Come un'anziana e dignitosissima vecchia signora,
l'omeopatia se ne sta tra la pletora delle sue nipotine, le
deliranti terapie alternative New Age, forte del prestigio di
quasi duecento anni di vita. Verrebbe da dire "forte di
duecento anni di onorata attività", se non fosse
che la sua esistenza è stata fin dall'inizio, e continua
ad essere, molto contestata.
E bensì vero che preparati omeopatici
vengono prescritti da medici, ma è anche vero che questa
strana disciplina non si insegna nei corsi universitari. E
vero che i preparati omeopatici si vendono solo in farmacia,
ma non contengono alcuna molecola farmacologicamente attiva.
E vengono denominati farmaci ma - unici tra tutti gli altri
cui vorrebbero somigliare - non possono essere reclamizzati,
e non recano la composizione. Devono invece recare la scritta
"medicinale omeopatico, perciò senza indicazioni
terapeuticamente approvate". [1]
Prima di Avogadro
Lomeopatia deve la sua nascita al medico tedesco Samuel
Hahnemann (1755 - 1843), il quale, traducendo unopera
del medico e chimico scozzese William Cullen è colpito
da ciò che legge sulle proprietà della corteccia
di China, importata dal Perù il secolo precedente e presentata
- giustamente - come arma eccellente contro le febbri malariche.
Hahnemann nota che la china provoca nella persona
sana un attacco di febbre come quello che combatte nella persona
malata. Da questo fatto nasce la sua grande intuizione: con
un assunto tutto da dimostrare, egli afferma che la corteccia
di china "usata contro la febbre intermittente agisce perché
può produrre nella persona sana sintomi simili a quelli
della febbre intermittente". Egli la riprova a dosi maggiori
per vari giorni: fino a quattro dracme due volte al giorno (12
grammi!). Ogni volta ha freddo, stanchezza, sonnolenza, palpitazioni,
ansia calore, sete, poi ritorno alla normalità. Prova
su di sè altre sostanze: arsenico, digitale, belladonna
(dà febbre e mal di testa e arrossa la pelle, quindi
cura la scarlattina), mercurio (dà "febbre mercuriale",
e quindi cura la sifilide). Nelle sue parole:
"tra le medicine ... quella che nei suoi sintomi conosciuti
sarà più simile alla totalità dei sintomi
di una data malattia naturale sarà per essa il rimedio
omeopatico più adatto e più giusto. In essa si
sarà ritrovato lo specifico di quella data malattia"
[2]
Le teorie di Hahnemann nascono in unepoca in cui la medicina,
soprattutto la terapia e la farmacologia, stavano muovendo i
primi passi seguendo un metodo più rigoroso. Ma erano
ancora comuni salassi, purganti, abluzioni, clisteri, sanguisughe,
coppette. La prima vaccinazione era avvenuta quindici anni prima,
la microbiologia stava nascendo allora, alle esperienze di Pasteur
mancavano ancora 40 anni. E in effetti agli occhi di Hanehmann,
poteva esserci una somiglianza tra il principio della vaccinazione,
e quello da lui proposto (il simile cura il simile).
Ancora si proponevano i "sistemi medici",
soprasemplificazioni dellenorme complessità degli
organismi. Come Ippocrate aveva elencato i temperamenti bilioso,
sanguigno, nervoso, e linfatico, così anche Hahnemann
(Le malattie croniche, 1828) sostiene la teoria dei 4 miasmi,
disordini dellintero organismo in cui incasellare ogni
malattia, e i cui nomi rivelano cultura e credenze dellepoca:
Psora (malattia della pelle, simile alla scabbia), Sicosi (ritenzione
o perdita idrica) Luenismo, Tubercolinismo. Questa parte dellopera
di Hahnemann è oggi riveduta e corretta, ma più
spesso dimenticata, dai suoi moderni seguaci.
Formulato il suo primo principio, Hahnemann sembra
capire che non può curare i pazienti somministrando loro
i vari rimedi in altissime dosi al limite della tossicità
acuta. Afferma così che la guarigione arriva dopo un
peggioramento iniziale; ma la cura è attiva anche a dosi
sempre più basse, e la dose utile è quella che
provoca un peggioramento iniziale appena percepibile. Ecco dunque
la necessità di operare delle diluizioni sulle "tinture
madri" iniziali: diluirle molto, moltissimo.
Il suo tipico procedimento consisteva nel prendere
una parte della "tintura" iniziale, di solito un estratto
idroalcoolico, portarla a 100 parti con acqua, agitare due volte,
ottenendo la "prima diluizione centesimale" ( 1CH
). [3] Di questa si prende ancora una parte, la si diluisce
a 100 (agitando) ottenendo la seconda centesimale ( 2CH ), e
così via fino alla decima, ventesima, trentesima centesimale
( 30CH ), diluizione ancora oggi usatissima. Il numero di volte
che si doveva agitare il boccettino (verticalmente!) fu poi
standardizzato a 100 "succussioni"
Occorre riflettere un attimo sulle implicazioni
di questi principi.
Dopo Avogadro
Nel 1810, quando Hahnemann scrive lOrganon della Scienza
Medica razionale, nessuno aveva idee chiare sui concetti di
atomo e molecola; il principio di Avogadro, formulato in sordina
per la prima volta nel 1811, fu accettato universalmente solo
nel 1860 (Karlsruhe, primo congresso chimico internazionale).
Ora si sa che una grammomolecola di qualunque sostanza contiene
un numero di Avogadro N di molecole, pari a 6.022 . 1023
E facile fare qualche calcolo; consideriamo
per semplicità una sostanza con peso molecolare pari
a 100 (per es. CaCO3). Un grammo di essa in 100 mL di soluzione,
quindi alla 1CH ) contiene 6.022 . 1021 molecole. Una diluizione
2CH conterrà 10-2 grammi e 6.022 . 1019 molecole. Una
diluizione 11CH conterrà 10-20 grammi e 6.022 . 10 molecole.
Una diluizione 12CH (attenzione!) conterrà 10-22 grammi
e 0.6022 molecole. Nei 100 mL non resta nemmeno una molecola.
Se ora si continua (fino alla 30C e oltre) si diluirà
dellacqua con altra acqua.
Poichè riesce difficile comprendere quanto
velocemente aumentino le potenze di dieci, ci si può
anche sbizzarrire in calcoli leggermente diversi. Per esempio,
una 30CH equivale a diluire il grammo di sostanza iniziale in
un volume di liquido pari a 714 milioni di miliardi di volte
il volume del sole.
Se Hahnemann poteva essere scusato, oggi ciò
non è più possibile, e dunque si può affermare
senza tema di essere smentiti che i preparati omeopatici sono
costituiti da acqua fresca.
Ma si impongono altre considerazioni. In primo luogo,
anche la similitudine col principio dei vaccini (spesso ancora
invocata) appare assurda. In un vaccino si forniscono allorganism
dosi piccole ma ponderabili di sostanze che stimolano il sistema
immunitario. In un preparato omeopatico si dà, ripetiamo,
acqua pura. Si devono ovviamente ricordare i concetti di dose
terapeutica, dose tossica, e intervallo terapeutico. Ogni sostanza,
dal sale da cucina alla penicillina, ha dosi alle quali è
del tutto inefficace, altre alle quali è biologicamente
attiva, altre a cui gli effetti collaterali sono predominanti
e può diventare anche tossica. Anche Paracelso già
affermava "è la dose che fa il veleno". [4]
Per i preparati omeopatici, la quantità di sostanza contenuta
(anche alle diluizioni "al di sotto del numero di Avogadro")
non può - per legge - superare 1/100 della minima dose
farmacologicamente attiva secondo la farmacopea medica.
Dunque lomeopatia va contro tutte le basi
molecolari della moderna farmacologia: senza una molecola e
un recettore nellorganismo, non si dà azione farmacologica.
Se lomeopatia dovesse funzionare, sarebbe grazie a qualche
altro principio ancora sconosciuto alla scienza.
Agitazioni, succussioni, energie, memoria
Tornando alle "succussioni" delle boccettine tra una
diluizione e laltra, forse Hahnemann la effettuava semplicemente
per essere certo di avere ben disciolto e mescolato le sue sostanze.
Ora che si sa che non vi è nulla da diluire, risulta
difficile capire come mai questo passaggio venga mantenuto.
Le succussioni vengono anche denominate dagli omeopati "dinamizzazioni",
ed "energizzazioni" e si afferma che esse siano essenziali
allinstaurarsi dellefficacia della sostanza diluita.
Le spiegazioni diventano fumose e diverse a seconda degli autori.
"Alla luce delle teorie dela fisica moderna,
il metodo della succussione provoca la liberazione dellenergia
di un farmaco. Lintuizione di Hahnemann concorda con il
concetto di radiazione di Planck-Einstein: un frammento di materia,
quando viene bombardato da una fonte esterna di energia, emette
energia." [5 ]
"Poichè le diluizioni devono essere
accompagnate da vigorosa agitazione per osservarne gli effetti,
la trasmissione dellinformazione biologica potrebbe essere
correlata allorganizzazione molecolare dellacqua."
[6]
E, questultima, la famosa teoria della "memoria
dellacqua" su cui torneremo tra poco. Sorgono però
subito spontanee alcune ingenue domande: se è la diluizione
a provocare lattività, come mai tale attività
non acquistano, da un certo punto in poi, anche le impurezze?
Se invece la sola sostanza che viene attivata è quella
presente allinizio in alte dosi, come mai il procedimento
funzionerebbe anche per le sostanze insolubili in acqua (o alcool)
che inizialmente sono diluite per rimescolamento con lattosio
in polvere fino alla 3CH? Esiste dunque anche una "memoria
del lattosio"?
Rimedi e patogenesi
Nel 1821 Hahnemann pubblica Materia Medica, un elenco di circa
100 rimedi che curerebbero le malattie di cui, come si ricorderà,
riproducono i sintomi se assunti in alte dosi da persone sane.
Lindividuazione di queste correlazioni costituisce lo
studio della patogenesi in omeopatia. Il numero di questi rimedi
salì rapidamente e nei volumi della Materia Medica a
cura di Constantine Hering se ne elencano 1500. Si tratta di
minerali, estratti vegetali, animali e anche prodotti chimici.
Alcuni (non più molto usati) erano assai curiosi: Mustela
foetida (estratto di ghiandola anale di puzzola), Periplaneta
americana (scarafaggio americano), Pediculus capitis (pidocchio
dei capelli), Cuprum (rame metallico), Pulex felis (pulce di
gatto). I bioterapici (ora vietati) derivavano da materiale
biologico (per es. saliva di malati di morbillo, ecc.)
Si noterà come, in base al principio che
"il simile cura il simile", si prescriverà
per es. (alle opportune "diluizioni") caffeina per
curare linsonnia, estratto di api contro le infiammazioni
cutanee, ecc. Resta, naturalmente, la curiosità del profano
di sapere come viene determinata la patogenesi del Pediculus
capitis. Un problema è che alcuni di questi studi vengono
effettuati con sostanze diluite, così che i sintomi non
sono di facile individuazione. Esperimenti condotti anche da
omeopati (Wesselhoeft, Seidlitz, Hoff, Donner, Pirtiken, Campbell)
[7] dimostrarono che anche pastiglie inerti (placebo) generavano
centinaia di sintomi.
Farmacologia clinica
Il semplicissimo concetto che qualunque terapia dovrebbe dimostrare
la propria efficacia in modo convincente non è semplice
come appare. I sistemi viventi sono implicitamente complicati
e "sporchi": il funzionamento di una cellula è
infinitamente più complesso di quello di una centrale
nucleare. Terapie dannose o, al più, inutili come salassi
e purghe sono state impiegate per secoli. E oggettivamente
difficile stabilire chiare correlazioni di causa-effetto tra
un farmaco e le risposte dellorganismo. Le variazioni
di risposta individuali richiedono sofisticate analisi statistiche.
Vi è anche una naturale tendenza di alcune affezioni
a regredire spontaneamente, o ad avere periodi di remissione.
La suggestione indotta nel paziente da qualunque atto terapeutico
in cui egli creda, nonchè l "effetto sperimentatore"
nei medici, rendono necessari trials "in doppio cieco":
né medici nè pazienti devono sapere qual è
il gruppo di trattati, qual è il gruppo che assume un
placebo, e qual è il gruppo di controllo. La formulazione
di buone norme di farmacologia clinica è più recente
di quanto si pensi, e la sua applicazione risale praticamente
a questo dopoguerra. [8] E fino a non molto tempo fa era presente
in farmacia una pletora di farmaci inutili, talvolta sulla base
di affrettate prove farmacologiche effettuate dalle case produttrici,
e di sommari pareri di efficacia ottenuti tramite prove di dubbio
rigore. Che le osservazioni personali o i casi aneddotici non
possano sostituire trials in doppio cieco, randomizzato, multicentrico,
ed eseguito su grandi numeri di pazienti, dovrebbero essere
concetti risaputi; la recente vicenda della terapia Di Bella
ha purtroppo mostrato che essi non sono affatto entrati nella
mentalità corrente.
Praticamente fin dal suo primo apparire, lomeopatia
generò appassionata fede (nei delusi dalla medicina "ufficiale")
ma anche scetticismo in chi non credeva che soluzioni di acqua
diluita con acqua potessero avere efficacia terapeutica. Sono
ricordati molti test che oggi sarebbero detti di farmacologia
clinica: Stapf e Wislicenus (1821), Marenzeller (1828), de Horatiis
(1829), Pointe (1830), Attomyr (1831) Hermann (1832) Curie e
Simon (1833) Andral e Trousseau (1834) ecc. Nessuno di questi
primi test clinici, che tentavano di non basarsi sullevidenza
aneddotica e personale dei singoli medici, diede risultati chiaramente
positivi o comunque convincenti. Essi possedevano vari difetti
metodologici: piccoli numeri di pazienti, mancanza di doppio
cieco, di placebo e di gruppi di controllo come confronto. Alcuni
risultati in favore dellomeopatia (come durante le epidemie
di colera nel 1831 e 1854 ) furono criticati facendo notare
che se guarivano più malati trattati con rimedi omeopatici,
è solo perché a questi, almeno, in pratica non
si somministrava nulla, mentre la brutale terapia standard di
allora per il colera prevedeva per il malato bagni in acqua
bollente e ripetuta induzione del vomito. Si noti, per contro,
che terapie i cui effetti erano di grande efficacia (vaccinazioni,
aspirina...) si imposero comunque subito.
Anche in epoche più recenti (1937-39) in
Germania il Reichsgesundheitsamst (ministero della sanità)
condusse una serie di prove sullomeopatia con risultati
negativi.
Ma anche gli studi omeopatici ormai si stanno adeguando
e col tempo si è accumulato, soprattutto su pubblicazioni
del settore, un certo numero di test clinico-farmacologici.
Anche riviste importanti, a causa dellattuale diffondersi
di varie terapie "alternative", hanno affrontato il
tema dellefficacia dellomeopatia. Due pubblicazioni
in particolare vengono regolarmente addotte dai credenti nellomeopatia
come la prova che anche la scienza "ufficiale" ha
riconosciuto le dottrine di Hahnemann. Di queste rassegne si
è parlato più ampiamente anche in questa stessa
rivista. [9] Basta ora ricordare che le loro conclusioni in
realtà sono piuttosto deludenti. La prima, sul British
Medical Journal del 1991, è una rassegna di 107 studi
clinici. [10] Essa conclude che:
Per il momento le evidenze dei test clinici sono positive, ma
non sufficienti a trarre conclusioni definitive, perché
la maggior parte dei test sono di bassa qualità metodologica,
e a causa del ruolo sconosciuto dei bias di pubblicazione. Ciò
indica che vi sono valide ragioni per ulteriori valutazioni
ma solo tramite trials ben condotti."
Pare di capire che potrebbero essere stati finora pubblicati
preferenzialmente i test che hanno fornito risultati positivi,
e comunque anche questi sono di qualità scadente.
Il secondo lavoro è ancora una meta-analisi
pubblicata sul The Lancet. [11] Il principale autore dello studio
è il dottor Wayne B. Jonas, omeopate e direttore dell'Office
of Alternative Medicine del National Institute of Health Americano.
[12] Anche qui le conclusioni sono che
I risultati della nostra meta-analisi non sono compatibili
con lipotesi che gli effetti clinici dellomeopatia
siano dovuti completamente alleffetto placebo. Ma vi è
insufficiente evidenza da questi studi che ognuno dei singoli
trattamenti sia chiaramente efficace in una qualunque condizione
clinica.
Se si tiene conto del fatto che questa affermazione
è basata sull'esame di tutti gli studi clinici pubblicati,
in gran parte organizzati da medici omeopati e dichiaratamente
eseguiti per convalidare la teoria omeopatica, non si può
sfuggire alla conclusione che nessun rimedio omeopatico finora
studiato è utilizzabile come farmaco. Altre critiche
hanno riguardato la valutazione dei risultati (ad es. uno degli
studi giudicati più favorevoli fu condotto su soli 28
pazienti, e solo due parametri su undici misurati avevano dato
differenze significative. La maggior differenza riscontrata,
cioè l'auto-valutazione del benessere, era essenzialmente
dovuta ad un peggioramento delle condizioni di quattro pazienti
con placebo).
Unaltra critica è che una meta-analisi,
[13] cioè la valutazione statistica complessiva dei risultati
di una serie di esperimenti clinici, ha senso solo se gli esperimenti
sono omogenei, cioè riguardano l'efficacia di un determinato
farmaco nel trattamento di una determinata patologia. Non ha
alcun senso fare la media tra risultati ottenuti con cinquanta
diversi prodotti provati su una settantina di diverse malattie
distribuite in ventiquattro categorie cliniche.
Un altro aspetto rilevante è quello della
riproducibilità dei risultati. Quattro studi (tre dei
quali valutati di qualità mediocre dagli autori della
meta-analisi) avevano dato risultati variabili, ma tendenzialmente
favorevoli al trattamento omeopatico, nel decorso post-operatorio
degli interventi all'ileo. Il trattamento era essenzialmente
a base di oppio a diverse diluizioni omeopatiche. Per dirimere
la questione il Ministro degli Affari Sociali francese istituì
una commissione mista di medici omeopati e convenzionali per
organizzare un esperimento molto rigoroso, condotto su trecento
pazienti. Il risultato [14] dimostrò molto chiaramente
che non vi era alcuna differenza tra placebo e trattamento con
oppio o oppio più rafano, naturalmente diluiti secondo
i canoni omeopatici.
Prove in vitro e chimico-fisiche
La scarsa, per non dire nulla, riproducibilità dei risultati
in vivo che, come abbiamo visto, sembra avvenire quando si applicano
procedure più rigorose e attendibili ha spinto i ricercatori
in omeopatia a mettere a punto test di laboratorio (su animali,
cellule viventi o strumentali) [15] che essendo meglio controllabili
dovrebbero essere anche più affidabili.
Il caso che fece più scalpore e che ancora
si ricorda fu quello di Jacques Benveniste e della sua équipe.
Immunologo di fama, direttore di un centro del INSERM francese,
Benveniste (che fin dallinizio della quérelle sostenne
la parte del genio incompreso e discriminato) affermava di aver
verificato lefficacia di un antisiero ( diluito alla 10-120
M ! ) in una reazione immunologica in vitro. La famosa rivista
Nature accettò di pubblicare il lavoro [6], con un editoriale
che ne prendeva le distanze e a patto che lesperimento
fosse poi ripetuto davanti a una commissione. La ripetizione,
in doppio cieco e con varie misure di sicurezza, fu un fiasco
totale. [16]
Anche ripetizioni in altri laboratori non produssero
alcuna conferma.
La rivista francese Science et Vie fece ripetere
lesperimento di Benveniste allospedale Rotschild
di Parigi, con risultati negativi.
Benveniste in persona poi trascorse un anno presso
la École de Physique e de Chimie col prof. Georges Charpak,
Nobel per la fisica, che era curioso di verificare; ancora risultati
negativi. Charpak disse: "I controlli effettuati presso
i nostri laboratori sono stati uno scacco costante. Non è
stato visto alcun effetto". [17]
E importante notare due cose: in primo luogo
che, per il prestigio dellautore e limpegno scientifico,
questo avrebbe dovuto costituire lexperimentum crucis,
il migliore disponibile per provare la realtà dellefficacia
di un preparato omeopatico. In secondo luogo, senza una verifica
in laboratorio, sulla carta il lavoro poteva essere giudicato
di ottima qualità.
In testi di omeopatia, gli esperimenti di Benveniste
vengono talvolta ancora citati come prova a favore. Nel frattempo
anche altri ricercatori (di Università ed enti pubblici)
sostengono, con vivacità ed evidente buona fede, di poter
fornire nuove dimostrazioni inconfutabili. Un esperimento sul
quale anche in seguito si è puntato molto fu condotto
su dei topi, che sarebbero protetti da degenerazioni tumorali
indotte del fegato grazie a fosforo diluito omeopaticamente.[18]
Altri filoni si addentrano nelle intricatezze della chimica
fisica dellacqua [19]; per esempio, si distinguerebbe
acqua che ha contenuto un rimedio omeopatico da acqua normale
grazie a misure di microcalorimetria miscelandole con soluzioni
di acidi, o basi. [20]
Non si vuole ora discettare sugli innumerevoli problemi
etici, filosofici o politici collegati alla cosiddetta "libertà
terapeutica"; né se e come si possa credere a qualcosa
in mancanza di prove convincenti; né se la scienza sia
dogmatica, o utilmente scettica; né se esistano teorie
che, sulla carta, spieghino lomeopatia; né se siano
possibili abbagli in buona fede. Forse molti chimici, banalmente,
vorrebbero che gli omeopati mostrassero finalmente un esperimento
ripetibile, almeno uno, grazie al quale si possa distinguere
- in qualunque modo - acqua normale da acqua "omeopatica".
E un esplicito invito. Anzi: una sfida.
Luigi Garlaschelli
Chimico, Universita' di Pavia
Resp. Sperimentazioni CICAP
Note
[ 1 ] D.L. n. 185 (17 marzo 1995) con modifiche del 30 sett.
1997.
[ 2 ] S. Hahnemann "Organon dellarte
del guarire" (1810). Trad. it. Edizioni Red, Como
[ 3 ]Esistono anche le diluizioni decimali (D )
e le Korsakoviane ( K ): in queste la boccetta della tintura
madre viene capovolta e svuotata per scolamento. Poi la si rabbocca
con acqua e si agita, diluendo il sottile velo liquido aderente
alle pareti del recipiente. Il processo, come per le altre diluizioni,
viene ormai effettuato automaticamente. In questo caso da un
apparecchio che in pratica è un lavaprovette.
[ 4 ]Tra i veleni più potenti, ecco alcuni
dati: si ammazza una persona con 100 mg di cianuro, 50 mg di
metilmercurio, 1 mg di gas nervino (Sarin, Tabun), 0,1 mg di
biotossine (tetano, a-bungarotossina, botulino), 0.01 mg di
plutonio 239 o radio 226)
[ 5 ] Franco Ferrari " I sotterranei della
medicina" Tattilo Ed., (1974) p. 16
[ 6 ] Jacques Benveniste e al. " Human Basophil
Degranulation Triggered by Very Diluted Antiserum Against IgE.
" Nature, 333, 816 (1988)
[ 8 ] C. Haimann "Per una medicina basata sulle
prove" . Tempo Medico, 20 gennaio 1999, p. 10
[ 9 ] G. Lancini "Sperimentazione clinica,
omeopatia e meta-analisi" La Chimica e lIndustria,
80, 841 (1998)
v. anche La Chimica e l'Industria, 80, 153 (1998)
[ 10] J. Kleijnen, P. Knipschild, G. ter Riet. "Clinical
trials of homeopathy" Brit. Med. J. 302, 1, 1991
[11] W. B. Jonas e al. "Are the clinical effects
of homeopathy placebo effects? A meta-analysis of placebo-controlled
trials" The Lancet, 350, 20 sett. 1997, p.834-43
[12] Per una storia dettagliata del contestatissimo
O.A.M. si veda il recente articolo di L. Ember "Alternative
Medicine Goes Mainstream" Chem. Eng. News, dic. 7, 1988,
pp. 14-21. Con gli attuali 50 milioni di dollari di budget,,
lO.A.M. sarà presto in grado di effettuare anche
direttamente prove cliniche.
[13] Sulle meta-analisi v. Tempo Medico, 5 nov.
1997, p. 2; v. anche V. Bertelé e S. Garattini "Valutare
lefficacia dei farmaci" Quaderno Le Scienze, n. 102,
p.70-79 (giugno 1998).
[14] M. J. Mayaux, M. L. Guihard-Moscato et al.
Lancet, 5 Marzo 1988, pp. 528-529
[15] P. Bellavite, A. Signorini. "Fondamenti
teorici e sperimentali della medicina omeopatica" IPSA
Ed., 1992 (Cap.4)
[16] J. Maddox, J. Randi e W Stuart "High Dilution
Experiment a Delusion" Nature, 334, 287 (1988)
[17] Benveniste ora si occupa anche di trasmissione
di informazioni elettromagnetiche: si pone una specie di bobina
attorno al recipiente di un preparato omeopatico, se ne registra
"la frequenza", la si registra su file, lo si trasmette
via internet, e chi lo riceve lo "suona" ponendo davanti
allaltoparlante della scheda sonora un recipiente con
acqua normale. Di colpo essa assume le caratteristiche del rimedio
omeopatico remoto. (http://www.digibio.com/)
Benveniste ha vinto due volte (1988 e 1998) lironico
premio IgNobel (assegnato agli scienziati "le cui ricerche
non possono o non devono essere riprodotte")
[18] Bildet et al. "Étude au microscope
électronique de laction de diluition de phosphorus
15CH sur lhepatite toxique du rat" Homéopathie
Francaise 72, 211 (1984) .
P. Mattoli (Istituto di Biochimica della Facolta'
di Medicina/Farmacia dell'Universita' di Perugia), comunicazione
personale, 3-5-1998
[19] G. Preparata, E. Del Giudice, F.Zuccarelli.
"Proprietà anomale dellacqua alla base dellomeopatia".
Seminari tenuti il 21 febbraio 1998 presso l'aula di radiologia
del I Policlinico di Napoli.
[20] V. Elia "Esiste la memoria dell'acqua?
Uno studio termodinamico sulle soluzioni estremamente diluite
della farmacopea omeopatica". Seminario tenuto a Napoli
il 25 marzo 1999.
Da La Chimica e l'Industria, (81), 1023, ott. 1999
Documento del:
Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale
(CICAP)
Il CICAP ha creato un punto di riferimento
sull'omeopatia
all'indirizzo http://www.cicap.org/omeopatia
e invita a segnalare all'indirizzo omeopatia@cicap.org
iniziative di analisi critica, ricerche italiane, corsi universitari
o anche la disponibilita' di pazienti, farmacisti, medici, ricercatori,
avvocati e giornalisti che vogliano offrire specifiche esperienze
per affrontare le diverse problematiche connesse all'analisi
di questo settore.