Lo sviluppo
della giovanilizzazione caratterizza sempre più il
corso dell'ominidizzazione. Aumenta la durata biologica dell'infanzia
e dell'adolescenza. Si potrebbe pensare che questo processo
favorisse non soltanto l'autonomia del gruppo adolescente,
come tra le scimmie superiori, ma anche l'apparizione di una
classe giovanile. Il nuovo contesto sociale però è
ben lontano dall'essere favorevole alla costituzione di una
tale classe. Da una parte, il cordone ombelicale affettivo
mantiene l'infanzia, sempre più prolungata, dentro
l'orbita materna. D'altra parte, e soprattutto tra i ragazzi
giovani, il periodo di apprendistato delle armi, della tecnica,
dell'organizzazione sociale, deve avvenire sotto la guida
degli adulti. L'apprendistato, che già li accultura,
li mette alle dipendenze della classe dominante.
Inoltre, dei legami personali si creano durante la caccia
tra giovani e adulti, e forse particolarmente tra i figli
e lo sposo della stessa donna, fatto che abbozzerebbe dal
punto di vista psicologico la paternità, prima ancora
che essa fosse riconosciuta sociologicamente e genitalmente.
Certamente le bande, le cricche e le affinità dei giovani
esistono, però la classe dei giovani resta incompiuta;
ancora molto legati all'universo materno all'inizio dell'adolescenza,
troppo legati ormai alla classe degli adulti nel corso o alla
fine dell'adolescenza. Gli uomini giovani, alle dipendenze
degli anziani; non possono scegliere che tra l'esclusione
e la sottomissione: una marginalità istituzionale non
è permessa. Così, operando una cesura nel processo
naturale dell'adolescenza, respingendo verso l'infanzia i
più giovani, e sottoponendo alla sua tutela gli altri,
separando da allora in poi ragazzi e ragazze, controllando
gli adolescenti attraverso un'iniziazione tecnologica, cinegetica,
sociologica, (2) la classe maschile adulta estende la sua
dominazione complessiva e il suo potere organizzativo all'insieme
della società, dove le altre categorie biosociali non
possono autorganizzarsi in classi. :È una società
classista, dove non esiste che una sola classe biosociale,
che regna su degli strati biosociali.
La classe adolescente viene distrutta prima di nascere; ma
le virtù giovanili sono operanti e in ascesa nella
società; i giovani ominidi, più a lungo dei
giovani antropoidi, giocano, esplorano, sono attirati dal
nuovo. Assimilando le nozioni e le tecniche adulte, essi possono
modificare, perfezionare, innovare. Sono probabilmente loro
che, giocando con delle selci e della crusca, hanno acceso
il fuoco e inventato la parola.
Di colpo, la semi-socializzazione dei giovani e i loro rapporti
con gli adulti permettono alla società di beneficiare
direttamente delle innovazioni e delle scoperte. Inoltre,
alcune caratteristiche dell'adolescenza come l'amicizia, il
gusto del gioco, il gusto del nuovo, cioè l'attitudine
inventiva, si conservano sempre più nell'età
adulta, e la giovanilizzazione diventa un fenomeno antropologico.
I giovani sono “integrati", "recuperati",
ma le loro virtù, che erano marginali tra gli antropoidi,
fecondano la società.
(2) E più tardi, probabilmente con sapiens,
magico-religiosa (il "rito di iniziazione" che avviene
tra i 10 e i 14 anni sotto il controllo totale degli adulti
e che, introducendo abbastanza presto il giovane nell'universo
degli uomini, consolida la dominazione complessiva della classe
maschile).
Tratto da “Il paradigma perduto” di
Edgar Morin edito da Feltrinelli
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