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A TESTA IN GIU’
La scuola del mondo alla rovescia di Eduardo Galeano

Nei paesi più poveri della Terra i bambini, per imparare a vivere, devono frequentare  la “scuola del mondo alla rovescia”, dove apprendono che la povertà è il giusto castigo per l’inefficienza; che la disuguaglianza è una legge naturale che ha come corollari il razzismo e il maschilismo; che la realtà è quella che si vede in televisione; che il crimine è nero o giallo o di altri colori, ma mai – o quasi – bianco, e così via. Il piano di studi prevede corsi obbligatori di impotenza, amnesia e rassegnazione, grazie ai quali gli oppressi del pianeta imparano a subire la realtà invece di cambiarla, a dimenticare il passato per permettere ai dittatori di ogni tempo di restare impuniti, ad accettare passivamente il futuro, perché tentare di immaginarselo è un vizio che viene regolarmente punito… Galeano completa, in questo volume, la storia raccontata in Le vene aperte dell’America Latina con una rappresentazione provocatoria e paradossale del capitalismo e delle sue basi etiche, economiche e sociali. Raccogliendo e rielaborando una ricchissima messe di dati e informazioni sulla situazione del Terzo Mondo, di fonti inedite, di casi tratti dalla cronaca più recente, l’autore va oltre il libro di denuncia: con una prosa corrosiva e raffinata in cui il sarcasmo cela l’indignazione, costruisce un attacco decisivo al neoliberismo, “l’espressione più efficiente del crimine organizzato”, mettendone a nudo le contraddizioni, i costi umani, gli effetti disastrosi per l’economia mondiale e il futuro della Terra.

E ammonisce i potenti: attenti, nei cunicoli e nei sottoscala di quelle stesse “scuole”, allievi clandestini si impegnano nella rifondazione della democrazia e nel recupero della tolleranza, della solidarietà e della comunione con la natura. Sottovalutare questi piccoli combattenti sarebbe un errore perché, come dice un adagio sudamericano, “ognuno è così piccolo come la paura che prova e così grande come il nemico che si sceglie”.

Eduardo Galeano è nato nel 1940 a Montevideo (Uruguay), dove ha iniziato la carriera giornalistica, diventando in breve tempo il direttore del quotidiano Epoca. Nel 1973, in seguito al golpe militare, è stato imprigionato e poi espulso dal suo paese. Ha vissuto in esilio, in Argentina e in Spagna, fino al 1985, anno in cui la caduta della dittatura gli ha permesso di ritornare in patria. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo la trilogia Memoria del fuoco – per cui è stato insignito, nel 1989, dell’American Book Award -, Il libro degli abbracci e Parole in cammino. Per Sperling & Kupfer ha già pubblicato Le vene aperte dell’America Latina, Splendori e miserie del gioco del calcio, Giorni e notti d’amore e di guerra. Il primo, apparso nel 1971, ha avuto sessantotto edizioni in lingua spagnola, nonostante ne sia stata a lungo proibita la vendita in diversi paesi del continente sudamericano.


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