“Sparare sulla scienza”, sostiene l’autore, è diventato una specie di
sport alla moda da qualche decennio, soprattutto a partire
dalla nascita dell’ecologia e dagli studi sullo sviluppo sostenibile.
Il risultato di questa pratica è sotto gli occhi di tutti
noi: movimenti new age che forzano il pensiero scientifico
verso il misticismo e la religiosità, interesse sporadico
(e spesso venato di sensazionalismo) per le scoperte riguardanti
l’universo visibile e invisibile, accettazione irrazionale
di teorie, di più o meno celestiali “profezie” e di pratiche
grossolane o addirittura profondamente errate. Ma imputare
alla scienza tutti gli abusi che sono stati o vengono compiuti
in suo nome (e in realtà spesso imputabili allo stravolgimento
del rapporto tra conoscenza e potere) oppure respingerla come
teatro di elucubrazioni incomprensibili all’uomo comune sono
errori che non possiamo permetterci di compiere: un futuro
in cui l’ignoranza scientifica risultasse vincitrice, sarebbe
un futuro caotico e incontrollabile, in cui il mondo industrializzato
crollerebbe miseramente e le conquiste raggiunte dalle civiltà
di ogni latitudine nel corso dei millenni si dissolverebbero
nel volgere di pochi anni. Con l’autorevolezza dello scienziato
e con il piglio trascinante del narratore, Robin Dunbar ripercorre
dunque la storia della scienza come imprescindibile metodo
di conoscenza della realtà che combina osservazione empirica
con inferenza logica, spiega come essa consenta agli individui
(ma anche ad animali quali scimmie, ratti e piccioni) di apprendere
la “regolarità del mondo” e quindi di prevederne l’evoluzione,
e ci coinvolge in una sfida tanto ardua quanto esaltante:
costruire per le prossime generazioni una cultura in cui,
come nel rinascimento, scienza e arte convivano armoniosamente.
Robin Dunbar è professore di psicologia all’Università di Liverpool. Come
divulgatore scientifico è autore di libri, nonché collaboratore
di programmi radiofonici e televisivi e del periodico New
Scientist.