Parallelamente, la casta
dominante dei maschi si trasforma in classe dominante degli
uomini. Tra le scimmie sociali, l'intolleranza tra maschi
non poteva essere superata che all'interno e per mezzo della
gerarchia di rango e attraverso una cooperazione strettamente
limitata alla difesa del gruppo. L'ominidizzazione opera un
progresso radicale respingendo l'intolleranza maschile attraverso
la solidarietà maschile e proiettando sull'organizzazione
della vita sociale stessa una cooperazione sviluppata attraverso
la caccia.
La cooperazione cinegetica implica sempre più un'organizzazione
collettiva per la scelta del terreno, la preparazione dell'attacco,
la sincronizzazione dei movimenti strategici, lo svolgimento
di un programma di operazioni nello stesso tempo preparato
e improvvisato, e infine la spartizione della selvaggina.
Quest'ultima operazione, specialmente in caso di bottino magro
o di grossa taglia, poneva dei problemi chiave che non potevano
essere risolti che stabilendo regole di distribuzione. È
credibile che là abbia trionfato la solidarietà
tra uomini e là sia nato un modello collettivista dove
la selvaggina, bene comune, viene distribuita a ciascuno in
modo più o meno ugualitario, senza dubbio con una ricompensa
a favore del capo o di chi ha abbattuto l'animale.
Da allora in avanti, i legami dell'azione collettiva e quelli
delle regole di spartizione si mescolano ai legami d'amicizia
in una rete fittissima di solidarietà "tra uomini"
(Tiger, 1971). Due sono le correnti che confluiscono per costituire
la nuova "fraternità virile": da una parte,
i lunghi rapporti tra uomo e uomo nei pericoli, le prove,
i trionfi vissuti insieme, dall'altra i progressi della giovanilizzazione
(cfr. p. 83 e sgg.) che prolunga al di là dell'adolescenza
le amicizie giovanili già presenti tra i giovani scimpanzè.
A ciò si possono aggiungere, causa e effetto in una
volta, le omosessualità latenti o praticate che l'amicizia
nutre. Cosi solidarietà, cooperazione, amicizia e affetto
tra uomini respingono le caratteristiche, ancora dominanti
tra i primati, dell'intolleranza e dell'isolamento. la puntigliosa
gerarchia di rango, che riassorbiva utilizzandola l'intolleranza
tra maschi presso gli antropoidi superiori, cede il posto
a una classe di "uguali". Certamente vi sono delle
disuguaglianze tra gli uguali, de facto le une, e ormai quasi
de jure le altre (il capo, gli anziani); certamente le intolleranze
sopravvivono sotto forma di antipatie, discordie e dispute
tra individui; certamente alcuni antagonismi comportano delle
contestazioni, e le contestazioni comportano degli antagonismi.
Ma l'autorità maschile collettiva è pronta a
calmare e a colmare queste perturbazioni, che restano soltanto
dei focolai di eruzione sparsi sul terreno sociologico e la
solidarietà di classe. (1)
Poiché è proprio una classe di uomini solidali
che si forma attraverso l'avventura cinegetica dell'ominidizzazione,
mentre le femmine rimangono uno "strato" sociale
dove l'aiuto reciproco è sempre subordinato all'attaccamento
particolare e essenziale ai piccoli e eventualmente al maschio,
Da allora in poi, è una straordinaria differenziazione
sociologica che si approfondisce e diventa differenza culturale
tra la classe degli uomini e il gruppo delle donne. Il maschile
e il femminile sviluppano ciascuno la propria forma di socievolezza,
di cultura, di psicologia, e la differenza psicoculturale
va a aggravare e a rendere più complessa la differenza
fisioendocrina. All'uomo cacciatore, nomade, esploratore si
oppone la donna tenera, sedentaria, abitudinaria, pacifica.
Due figure appaiono nel paesaggio ominide: quella dell'uomo
dritto con l'arma levata che affronta l'animale, e quella
della donna curva sul bambino o che raccoglie vegetali.
Di colpo, si stabilisce un nuovo dominio di classe, sconosciuto
tra le scimmie. Disponendo del monopolio delle armi e della
tecnica della pietra, disponendo della conoscenza e della
capacità realizzativa per destreggiarsi nella savana
esterna ostile, disponendo del principio dell'organizzazione
collettiva, disponendo insomma della potenza e della conoscenza,
la classe degli uomini si appropria del governo e del controllo
della società e impone alle donne e ai giovani un dominio
politico che dura ancora. Nelle società dei primati,
i giovani e i subordinati erano identificati con le femmine
e potevano arrivare fino a presentare il loro posteriore in
segno di sottomissione. Nella società ominide, le donne
diventano delle minorenni sociali, politiche, economiche e
culturali.
Si tratta senza dubbio del primo modello di dominazione di
una classe su un'altra (Lévi-'Strauss, 1967; Moscovici,
1972) e più profondamente ancora del primo modello
di dominazione di una classe sull'insieme della società,
cioè la precostituzione di un potere politico che nelle
società storiche diverrà Stato. Ma si tratta
altresì del modello del rapporto uomo-donna, che si
è fondamentalmente riprodotto a partire da questa epoca,
radicandosi nell'infrastruttura delle società storiche
fino ai nostri giorni.
Così si può già osservare una prima trasformazione
fondamentale tra la società dei primati e la paleo-società.
Quest'ultima risulta più collettivizzata, meno gerarchizzata,
ma più dominata nella sua organizzazione maschile,
molto più complessa nella differenziazione maschio-femmina.
La società ominide conserva, modificandolo, il principio
di dominazione gerarchica della società dei primati.
Ma ciò che di nuovo essa apporta, è un principio
organizzativo cooperativo socialista.
Engels aveva ragione di sottolinearne il carattere radicale,
sottovalutando soltanto il carattere più radicato ancora
dell'altro principio. Ormai, i due principi fondamentali sono
stati posti, le loro combinazioni e i loro conflitti caratterizzeranno
l'intera storia umana.
(1) Arriverà molto più tardi la
statuizione di norme riguardanti la distribuzione sessuale,
cioè concernenti le femmine e le giovani, e che permetterà
di controllare socialmente la fonte prima e profonda delle
tensioni tra maschi. Come si vedrà, la formulazione
delle regole del matrimonio e dell'esogamia ci sembra costituisca
un contributo proprio dell'homo sapiens. Non sono dunque le
regole della parentela, ma le regole della distribuzione economica
(di cui le regole della parentela sarebbero uno sviluppo e
una generalizzazione) che costituiscono la prima legge socio-antropologica.
Tratto da “Il paradigma perduto” di
Edgar Morin edito da Feltrinelli
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