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Le filastrocche degli errori.
Per molti anni mi sono occupato di errori di ortografia: prima
da scolaro, poi da maestro, poi da fabbricante di giocattoli,
se mi è permesso di chiamare con questo nome le mie precedenti
raccolte di filastrocche e di favolette. Talune di quelle filastrocche,
per l'appunto dedicate agli accenti sbagliati, ai «quori» malati,
alle «zeta» abbandonate, sono state accolte - troppo onore!
- perfino nelle grammatiche. Questo vuol dire, dopotutto, che
l'idea di giocare con gli errori non era del tutto eretica.
Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può
imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lacrime versate
nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe
una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica.
Ma io trovo che sarebbe un'energia troppo costosa.
Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche
belli: per esempio, la torre di Pisa.
Questo libro è pieno di errori, e non solo di ortografia. Alcuni
sono visibili a occhio nudo, altri sono nascosti come indovinelli.
Alcuni sono in versi, altri in prosa. Non tutti sono errori
infantili, e questo risponde assolutamente al vero: il mondo
sarebbe bellissimo, se ci fossero solo i bambini a sbagliare.
Tra noi padri possiamo dircelo. Ma non è male che anche i ragazzi
lo sappiano.
E per una volta permettete che un libro per ragazzi sia dedicato
ai padri di famiglia, e anche alle madri, s'intende, e anche
ai maestri di scuola: a quelli insomma che hanno la terribile
responsabilità di correggere - senza sbagliare - i più piccoli
e innocui errori del nostro pianeta.
(Dall'introduzione di Gianni Rodari al suo "il
libro degli errori").
Alcune filastrocche degli errori:
Ladro di «erre»
Bambini e bambole
Il povero ane
Essere e avere
Per colpa di un accento
Favole al telefono
C'era una volta...
... il ragionier Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di
commercio e sei giorni su sette girava l'Italia intera, a Est,
a Ovest, a Sud, a Nord e in mezzo, vendendo medicinali. La domenica
tornava a casa sua, e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima
che partisse la sua bambina gli diceva: - Mi raccomando, papà:
tutte le sere una storia.
Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e
la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte
anche tre volte. Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle
nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese
e raccontava una storia alla sua bambina. Questo libro contiene
appunto le storie del ragionier Bianchi. Vedrete che sono tutte
un po' corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di
tasca sua, non poteva mica fare telefonate troppo lunghe. Solo
qualche volta, se aveva concluso buoni affari, si permetteva
qualche "unità" in più. Mi hanno detto che quando il signor
Bianchi chiamava Varese le signorine del centralino sospendevano
tutte le telefonate per ascoltare le sue storie. Sfido: alcune
sono proprio belline.
(Dall'introduzione di Gianni Rodari al suo libro
"Favole al telefono").
Alcune favole al telefono:
Il pulcino cosmico
Una viola al Polo Nord
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