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Sedotti e consumati

Tecniche e perversioni per aumentare le vendite

Studiati, analizzati, manipolati. Siamo consumatori obbedienti. La scienza della persuasione del consumatore raggiunge ormai raffinatezze incredibili. 
Compriamo davvero quello che ci serve? Quanto ci lasciamo ipnotizzare?
Un articolo per cercare di capire quali sono i meccanismi di cui siamo incosapevoli vittime. 


Sedotti e consumati di Frank Mazoyer*- LE MONDE diplomatique - Gennaio 2001-


È successo quattro anni fa. Le guardie di un grande magazzino sorprendono un ragazzino di una decina d'anni che aveva appena rubato una play station. Per dargli una lezione, la direzione del negozio alza la voce: un'ora d'intimidazione e ritorno a casa tra due guardie. 

Preso dal panico, il ragazzino sfugge alla sorveglianza e si butta giù dal terzo piano del suo caseggiato. Una decisione tremenda, presa nello spazio di qualche secondo. Lo stesso tempo che, due ore prima, gli era stato sufficiente per decidere di rubare la play station maledetta. Una storia di pulsioni, le stesse sulle quali poggiano, da diversi anni, strategie commerciali perfettamente elaborate.

È negli anni cinquanta che sono sorti gli istituti di «ricerca delle motivazioni», finanziati dai grandi gruppi della distribuzione. Il loro compito: studiare il comportamento dell'uomo della strada per spingerlo, a sua insaputa, a comprare questo o quel prodotto; pervenire a «svuotare» il subconscio della gente; definire le diverse personalità (gli ansiosi, i passivi, gli ostili..) e trovare le loro debolezze profonde. Poi verrà il momento di concepire «l'esca» psicologica a cui dovrebbero abboccare.
Secondo la rivista Sales Management, «nel 1956, fabbricanti come Goodyear o General Motors hanno speso 12 milioni di dollari per finanziare questo tipo di ricerca (1)». Arrivano i primi risultati.

Per essere acquistato senza esitazioni, il prodotto deve rispondere a otto bisogni nascosti: lusingare il narcisismo del consumatore, dargli sicurezza emotiva, convincerlo che lo merita, iscriverlo nella sua epoca, dargli un sentimento di potenza, d'immortalità, di autenticità e, infine, di creatività. Premendo su queste diverse leve, i distributori e i pubblicitari faranno comprare i loro prodotti non per la loro reale utilità ma per la «mancanza» che promettono di colmare.

Da queste ricerche sarebbe sorta una formula commerciale nota a tutti: i supermercati. Una possibilità di scelta enorme, scaffalature a perdita d'occhio, una valanga di colori e di luci. Altrettanti elementi che annientano il consumatore, sconvolgono tutti i suoi punti di riferimento e, alla fine, agevolano gli acquisti impusivi. «Nelle drogherie che hanno commessi, gli acquisti impulsivi sono all'incirca la metà. In presenza di un venditore, il cliente riflette a ciò che gli serve davvero (2)». In questo contesto, il cliente si ritrova all'interno di un regno simile a quello delle favole della sua infanzia, dove tutto ciò che desidera è a portata di mano. Con l'aiuto di cineprese che registrano i battiti delle palpebre, certi ricercatori hanno dimostrato che i clienti sprofondati in questo universo «meraviglioso» si trovano in uno stato vicino al primo stadio dell'ipnosi. Il numero di battiti delle palpebre, 32 al minuto in una situazione normale, diminuisce di metà al momento della spesa per ritrovare poi il suo ritmo abituale - dopo un netto aumento al livello delle casse, che segna il ritorno alla realtà. Questo secondo stato, in cui calano le resistenze, favorisce significativamente l'acquisto impulsivo. 

Meravigliare per sedurre, nulla di più facile con quel bersaglio ideale dei ricercatori di marketing che sono i bambini - si parla in questo caso di psicoseduzione infantile. Uno di questi esperti, Clyde Miller, spiega quanto sia importante rivolgersi specificamente a loro: «Certo ci vuole tempo ma, se volete restare in affari abbastanza a lungo, pensate a ciò che può significare in termini di profitti per la vostra azienda riuscire a condizionare un milione o dieci milioni di bambini che diventeranno adulti ammaestrati ad acquistare il vostro prodotto, così come i soldati sono addestrati a marciare quando sentono l'ordine "avanti, march!"».
Per ottenere la fedeltà di questi futuri clienti, è nata l'idea d'inserire giochi e partecipazioni ludiche all'interno del negozio, in modo da iscrivere nella loro memoria emozionale l'atmosfera gioiosa che, una volta diventati adulti, cercheranno di ritrovare attraverso il consumo.

Cinquant'anni dopo, queste pratiche fanno la felicità di Ikea o di McDonald's. Chiunque sia entrato in uno di questi templi del consumo ha potuto notare la zona riservata al gioco. Anche la Fnac si mostra piena di attenzioni per la sua giovane clientela e ha investito oltre un centinaio di migliaia di franchi a negozio per offrirsi i servizi di esperti di marketing sonoro. Appena entrano nelle Fnac Junior - specializzate in giochi per bambini - i ragazzini sono discretamente trascinati nel gioco dei quattro cantoni al suono di una musichetta dolce. Al centro, una passerella musicale. Ogni gradino emette una nota musicale. I bambini ne vanno matti. Per attrarre i visitatori, la musica si accorda con la natura dei giocattoli che essi scoprono. «Bisogna che si sappia, ad occhi chiusi, che ci si trova in questo negozio, e non in quello della concorrenza - spiega Michael Boumendil, che ha concepito questo arredo sonoro - La musica crea un vero legame affettivo e immerge bambini e genitori nell'universo dell'azienda.» 

Anche nei supermercati la scelta delle musiche d'ambiente non è lasciata al caso. Qui si punta sul tempo. Una musica lenta e nostalgica rallenta il cammino dei clienti. E più restano nel negozio più consumano. Invece, nei fast food, dove bisogna moltiplicare i coperti, si preferiscono musiche più ritmate. «Il suono è un potente stimolo agli acquisti» conferma Thierry Lageat, responsabile marketing del gruppo Brime Technologies. In questa società di ricerca di marketing sensoriale, prima di essere immesso sul mercato, ogni prodotto proposto dagli industriali viene testato da esperti chiamati «orecchie d'oro» che hanno il compito di paragonare il suono dei nuovi prodotti con suoni di sintesi portatori di un'immagine positiva. «Si cerca di sviluppare norme che definiscano in che cosa consiste un suono piacevole e portatore di senso. Ad esempio, un suono che schiocca è simbolo di sicurezza. Lo si sceglierà per accompagnare la chiusura di un contenitore di gel per la doccia o lo schiocco della porta di una macchina. Altre sonorità iscriveranno nella mente del consumatore l'idea di dinamismo, di freschezza o di lusso». Ascoltando ripetutamente questi suoni costruiti su misura, l'orecchio è inconsciamente condizionato a riservare loro maggiore attenzione. 

In una stanza vicina, Christel, ingegnere di marketing sensoriale, sta testando dei cereali. Apre il sacchetto, versa il latte, mastica. «Si cerca di ottimizzare i suoni che sveglieranno l'appetito. Aperto il sacchetto, il lavoro è interamente concentrato sul suono capace di risvegliare i sensi. Se non si ottiene il giusto scricchiolio, la forma dei cereali viene ridisegnata». Questa società si occupa anche del tatto. Studia l'impatto, la durezza, la capacità di attirare di un prodotto per definire la sua carta d'identità sensoriale. Si va dai telefoni portatili fino alle tende dei camerini di prova. Grazie alle nuove tecnologie, i fabbricanti puntano anche sugli odori. I prossimi giochi elettronici diffonderanno l'odore dei pneumatici che si surriscaldano, quello del respiro di un drago o della polvere di un colpo di fucile. Due società americane, DigiScents e AromaJet, si sono lanciate in questa tecnologia digitale olfattiva. Già propongono sul mercato generatori di odori da collegare direttamente al proprio computer. Sotto forma di cartucce, questi generatori contengono varie essenze di base che si possono combinare per ottenere sfumature diverse. Poi la miscela viene diffusa in direzione dei giocatori con un micro-ventilatore. Grandi gruppi industriali come Procter & Gamble e Nestlé, per i quali l'odore dei prodotti è un argomento di vendita, hanno investito in queste società per la promozione dei loro prodotti su Internet. I primi siti Internet profumati saranno pronti in meno di due anni (3). Poiché l'odorato è il senso più fortemente manipolabile, il marketing olfattivo si rivolge agli specialisti di chimica organica per concepire gli aromi artificiali. «Gli odori restano impressi nel cervello umano molto a lungo, spiega Aurélie Duclos, ricercatrice di marketing olfattivo. Sono stoccati a livello del sistema limbico, sotto forma di emozioni legate al contesto nel quale hanno impressionato il soggetto. Se, in seguito, uno di questi odori viene ripercepito, esso riporta le persone al contesto vissuto precedentemente». Quanto al consumatore, egli è totalmente inconsapevole. Che tentazione, per i grandi magazzini. Sembra che, pur di aumentare le vendite, alcuni non abbiano resistito: diffusione di aromi artificiali di frutta matura su frutta ancora acerba, odore di cuoio su prodotti in plastica.. Ultima novità, l'odore di cuoio nuovo, che fa la felicità dei venditori di automobili d'occasione.

Il centro di robotica dell'École des Mines di Parigi ha messo a punto il primo negozio virtuale per testare i consumatori. Immerso in una stanza i cui muri sono stati sostituiti da schermi giganti, il cliente-cavia, azionando un vero carrello attrezzato, si sposta virtualmente nelle corsie. In fondo alla stanza, dietro uno specchio fittizio, gli analisti registrano le sue reazioni. Secondo Alain Sivan, specialista dell'analisi del comportamento e dei processi decisionali, «ciò consente di studiare l'impatto visivo del prodotto senza doverlo fabbricare davvero». Negli Stati uniti, si integrano queste tecniche con dei pupillometri: più si dilata la pupilla, più il cliente è interessato. 

L'azienda Capital Research Group valuta il livello di coinvolgimento del telespettatore di fronte a uno spot pubblicitario con un elettroencefalogramma (4). A seconda del tipo di onde emesse dal cervello, si può sapere se il prodotto ha qualche possibilità di piacere o meno, evitando di ricorrere alla testimonianza troppo soggettiva della persona. In questo contesto, e anche se si crede libero, il consumatore cade in un invisibile tranello dove ogni sua decisione è stata preliminarmente studiata. Per la gioia degli esperti di marketing, le pressioni esterne sono diventate delle pulsioni incomprensibili che s'iscrivono, come l'alcool, nel quadro della dipendenza e delle turbe psichiatriche. Due psichiatri, Jean Adès e Michel Lejoyaux descrivono il caso di Eléonore: «Al momento degli acquisti, Eléonore sentiva un'intensa eccitazione, l'impressione di non essere più se stessa, di perdere ogni controllo. Nella stessa giornata era capace di comperare diversi cappelli, decine di vestiti, decine di paia di scarpe. Sfrattata dal suo appartamento di cui non pagava l'affitto da sei mesi, dopo un tentativo di suicidio, è stata ricoverata in psichiatria. Finalmente abbiamo potuto affrontare il suo caso globalmente avviando un trattamento psicoterapeutico cognitivo-comportamentale (5)».

note:

(1) Citato in Vance Packard, La Persuasion clandestine, Calmann-Lévy, Parigi, 1989, pp. 288, Fr. 124. 

(2) Ibid.

(3) Le Monde, 5 luglio 2000. 

(4) Le Monde, 18 aprile 2000. 

(5) Da un'intervista rilasciata in occasione della pubblicazione del loro libro, La Fièvre des achats, ed. Les Empêcheurs de penser en rond, Parigi, 2000. (Traduzione di M.G.G.)

Pagina contenuta nel sito www.polesine.com


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