaggio può infatti essere stato usato dai maschi per mettere in mostra le proprie doti e farsi scegliere come partner. Se l’abilità del maschio in quest’attività ha qualche relazione con l’intelligenza e col linguaggio, la scelta, da parte delle femmine, attraverso la selezione sessuale, ha influito in modo determinante sull’evoluzione dell’intelligenza, del cervello e del linguaggio stesso di noi tutti, fino ai nostri giorni, e continuerà a farlo quanto più i criteri selettivi della nostra evoluzione si andranno perfezionando nel tempo.

Tratto dal libro
Dalla nascita del linguaggio alla Babele delle lingue

di Robin Dunbar, ed. Longanesi & C., 1998,
collezione La lente di Galileo vol.11.

Robin Dunbar è professore di psicologia all’Università di Liverpool. Ha studiato filosofia e psicologia a Oxford ed è stato professore di antropologia biologica al Dipartimento di Antropologia dell’University College di Londra. Ha studiato soprattutto l’evoluzione della mante e dei sistemi sociali dei primati e dell’uomo. Nella sua produzione divulgativa si ricordano Primate Social System (1988) e Non sparate sulla scienza (1996), apparso sempre in edizione Longanesi & C. nella collana La lente di Galileo.


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