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PABLO NERUDA “Confesso che ho vissuto. Memorie”

Le memorie di Neruda, cui il poeta stava lavorando prima di morire, ci fanno penetrare in quelli che, come dice l’autore, sono “i giacimenti della sua poesia”, la materia prima da cui l’artista ha tratto e modellato le sue creazioni più alte. Rivivono quindi in questo libro tutti i temi e i momenti della poesia nerudiana: l’infanzia, il bosco, la pioggia, i treni, il padre, la madre e, più avanti, la solitudine, l’amore, la fraternità, l’aprirsi all’esperienza sociale e rivoluzionaria; rivivono gli incontri con i piccoli e grandi protagonisti del secolo: Lorca, Alberti, Nahru, Ehrenburg, Quasimodo, Amado, Eluard. Confesso che ho vissuto sono squarci di vita, immagini che il poeta dipinge con toni ora caldi e violenti, ora teneri e delicati, talvolta con atteggiamenti di appassionata partecipazione alle vicende della politica, sovente con un tocco di irresistibile umorismo. Sono frammenti di poesia, come cristalli luminosi nei ricordi vividi della giovinezza, nei momenti magici della lirica, dell’amore; come cristalli spezzati nelle vibranti, sconsolate, amarissime ultime pagine scritte dopo la morte di Allende, a cui Neruda sopravvisse solo dodici giorni.

E tuttavia, oltre all’amarezza e lo sdegno, resta l’irrinunciabile fiducia nella vita, negli incancellabili attimi di gioia e di bellezza; resta il messaggio, insieme umano e politico del poeta: ”In questo momento critico, in questo batter di palpebre dell’agonia, sappiamo che entrerà la luce definitiva attraverso gli occhi socchiusi. Ci capiremo tutti. Andremo avanti insieme. E questa speranza è irrevocabile”.

Le note, in fondo al volume, costituiscono un utile strumento alla comprensione del testo e un invito alla lettura e alla conoscenza dell’opera di Neruda, mettendo in evidenza lo stretto rapporto che esiste fra la vita e l’opera letteraria di questo poeta.

Pablo Neruda nacque a Parral, in Cile, il 12 luglio 1904. Trascorse l’infanzia a Temuco, l’adolescenza e la giovinezza a Santiago. Fu console in Birmania, a Ceylon, in Batavia, a Singapore, a Barcellona e a Madrid dove, nell’ottobre ’35, fondò e diresse la rivista “Caballo Verde para la Poesìa”. Nel ’41 rappresentò in Messico il proprio paese, tornò quindi in Cile dove fu eletto senatore nel ’45. Costretto alla vita clandestina e all’esilio, visitò parecchi paesi europei, l’Unione Sovietica e la Cina.

Nel ’70, designato candidato alla presidenza della Repubblica dal Partito Comunista, vi rinunciò in favore di Salvador Allende.

Fu nominato ambasciatore del Cile a Parigi e, nel ’71, ottenne il Premio Nobel per la letteratura. Morì a Santiago il 23 settembre 1973, pochi giorni dopo il colpo di stato e la morte di Allende.


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