Si sapeva da lungo
tempo che, dal punto di vista cronologico, la caccia aveva
contrassegnato la maggior parte del destino dell'umanità.
Ma si ignorava che essa avesse contrassegnato non soltanto
cronologicamente, ma anche logicamente il destino dell'ominidizzazione.
Man the Hunter: Il titolo di quest'opera fondamentale (Lee
and De Vore; 1968) deve intendersi anche nel senso della formula
di Serge Moscovici, che ci chiede di vedere "il divenire
uomo del cacciatore, e non il divenire cacciatore dell'uomo"
(Moscovici, 1972, p. 102). La qualità propria di homo
sapiens sarà di potersi emancipare dalla caccia che
lo ha emancipato. Ma dovrà attendere. La caccia inizia
qualche milione di anni or sono, fa progressi molto lenti,
poi il suo sviluppo si accentua, si accelera negli ultimi
500.000 anni; essa prosegue insieme a homo sapiens, tocca
il suo apogeo nel maddaleniano; essa decade come asse di sviluppo
dell'umanità solo a partire dagli ultimi 8000 anni,
e sopravvive ancora oggi in alcune regioni povere dell'Africa,
dell'Australia, dell'Asia.
La caccia è il grande continuum in un'evoluzione che
ha visto le specie succedersi in modo discontinuo le une alle
altre, dall'ominide a testa piccola fino al sapiens dal cervello
grosso.
La caccia si deve considerare un fenomeno umano totale; essa
non si limita a realizzare e a esaltare attitudini poco utilizzate
e a suscitarne di nuove; essa non si limita a trasformare
il rapporto con l'ambiente circostante; essa trasforma il
rapporto da uomo a uomo, da uomo a donna, da adulto a giovane.
Ancora oltre: i suoi sviluppi, parallelamente alle trasformazioni
operate, trasformano l'individuo, la società, la specie.
Ci troviamo qui sul terreno finalmente solido del trasformismo
antropologico, disprezzato, misconosciuto o respinto tanto
dal biologismo quanto dall'antropologismo, e che è
stato rivelato nel corso di questi ultimi anni dalle opere
pionieristiche di ricercatori che se ne stanno in disparte.
La caccia in savana rende l'ominide abile e capace: essa fa
di lui l'interprete di un grandissimo numero di stimuli sensoriali
ambigui e tenui che diventano segnali, indicazioni, messaggi,
e riconoscendoli si apre alla conoscenza. Essa mette l'intelligenza
alle prese con quanto di più abile e astuto vi sia
in natura, l'animale preda e l'animale predatore che si nascondono
l'un l'altro, si evitano e si ingannano. Essa gli fa incontrare
e lo mette in concorrenza con quanto di più pericoloso
vi sia: il grande carnivoro. Essa stimola le attitudini strategiche:
l'attenzione, la tenacia,(1) la combattività, l'audacia,
l'astuzia, l'esca, il tranello, l'agguato.
La lunghissima avventura inizia senza dubbio con le prede
minori e sporadiche delle scimmie superiori onnivore; poi
a cominciare dai primi ominidi fino a homo sapiens la pratica
diventa sempre più centrale, sempre più organizzata
e organizzante. Passa dalla selvaggina piccola a quella media,
da quella che fugge paurosa a quella che lotta pericolosamente,
dalla ricerca a caso a quella su indicazioni, dalla scoperta
al pedinamento paziente, dalla tattica improvvisata alla strategia
di aggiramento, dalle precauzioni e dalle astuzie all'ingegnosità
della trappola e dell'imboscata; dalle armi grossolane e polivalenti
a quelle raffinate e specializzate.
La caccia intensifica e incrementa la complessità della
dialettica piede-mano-cervello-utensile che di rimbalzo intensifica
e incrementa la complessità della caccia. Questa dialettica
comporta lo sviluppo tecnico che affina e diversifica l'arma
e l'utensile e migliora la sistemazione dei rifugi. Tra i
700.000 e gli 800.000 anni prima della nostra era si comincia
a utilizzare il fuoco. il fuoco non deve essere stato concepito
soltanto come un'innovazione che accresce l'abilità
e rende possibile l'utilizzazione tecnica del materiale legnoso.
Si tratta di una acquisizione la cui portata ha molte dimensioni;
la predigestione esterna attraverso la cottura alleggerisce
il lavoro dell'apparato digestivo: a differenza del carnivoro
che si addormenta del pesante sonno digestivo dopo avere divorato
la preda, l'ominide signore del fuoco può trovarsi
disponibile e all'erta dopo avere mangiato; liberando la veglia,
il fuoco libera anche il sonno; il fuoco è la sicurezza
notturna dei cacciatori durante una spedizione come delle
donne e dei bambini rimasti nel rifugio sedentario; il fuoco
crea il focolare, luogo di protezione e di rifugio; il fuoco
permette all'uomo il sonno profondo, a differenza degli altri
animali il cui sonno è sempre sul chi vive. Può
anche darsi che il sonno favorisca la crescita e la libertà
del sogno...
Per altri versi, la cottura favorisce le nuove mutazioni che
riducono la mascella e la dentizione e, liberando la scatola
cranica di una parte dei suoi compiti meccanici, permettono
l'accrescimento del volume del cervello. ,Essa completa e
allarga la dialettica mano-utensile che favorisce lo sviluppo
cerebrale, tanto sul piano della filogenesi che su quello
della prassi fenomenica.
È infine sul piano sociale che lo sviluppo della caccia
e le sue conseguenze giocano un ruolo di trasformazione. Essi
avanzano di pari passo con una sociogenesi che separa il modello
sociale ominide da quello delle società dei primati
più evoluti, e costituisce un nuovo tipo di società,
che chiameremo qui la paleo-società.
(1) Può darsi che sia apparso molto presto
il difetto genetico della non metabolizzazione dell'acido
urico, la cui eccedenza tossica sembra influire su questa
caratteristica diffusa nell'umanità: la tenacia realizzatrice
(achievement); evidentemente questo difetto non poteva che
costituire un vantaggio selettivo nelle condizioni e nel gruppo
in cui si è diffuso (C. Escoffier.Lambiotte, 1971).
Tratto da “Il paradigma perduto” di
Edgar Morin edito da Feltrinelli
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