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Attenti al bidone!
E' noto che l'inganno è
un'arte, e che richiede una mente sottile e machiavellica. La
ragione di ciò risiede principalmente nel fatto che l'ingannatore
deve avere una "teoria della mente dell'altro" perché
è appunto la mente altrui ciò su cui lavora e che
cerca di manipolare, inducendola a credere qualcosa di errato
e falso o impedendole di sapere qualcosa di vero. L'ingannatore
più che buona memoria - come di solito si dice - deve avere
una precisa intuizione di cosa l'altro crede e sa; di cosa per
lui può essere plausibile o implausibile, cioè di
come ragiona; di quali evidenze e fonti alternative può
disporre e a quali attribuisce maggior credito; di cosa l'altro
crede di lui, cioè di quanto si fida o di perché
diffida (rappresentazione di me stesso nella mente dell'altro);
e infine di cosa l'altro desidera ed è incline a credere.
Lusingarci e comunque illuderci è infatti una delle più
praticate vie dell'inganno, dovuta al fatto che la nostra mente
è più facilmente indotta a credere ciò che
la gratifica.
Il vero ingannatore in genere è quello che - come Jago
- dà pretesto ed alimento ad un inganno che noi stessi
perpetriamo contro di noi. In altri termini egli sfrutta le nostre
proprie conoscenze, inferenze, conclusioni per trarci in inganno,
e persino - come vedremo - la nostra stessa diffidenza. Anche
quando afferma platealmente il falso (menzogna) conta in realtà
sulla nostra complicità a trovarlo credibile. Ma non è
necessario dire il falso per mentire ed ingannare. Vediamo ad
esempio le mosse del nostro stratega della mente nell'ingannarci
dicendo/facendo il vero.
Le tecniche per mentire (ingannare)
dicendo la verità
Una prima tecnica è dire il vero perché tanto l'altro
non mi crederà sfruttando per ingannarlo proprio la sua
diffidenza! Supponiamo che siate un ladro sorpreso sul fatto con
i suoi complici dalla polizia; i vostri complici riescono a fuggire
e la polizia vi chiede da che parte sono fuggiti. Che direzione
direste loro? Ma quella vera naturalmente! Giacché non
vi crederanno. Questa mossa è simile alla finta-finta nello
sport: dato che il portiere crede che io faccia una finta io faccio
finta di fare una finta e tiro proprio da quella parte. Analogamente
nel bluff di secondo ordine, faccio finta che sto bluffando -
che non ho il punto - per attirare il pollo.
Un'altra tecnica è dire il vero con una frase ambigua affinché
l'altro assuma la lettura falsa ma io non sia imputabile. Ad esempio,
in pubblicità sono molto frequenti slogan come: "nessuno
lava più bianco
." per far capire "laviamo
più bianco di tutti!"; mentre la frase alla lettera
può significare "laviamo tutti eguale"!
Infine la tecnica più classica, la mezza verità,
dove quello che dico è vero ma è detto per farti
credere - grazie alle tue proprie inferenze - qualcosa di falso.
Una parte della verità, quella che ti smentirebbe, viene
taciuta. E' il caso, ad esempio, delle allusioni maligne quando
si dice qualcosa di vero per "dare ad intendere" conclusioni
false; ad esempio "sai, ho visto Maria in auto con Giovanni
.".
Avere una mente consente di conoscere ed interpretare, ma proprio
per questo consente anche di essere ingannati.
Autore: Cristiano Castelfranchi, Istituto di Scienze e Tecnologie
della Cognizione del CNR, Roma.
Per saperne di più: e-mail: castel@ip.rm.cnr.it
Tratto da Almanacco
della scienza
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