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Il paleolinguaggio

Sappiamo oggi che la costruzione di un vasto repertorio di vocaboli e di una sintassi elementare non è più fuori dalla portata del cervello di uno scimpanzè di quanto non lo sia l'esercizio di una logica capace di riunire agenti/azioni/attributi, e di calcolate l'identità, la differenza, l'esclusione (Gardner, 1969, e di prossima pubblicazione; Premack, 1970, e di prossima pubblicazione). Ciò che manca allo scimpanzè, è una complessità sociale che ha bisogno di un linguaggio più ricco di quello di mimiche e richiami, ed è l'attitudine della glottide a utilizzare una vasta gamma di suoni.
La comunicazione fonetica è pochissimo sviluppata tra i primati, dove essa costituisce un call system limitato all'interno di una semiotica gestuale e posizionale. L'uomo, dal punto di vista vocale, è più vicino agli uccelli, e, perché vi fosse la possibilità del linguaggio, gli occorrevano:
1) Delle mutazioni genetiche, le quali, forse separatamente, forse simultaneamente, ristrutturassero la scatola cranica, le dessero attitudini acustiche, e sviluppando il cervello, vi disponessero un centro organizzativo adatto al linguaggio (homo erectus?).
2) Una crescente complessità dell'organizzazione sociale che sentisse un bisogno sempre maggiore di comunicazioni.
3) Un'interrelazione e un'interazione tra questi due ordini di fenomeni.
Si può supporre che, per i primi ominidi, fosse necessario e sufficiente un call system, cioè un repertorio di suoni modulati che permettessero la comunicazione a distanza nell'erba alta, e una comunicazione elementare tra i membri della società per indicare le azioni, gli agenti, le qualità e gli oggetti necessari alla loro pratica.
Ma è con il dischiudersi della paleosocietà, cioè tra 800.000 e 500.000 anni prima della nostra era, che diventa necessario un linguaggio più ricco e più aperto.
"La caccia collettiva, la spartizione del cibo, il trasporto di una varietà crescente di cose, tutto ciò preme verso una organizzazione sociale più complessa, che è resa possibile solo da una comunicazione più elastica" di quella permessa da un call system ,(Hockett e Asher, 1964). ,Cosa che era già stata suggerita con forza da Etkin (1954).
Lo sviluppo della caccia, in effetti, necessita della designazione di oggetti molto diversi, luoghi, piante, animali, la segnalazione di numerose circostanze e azioni, la distinzione di molteplici qualità. La strategia cinegetica comporta la costruzione di sequenze logiche di azioni articolate e modificabili ciascuna secondo le trasformazioni della precedente, fatto che fornisce al linguaggio la catena intellettuale che permette il sintagma. Inoltre, è l'insieme delle comunicazioni all'interno di una società divenuta più complessa che postula lo sviluppo di un linguaggio: le regole organizzative che elabora la classe dominante, la necessità di comunicare tra le due quasi-società e fra i tre universi, uomini/donne, donne/bambini, giovani/ adulti; si può anche pensare che il rapporto materno prolungato con il bambino come i rapporti sia ludici sia di apprendistato dei giovani costituiscano altri due focolai di linguaggio, i quali si arricchiscono reciprocamente.
Infine, non bisogna dimenticare lo sviluppo di relazioni interpersonali di interesse verso gli altri e di amicizia: (4) non si tratta solo di una società più complessa che ha bisogno di collegamenti interni, ma anche di individui più complessi che hanno bisogno di comunicare tra loro, e che creano e sviluppano il bisogno di parlare per parlare, cioè semplicemente di comunicare, mentre il medium diviene, alla maniera ormai di McLuhan, il messaggio, e anche il massaggio (nel senso in cui le parole carezzevoli si sostituiscono al grooming). Così, il linguaggio viene postulato dal moltiplicarsi dei rapporti interni e esterni, collettivi e individuali. Come immaginare dunque, da allora in avanti, la nascita di un linguaggio fonetico più ricco del call system? E quale linguaggio?
Hockett e Asher hanno astutamente immaginato un processo in due tappe, una volta che il call system, saturato, non è stato più in grado di inventare dei nuovi suoni che si possano distinguere tra loro. Improvvisamente, la spinta di complessità effettua il passaggio da questo sistema chiuso a un sistema aperto che permette una combinatoria di appelli con molteplici proprietà acustiche. Così, se si suppone che gli appelli del sistema chiuso, come quelli degli uccelli (che sono stati forse imitati all'origine da giovani "incantati"), (5) abbiano molteplici proprietà acustiche, si può prendere in considerazione a esempio il seguente processo: siano dati un appello ABCD che significa cibo e uno EFGH che significa pericolo, ABGH può allora significare cibo e pericolo, CD non-pericolo, EF non-cibo. Il sistema aperto permette dunque di moltiplicare i "premorfemi" e di associarli per descrivere situazioni diverse.
Ma le possibilità combinatorie di questo sistema aperto erano anch'esse limitate, e, quando si arrivò a una nuova saturazione acustica, divenne necessario compiere un nuovo salto evolutivo, cioè costruire un metasistema dove i premorfemi cessassero di essere delle gestalt per diventare delle unità di suono o fonemi, che si combinassero per formare le parole e che si ordinassero secondo il principio gerarchico e logico della doppia articolazione.
Questo sistema a doppia articolazione è così singolare che si è potuto dire che è il linguaggio, e non l'uomo, a essere unico. In realtà però, pur essendo così differente per natura, funzioni e caratteristiche specifiche, anche il codice genetico è un sistema a doppia articolazione, cioè una gerarchia dove un sottosistema costituisce un repertorio di caratteri distintivi privi in se stessi di specificazione con l'aiuto dei quali si può combinare un numero infinito di enunciati. Ciò non significa che il cervello umano, attraverso qualche alchimia, abbia trasferito a livello del linguaggio il sistema fondamentale dell'organizzazione cellulare e organica dell'essere vivente (non si potrebbe mantenendo lo stesso schema formale affermare il contrario ).
Ciò significa invece che il linguaggio umano, in quanto sistema, può ricondursi a un tipo di organizzazione fondamentale dal momento che si presenta la necessità congiunta di una struttura gerarchica a più livelli (cioè ricca di complessità) e di una organizzazione discorsiva. Il linguaggio a doppia articolazione non possiederebbe dunque nulla di miracoloso, se non il miracolo che caratterizza la composizione di ogni metasistema. Con ciò, esso rimane nondimeno straordinario. Infatti, esso costituisce il primo sistema discorsivo a alta complessità che sia emerso al dì là della semplice organizzazione biotica, e esso apre la strada a una prodigiosa complessità antropologica, cerebrale, individuale e sociale che è ben lungi dall'essere esaurita e saturata...
L'australopiteco disponeva del call system chiuso? Man 1470 disponeva del sistema aperto? È l'homo erectus che ha inventato il sistema a doppia articolazione oppure bisogna attendere uno dei suoi successori? D'Aquili (d'Aquili, in Katz, di prossima pubblicazione) sostiene che l'homo erectus era dotato di parola: le impronte interne del suo cranio mostrano chiaramente uno sviluppo della seconda circonvoluzione temporale, della circonvoluzione frontale inferiore e del lobo parietale inferiore. Inoltre, dato che le società più arcaiche che si conoscano dispongono tutte di un linguaggio la cui complessità di struttura è uguale alla nostra, è ormai lecito pensare non solo che 500.000 anni prima di sapiens fosse emerso un paleolinguaggio atto a assicurare le comunicazioni interne in una società già molto complessa e a accumulare la sua cultura, ma anche che lo sviluppo della complessità socioculturale e del cervello, dopo homo erectus, postulino congiuntamente l'apparizione del sistema a doppia articolazione prima di homo sapiens. Ciò non significa che, dal punto di vista della grammatica, tutto sia perfezionato, e inoltre, mancherebbero alla parola la logica dell'immaginario e quella delle idee astratte, cioè la possibilità di formulare miti e teorie. Ma allora ciò significa che è più sensato pensare che sia il linguaggio a avere creato l'uomo, e non l'uomo il linguaggio, a condizione di aggiungere che l'ominide ha creato il linguaggio.
Da allora in avanti, il linguaggio non è più soltanto lo strumento della comunicazione e più in generale dell'organizzazione complessa della società. Esso diviene anche il patrimonio culturale portatore dell'insieme della scienza e della tecnica della società. Di conseguenza si conclude la formazione di un nucleo culturale integrato nel sistema sociale.

(4) A questo proposito l'esperimento di Washoe è suggestivo. L'apprendistato di Washoe presupponeva un'alta complessità sociale data, come un sistema di segni prestabilito. Ma presupponeva anche un rapporto d'amicizia con i suoi interlocutori, e un interesse di Washoe per il suo ambiente, cioè avere delle cose da dire a qualcuno.

(5) Sarebbe bello aprire il problema dell'antropologia del canto, che scaturisce senza dubbio dall'inizio dell'articolazione vocale, e che, praticato in tutta la società, si potrebbe considerare come un ritorno permanente alle origini del linguaggio...

Tratto da “Il paradigma perduto” di Edgar Morin edito da Feltrinelli

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Pagina inserita nel sito www.polesine.com il 14-Ago-2006

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