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Alcatraz 186 giorni all’esecuzione
C’è uno Stato qui in America che è difficile
da pronunciare per noi italiani: Massachusetts. L’ha conquistato
nel 1637 un certo John Winthrop. Un figlio di puttana. Da soli
i figli di puttana non sarebbero pericolosi, lo sono quando
pensano di agire in nome di Dio. John era convinto che Dio avesse
deciso che il mondo era diviso in due: Ricchi e Sottomessi.
Gli indios lo videro arrivare, videro un’isola che si muoveva,
l’albero della nave era un vero albero e le vele nuvole bianche.
Quando l’isola si congiunse alla terra ferma, gli indios si
accostarono sulle canoe per raccogliere fragole. Trovarono il
vaiolo. La malattia li sterminò e aprì la strada ai “messaggeri
di Dio”. Il vaiolo, disse John Winthrop, è stato inviato
da Dio per obbligare i coloni inglesi ad occupare le terre svuotate
dalla peste. Questo fine millennio pullula di falsi redentori.
L’Apocalisse l’aveva previsto. “Verranno falsi Cristi
e falsi profeti…” Il sottoscritto Jack Folla non è né un messia
né un profeta. E questa non è la fine del mondo. Sono piccoli
i mondi che muoiono, piccoli come quello degli indios azzerato
da John Winthrop.
Attento alle barche che sembrano isole. Sono marce
Ti affonderanno.
Tratto da “Jack Folla-Alcatraz” di Diego Cugia ed. I Miti n.16
Arnoldo Monadori Editore
Dal braccio della morte di Alcatraz, il più famoso carcere di massima
sicurezza americano, Jack Folla, italiano, detenuto numero 3957
in attesa di salire sulla sedia elettrica, duecentosessanta
giorni prima della sua esecuzione comincia a trasmettere via
radio parole e musica, apparentemente come un qualsiasi dj.
Jack ha il destino segnato e tuttavia gode di un grande privilegio
perché da quel microfono gli è concesso di dire tutto quello
che pensa. Usa parole crude e brutali, Jack: ha poco tempo e
niente da perdere.
Un uomo solo che guarda il muro
è un uomo solo
Ma due uomini che guardano il muro
è il principio di un’evasione.
(Jack Folla) |