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Quanti strafalcioni in TV
"Bloopers" e papere al cinema
e in TV non aiutano il pubblico a capire come funziona veramente
la scienza
di Romolo G. Capuano
Il 30 gennaio 2001 un ragazzo del Connecticut si
da fuoco dopo aver visto un programma in televisione. Jackass
-questo il titolo del programma- era stato trasmesso da MTV
e mostrava il presentatore, Johnny Knoxville, che, indossando
un giubbotto ignifugo, si dava fuoco. Il ragazzo è stato
ricoverato allo Shriner's Haspital for Children di Boston con
ustioni di secondo e terzo grado.
Questo episodio -uno tra tanti- testimonia del fatto che i media
sono ormai diventati tra i principali produttori e diffusori
di conoscenza, una delle fonti più importanti di informazioni
e nozioni sul mondo che ci circonda: non rappresentano soltanto
una finestra sulla realtà, uno strumento per riflettere
su essa, ma la realtà stessa, la base su cui edifichiamo
buona parte della nostra conoscenza del mondo. In particolare,
l'informazione, intesa come ambito specifico della produzione
mediale, costituisce nell'odierna società la chiave d'accesso
immediata a un universo estremamente vasto, variegato e soprattutto
fisicamente distante; rappresenta inoltre un elemento fondamentale
nel processo di acquisizione della conoscenza sociale.
Soprattutto: "I media hanno un impatto particolarmente
forte quando presentano conoscenze che esorbitano dall'esperienza
diretta dello spettatore o lettore"(1).
Le conoscenze della chimica, della fisica e della scienza in
genere, che dovrebbero essere trasmesse da agenzie di socializzazione
quali la scuola, rimangono spesso trascurate soprattutto per
le modalità accademiche con cui vengono comunicate. Ciò
favorisce forme di apprendimento "altre" legate, ad
esempio, al mondo dei media e ai modi accattivanti e suggestivi
attraverso cui questi operano. Apprendere la fisica diviene
così più attraente se guardiamo un episodio di
X-Files o di Star Trek piuttosto che se partecipiamo alla lezione
di un docente universitario. Il problema è che programmi
come X-Files o Star Trek non sono prodotti in nome della verità
scientifica, ma in nome dell' audience. Ciò che interessa
non è il contenuto scientificamente accurato, ma la diffusione
di sensazioni e di intrattenimento.
Due teorie, sorte nell'ambito degli studi massmediologici, sottolineano,
in modo particolare, il potere dei media nel plasmare la nostra
conoscenza: la "Teoria dell'Agenda Setting" e la "Teoria
della Coltivazione".
La prima teoria sostiene che: "In conseguenza dell'azione
dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione,
il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione
oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli
scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle
proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono
dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare
a ciò che esso include un'importanza che riflette da
vicino l' enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi,
alle persone"(2).
La Teoria della Coltivazione, invece, "attribuisce al mezzo
televisivo la funzione di agente di socializzazione, di principale
costruttore di immagini e rappresentazioni mentali della realtà
sociale. Più ore un soggetto trascorre nel mondo della
televisione, più assorbe concezioni della realtà
sociale coincidenti con le rappresentazioni televisive di essa.
I forti consumatori di televisione interpretano il mondo in
maniera diversa da chi la guarda poco. Il processo di coltivazione
prevede almeno due momenti:
1. Gli spettatori di fiction televisiva osservano un mondo che
differisce sostanzialmente dal mondo reale, sia in termini di
contenuti degli eventi, sia in termini di ruoli sociali;
2. I forti consumatori di televisione fanno esperienza di uno
"spostamento di realtà", cioè risultano
influenzati nella loro percezione della realtà sociale
dai contenuti televisivi".(3)
Queste due teorie, che negli ultimi anni hanno riproposto
il tema del potere forte dei media, sostengono, quindi, che:
1. I media possono non dirci cosa pensare ma ci dicono quali
sono i temi sui quali pensare e riflettere;
2. I media socializzano gli individui a determinate visioni
del mondo e a determinate conoscenze della realtà.
Applicando i contenuti delle due teorie, che hanno ricevuto
buone conferme sperimentali, all'apprendimento di conoscenze
scientifiche, si può affermare che:
1. La scienza non è usualmente indicata dai media come
uno degli argomenti intorno a cui pensare qualcosa;
2. I fruitori dei media sono spesso socializzati a mondi simbolici
incongrui rispetto ai fatti di cui parla la scienza.
La prima affermazione è immediatamente evidente se si
pensa al poco spazio che i programmi scientifici hanno in un
qualsiasi palinsesto televisivo, spesso anche nella presunzione
che gli spettatori percepiscano la scienza come noiosa e pesante.
Il cosiddetto prime rime, ad esempio, cioè il periodo
di massimo ascolto televisivo, è dominato dalla fiction,
ritenuta più leggera e meno impegnativa.
La seconda affermazione è, invece, meno evidente. I mondi
presentati dai media sono, spesso, fantastici, onirici, irreali,
anche quando introducono situazioni che dovrebbero essere quotidiane
e reali. A volte, la ricerca della realtà sfocia nella
produzione dell'iperrealtà in cui "tutto è
più vero del vero", con effetti spesso paradossali.
Le leggi della chimica, della fisica e delle altre scienze sono,
così, costantemente manipolate, distorte, virtualizzate
a favore di dimensioni fantastiche che privilegiano l'improbabile
al possibile. Tutto ciò fa sì che gli spettatori
della televisione crescano in un "brodo simbolico"
che, se non è filtrato dal senso critico, predispone
all'accettazione dei contenuti più inverosimili "perché
l'ha detto la televisione".
È da tener presente che gli effetti forti
contemplati dalle due teorie non sono fenomeni omogenei e monolitici.
In altre parole, l'effettiva incidenza dei messaggi non dipende
esclusivamente dall'esposizione ai media, ma dall'interazione
dinamica tra messaggi e contesti in cui intervengono numerose
variabili come età, sesso, appartenenza sociale, contesto
familiare e personale degli individui. Ciò detto, è,
però, evidente che i media hanno un ruolo importante
nel plasmare le rappresentazioni sociali dei fenomeni e, quindi,
le rappresentazioni sociali della scienza.
Il caso dei "bloopers"
Un modo divertente di fare i conti con l'"inferma scienza"
dei media è quello di considerare i cosiddetti bloopers.
Il termine blooper (in italiano: errore grossolano, papera)
descrive gli strafalcioni commessi durante la direzione di un
film, che spesso rappresentano e diffondono violazioni, più
o meno evidenti, delle leggi della scienza. Si tratta di situazioni
in cui, ad esempio, un'invenzione del XX secolo compare in un
film ambientato nel XVI secolo o dei tecnici di scena entrano
nelle inquadrature, o, ancora, un personaggio appare completamente
asciutto dopo che nella sequenza temporalmente precedente era
bagnato. I bloopers sono, per lo più, dovuti a distrazioni,
problemi di montaggio, anomalie tecniche, ma, a volte, sono
imputabili a vera e propria ignoranza. Ogni film ha almeno una
decina di bloopers. Spesso, sono talmente sistematici da comunicare
un'impressione di inevitabilità come se le cose non potessero
che essere così.
Carl Sagan fornisce l' esempio di Star Trek dove "...l'idea
che Spock possa essere un incrocio fra un essere umano e una
forma di vita evolutasi indipendentemente sul pianeta vulcano
è geneticamente molto meno probabile di un incrocio fra
un essere umano e un carciofo"(4), ma, nonostante ciò,
è presentata come estremamente naturale. Determinati
generi, come la fantascienza, sembrano particolarmente inclini
al blooper e lo coltivano per rappresentare situazioni futuribili
in cui la realtà è stravolta dall'avvento di tecnologie
innovative. Altre volte, infine, i bloopers sono creati intenzionalmente
per ottenere precisi effetti di realtà. In questo caso,
abbiamo il paradosso di una o più violazioni pianificate
per rendere un evento più credibile e reale del reale!
I bloopers, soprattutto se presentati in maniera sistematica
e reiterata in serie di grosso impatto in termini di audience,
finiscono con il "colonizzare" l'immaginario comune,
diffondendo come reali conoscenze false, ciò anche in
virtù dell'effetto ripetizione per cui se una notizia
è costantemente ripetuta nei media, viene ad essere accettata
come vera. Il risultato finale è che oggi gran parte
dei fruitori dei media danno per scontata l'esistenza di fatti
scientifici che scientifici non sono.
Il sito www.bloopers.it rende pubblico e aggiorna costantemente
un lungo elenco di strafalcioni compiuti in film famosi. Molti
di questi sono cliché a cui la realtà televisiva
attinge abbondantemente e concedono l'opportunità di
descrivere alcuni dei fatti più ricorrentemente distorti.
Pochi esempi permetteranno di avere un'idea di quanto siano
diffusi e pervasivi i bloopers(5):
Scoppi sfalsati. Spesso, nei film, si possono
vedere scene di fulmini o fuochi d'artificio in cui la luce
è in sincronia con il suono. In realtà, la luce
viaggia molto più velocemente del suono e, quindi, dovrebbe
esserci un intervallo tra la visione di un fulmine e il suo
scoppio. Paradossalmente, però, questo effetto, che di
per sé è un fatto naturale, viene falsato e prodotto
sincronicamente proprio per rendere la scena più vera!
Le scene in cui compaiono questi errori sono le scene di fulmini,
di fuochi d'artificio, di incidenti, di esplosioni. Persino
in una partita di calcio, quando c'è silenzio, è
sufficiente una distanza di dieci metri per udire il
calcio dopo aver visto la scena.
Fantasie nello spazio. Nei film ambientati
nello spazio accadono errori di illuminazione delle navicelle
spaziali. Nel cosmo non vi è aria e la luce non si rifrange.
Di conseguenza, un veicolo spaziale non è mai interamente
visibile, ma lo è solo il lato rivolto verso il sole.
Per lo stesso motivo, non vi è rumore nello spazio, anche
se accade spesso di udire fragori straordinari. Inoltre, durante
la visione di un film, si è spesso testimoni di violazioni
di principi elementari dell'astronomia come i seguenti:
1) su nessun pianeta e su nessuna navicella vi è la stessa
gravità della terra e, quindi, non si può camminare;
2) in nessuna condizione, se si escludono le stazioni artificiali,
vi è aria respirabile e bisogna sempre avere almeno il
casco;
3) i "parsec" sono menzionati come unità di
velocità anziché di distanza in film come Guerre
stellari(6);
4) infine, non essendoci aria, la polvere e i detriti non volano
qua e là soavemente, ma vengono sparati in ogni direzione.
Intatti dopo il salto. Nei film accade di
vedere corpi che, pur cadendo da grattacieli, rimangono interi;
cosa molto difficile secondo la medicina, dato che precipitare
da una distanza di trenta metri o dieci piani dal suolo, provoca
un'esplosione dei tessuti interni del corpo. Il fenomeno del
"corpo precipitato ma integro" non è impossibile:
è altamente improbabile. Eppure, nei film appare come
la regola piuttosto che l'eccezione. Inoltre, capita che, dopo
essersi sfracellato al suolo, il personaggio sia ancora vivo
e in grado di girare la testa prima di morire, cosa, questa,
del tutto impossibile. Un urto così distruggerebbe, infatti,
cuore, gabbia toracica e spina dorsale, causando una morte quasi
istantanea.
Sgommate fasulle. Nei film d'azione, le automobili
sgommano e stridono quasi sempre, accelerando o prendendo una
curva ad alta velocità. Se non che, nella realtà,
le ruote non stridono quando la strada è bagnata per
la pioggia o la macchina corre sullo sterrato. Anche in questo
caso, lo stridio delle ruote ha la funzione di creare un effetto
di iperrealtà che contraddice la realtà. Inoltre,
controllare la sbandata di un' automobile è molto più
difficile di quello che si vede nei film, dove talvolta un semplice
personaggio, sprovvisto di esperienza, si mette alla guida per
inseguire qualcuno e si esibisce in una spettacolare serie di
sbandate delle ruote posteriori.
Telefoni spia. In molti film si consiglia
di far parlare qualcuno al telefono per rintracciarne la provenienza.
In realtà, da molto tempo esistono strumenti in grado
di dire da dove provenga la telefonata ancor prima di rispondere:
un esempio pratico sono i cellulari GSM.
Pilota per caso. In alcuni film (Air Force
One, ad esempio) un jet di linea viene fatto atterrare da un
passeggero qualsiasi, istruito il più delle volte via
radio dalla torre di controllo o da semplici manuali di volo
presenti nelle cabine di pilotaggio. In realtà, non è
possibile che qualcuno faccia atterrare un jet alla prima esperienza
di volo, persino se si è abbastanza preparati sugli aerei
leggeri. In questo caso, viene interamente sottovalutato il
processo di apprendimento che non può essere improvvisato.
Del resto si sa che, nei film, i problemi devono essere risolti
entro tempi prestabiliti a scapito della fatica dell'apprendere.
Non sparate alla serratura. Un'altra scena
usuale è quella che vede buoni o cattivi sparare su una
serratura per aprire la porta, o servirsi di chiavi universali.
Entrambe le cose sono false: nel primo caso è più
probabile che la serratura si rompa, fondendosi e bloccando
il meccanismo che fa scorrere il perno che chiude la porta.
Nel secondo caso è vero che esistono le chiavi universali,
ma servono solo per vecchi tipi di serrature molto semplici.
Quanto pesa l'oro! Nei film come Die Hard
l'oro è sempre mostrato in lingotti accatastati uno sull'altro
in grandi pile: in realtà, l'oro è molto malleabile
e quindi i lingotti alla base sarebbero deformati da quelli
soprastanti. In più, l'oro è denso: un lingotto
pesa poco meno di dodici chili: è molto difficile, quindi,
che due intere casse di lingotti siano sollevate con estrema
disinvoltura o che Sean Connery in Missione Goldfinger giochi
una partita a golf tenendo un lingotto in tasca.
Assassini a bordo? Nei film di suspense è
dato vedere l'assassino che si apposta dietro il sedile del
guidatore in una automobile, per sbucare fuori all'improvviso
e uccidere la vittima. Considerando che lo spazio tra il sedile
anteriore e quello posteriore è di circa 100x30x45 cm
e che una persona in media è alta 1.70 metri, nascondersi
in quella posizione è molto scomodo, ed è impossibile
saltare fuori di colpo.
L'auto non esplode. Sempre a proposito di
automobili, è a tutti noto che, nei film, quelle che
cadono nei burroni o lungo le scarpate esplodono ,sempre, spesso
addirittura mentre sono in volo. In realtà, ciò
succede molto raramente: infatti, affinché la benzina
bruci, c'è bisogno di una certa miscela di aria e vapori
di combustibile, nonché di una scintilla. È molto
più facile che un'auto si limiti ad accartocciarsi, a
meno che l'autista non viaggi con taniche di benzina sulle ginocchia!
Guai ad assaggiare la droga! Quando la droga
è protagonista, i film mostrano, quasi invariabilmente,
alcuni poliziotti che, per sapere cosa contiene un involucro
di plastica, vi in tingono il dito e assaggiano il contenuto.
La conclusione è sempre cocaina, o eroina. Ma nessun
poliziotto si sognerebbe di assaggiare una possibile prova incriminante,
non solo perché il solo contatto altera la purezza della
sostanza, ma anche perché la polvere potrebbe essere
altro (come veleno per topi).
Niente morti stecchiti. Nei film d'azione,
quando qualcuno, che non sia l'eroe, viene colpito da un proiettile,
muore all'istante; chi viene strangolato, lotta brevemente per
poi cadere; le persone avvelenate dai gas si stringono la gola
ed emettono dei gorgoglii. Tutto questo è errato! Nemmeno
un proiettile al cuore uccide istantaneamente: se attraversa
il ventricolo destro, il ferito può percorrere diversi
metri prima di morire; e se qualcuno viene strangolato, in genere
defeca. In quanto ai gas, quello iprite brucia le interiora
e provoca vesciche sulla pelle molto peggiori di quelle che
si vedono nei film. Con i gas nervini invece si cade a terra
fulminati e non c'è nemmeno il tempo di iniettarsi l'atropina
nel cuore se si viene a contatto con più di 5-6 milligrammi
di gas.
Dove va il proiettile? Nelle sparatorie cinematografiche,
i proiettili sembrano dissolversi dopo aver colpito il primo
ostacolo, anche se questo è forato da parte a parte.
Ciò avviene soprattutto nelle scene degli inseguimenti,
quando i colpi vanno a perforare il lunotto posteriore o il
parabrezza ma poi non infrangono ciò che sta oltre. Una
fucilata al parabrezza per esempio, se non va a colpire il conducente
deve andare contro il sedile del passeggero o contro quelli
posteriori oppure sfondare anche il lunotto e il danno dovrebbe
essere vistoso. Invece non si nota niente di anomalo all'interno
del veicolo. Un altro esempio, evidente in film come Atto di,forza,
sono i colpi allo specchietto retrovisore che fracassano solo
il vetro ma lasciano il supporto illeso. Lo stesso si nota quando
i bersagli sono persone. Il regista può curarsi di mostrare
gli schizzi di sangue sparati sulla parete dietro alla persona
a cui si è sparato, ma il danno causato dal proiettile
non è quasi mai visibile.
Ceffoni sonori. Altro blooper molto noto
riguarda gli scontri fisici. Schiaffi e pugni non fanno il rumore
che si sente nei film e, se lo facessero, sarebbero colpi che
disintegrerebbero il viso dell'avversario. Un esempio per tutti:
i film con Bud Spencer e Terence Hill dove, però, lo
scopo del film è il mero divertimento.
Spari senza eco. Infine, il rumore delle
armi da fuoco non produce quell'effetto eco presente in molti
film. Nella realtà, uno sparo ha un rumore molto secco,
simile a quello di un petardo.
Conclusioni
I media rappresentano, dunque, veicoli di conoscenze distorte
e false nel nome della sensazione a buon mercato e dell'intrattenimento
fine a se stesso. Nel momento in cui coltivano gli spettatori,
i media inoculano un ambiente simbolico non corrispondente alla
realtà con conseguenze di ampia portata sul bagaglio
conoscitivo scientifico che ognuno di noi possiede. Notizie
periodiche di bambini che si gettano dalla finestra, credendosi
in grado di volare, o di adolescenti che uccidono perché
non credevano "facesse così male" testimoniano
della rilevanza di questo tema. Tali effetti sono resi più
efficaci dalla ingannevole disinvoltura con la quale i media
presentano i loro contenuti. La naturalezza, la familiarità
data dalla ripetizione continua della "scienza mediatica"
ottundono il senso critico, legittimando subdolamente il falso
come vero. Molto si potrebbe, poi, dire sugli stereotipi sociali
diffusi dai media: basta pensare alla rappresentazione mediatica
delle donne o di gruppi sociali minoritari. A chi ha cuore la
diffusione della conoscenza scientifica non possono non essere
a cuore anche le sorti della scienza nei media. Come insegna
il caso dei bloopers, la scienza è troppo importante
perché i media continuino a proporne una facile versione
di intrattenimento.
Note
1. Wo1f, M., 1992, pag. 55.
2. Wolf,M., 1991,pag. 143.
3. Wo1f, M., 1992, pp. 99-100.
4. Sagan, c., 2001, pag. 434.
5. Tutti gli esempi menzionati, tranne uno, provengono dal sito
www.bloopers.it.
6. Sagan, C" pag. 434.
Bibliografia
Cazeneuve, lean. 1981. l poteri della televisione, Roma: Armando.
Losito, Gianni. 1994. Il potere dei media. Firenze: Carocci.
Sagan, CarI. 200 l, Il mondo infestato dai demoni. Milano: Baldini
& Castoldi.
Wolf, Mauro. 1991. Teorie delle comunicazioni di massa. Milano:
Bompiani.
Wolf, Mauro. 1992. Gli effetti sociali dei media. Milano: Bompiani
Siti Internet consigliati
www.bloopers.it/
www.moviebloopers.com/
www.moviecliches.com/
www.movie-mistakes.com/
www.slipups.com/
www.snopes.com/
Romolo G. Capuano
Sociologo presso il comune di Sorrento (NA) e Criminologo presso
la Casa Circondariale di Sala Consilina (SA)
Tratto dalla rivista del CICAP "Scienza &
Paranormale" N° 41

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