Laddove si vedeva una netta distinzione
tra l'uomo macrocefalo e il primate microcefalo, appare non
soltanto un piccolo ominide dalla testa minuta, ma anche un
essere confuso che si esita a presentare sia come scimmia
che come uomo (australantropo) e che non è né
l'ultimo delle scimmie né il primo degli uomini.
Laddove si vedeva un fossato, una lacuna largamente scoperta
tra il primate e l'uomo, appare la fertile vallata dell'ominidizzazione.
Laddove si vedeva l'homo sapiens liberarsi con un balzo maestoso
dalla natura e produrre, con la sua bella intelligenza, la
tecnica, il linguaggio, la società, la cultura, si
vede al contrario la natura, la società, l'intelligenza,
la tecnica, il linguaggio e la cultura co-produrre l'homo
sapiens nel corso di un processo di alcuni milioni di anni.
La carta d'identità dell'uomo si brucia. Faber? Socius?
L'australantropo dal cranio di 600 cm3 e Man 1470 dal cranio
di 800 cm3 lo sono già. Gli rimangono il linguaggio,
la cultura? Come vedremo, il linguaggio e la cultura devono
cronologicamente precedere sapiens e logicamente condizionare
l'evoluzione biologica ultima che termina nel suo cervello
di 1500 cm3. In queste condizioni, all’uomo non rimane
nemmeno più la data di nascita. Come dice Geertz "gli
uomini hanno delle date di nascita, ma l'uomo no" (Geertz,
1966). Ciò significa, in realtà, che l'umanità
è soggetta a molte nascite, prima di sapiens, con sapiens,
dopo sapiens, e forse promette ancora una nuova nascita dopo
di noi.
Tratto da “Il paradigma perduto” di
Edgar Morin edito da Feltrinelli
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