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L'effetto Kirlian

 

I sostenitori della Pranoterapia considerata come bioenergia (ossia energia radiante dal nostro corpo) adducono, a prova scientifica della sua esistenza, la famosa fotografia "Kirlian" della mano del soggetto che dovrebbe essere dotato di facoltà radianti paranormali.
Ed è qui che casca l'asino! O costoro sono degli emeriti imbroglioni o degli emeriti ignoranti.
Ignoranti nel senso etimologico della parola: ossia essi ignorano i principi scientifici sui quali si basa l'effetto Kirlian.
E vediamola da vicino questa meravigliosa fotografia Kirlian, che di solito fa bella mostra di sé nei salotti dei pranoterapeuti e che mostra una mano circondata da aloni colorati diffusi con sfumature che vanno dall'arancione al rosso al giallo al blu.
Davidevic Kirlian viveva a Krasnodar, un paese dell'Unione Sovietica ove possedeva una piccola officina nella quale svolgeva il suo lavoro di riparatore di impianti ed apparecchi elettrici. Non era laureato (aveva frequentato solo per quattro anni la scuola), non era uno scienziato. Era solo un elettricista autodidatta con una gran passione per il suo lavoro ed un certo "geniaccio" inventivo. Questa sua bravura lo portò ad essere nominato "riparatore ufficiale" delle attrezzature elettriche dell'ospedale del suo paese.
Fu qui che un giorno, mentre riparava un generatore di corrente, fu colpito da una forte scarica elettrica.
Fisicamente non subì alcun danno ma durante la scarica vide, dal suo corpo, sprigionarsi dei lampi colorati.
Il fenomeno lo colpi al punto che pensò sarebbe stato bello poterlo registrare.
E come, se non fotografandolo? A quell'epoca si usavano ancora le lastre fotografiche di vetro. Kirlian scelse, come esperimento, di fotografare una sua mano nella quale avrebbe fatto scorrere una scarica di corrente elettrica provocata da un generatore. Voleva ripetere in maniera sperimentale, registrandolo, il fenomeno che aveva subito accidentalmente e che lo aveva tanto colpito.
Per far ciò, l'oggetto da fotografare doveva essere posto a contatto della lastra di vetro.
Posò, quindi, su di un tavolo di legno (perché fosse isolata dal terreno) una lastra fotografica avvolta in carta nera (affinché non venisse impressionata dalla luce), appoggiata su un elettrodo facente capo ad un generatore di corrente. Salì su di una tavola di legno per isolarsi da terra, attaccò l'altro elettrodo alla sua mano che appoggiò sulla lastra fotografica. Per mezzo di un interruttore provocò, quindi, una breve scarica elettrica tra i due elettrodi.


Si accinse poi a sviluppare la fotografia, così ottenuta, nel suo laboratorio.
A sviluppo ultimato, al Kirlian apparve sulla lastra il contorno di una mano umana, dove spiccava nettamente l'apparato scheletrico e, cosa che lo colpi enormemente, un misterioso ed inspiegabile alone che circondava la punta delle dita. Cercando di spiegarsi il fenomeno fotografò, con questo metodo, varie parti del corpo umano ottenendo sempre quell'alone misterioso che denominò “aura”. Nel contempo migliorò anche le sue attrezzare tecniche e passò dalle vecchie lastre fotografiche in bianco e nero alle più moderne pellicole a colori. Con queste ultime l'aura acquistò “vita” tingendosi di rosso, blu, giallo, arancione.

Quando Kirlian estese le sue ricerche al mondo vegetale riscontrò anche nelle foglie le stesse "aure" e gli stessi colori che aveva notato fotografando il corpo umano. Osservando poi che l'aura si modificava a seconda dello stato di "salute" dell'oggetto fotografato egli pensò di aver captato, con la sua camera fotografica, l'energia vitale degli esseri viventi sia in campo umano che vegetale.
Ulteriori esperimenti misero però in evidenza che anche fotografie di oggetti inanimati (sassi, pezzi di legno, oggetti di plastica...) presentavano le stesse manifestazioni con gli stessi colori di quelle eseguite su persone o foglie. Cadeva così il concetto di energia vitale applicato alla primitiva denominazione di aura. E così quando nel 1948 (erano passati oltre otto anni della prima fotografia) Kirlian sottopose la sua scoperta all'esame dell'Ufficio Statale di Mosca per ottenere il brevetto, questo venne concesso sotto la denominazione di "effetto Kirlian”. Ciò voleva dire che il Kirlian aveva inventato una strumentazione che attraverso l'impiego di energia elettrica faceva ottenere un determinato effetto fotografico sugli oggetti fotografati.
Nessun accenno alla scoperta di alcun tipo di energia, tantomeno di "bioenergia'' prodotta dal corpo umano. Che l'"effetto Kirlian" abbia un interesse scientifico è indubbio, tanto che oggi viene usato largamente, e in tutto il mondo, nell'industria pesante per studiare la resistenza dei vari materiali e la loro usura, nonché nell'industria delle vernici per studiarne la conducibilità elettrica e la resistenza agli insulti ambientali.
Ma perché si produce questo effetto Kirlian?
Dobbiamo ripeterci. Il Kirlian non era uno scienziato ma solo un'autodidatta con una discreta conoscenza delle regole di base dell'elettrotecnica e della fotografia ed un'ottima manualità. Egli scoprì l'effetto ma non giunse alla conclusione del perché l'effetto stesso si producesse. Bastava sconfinare dalla semplice elettrotecnica all'elettronica, e dalla filosofia animistica alla più concreta chimica, per rendersi conto di che cosa era il multicolore effetto Kirlian (a torto interpretato allora e ancor oggi, da coloro che ne hanno interesse, come espressione di emissione di energia vitale). Se, in effetti, il fenomeno fosse da imputarsi all'emissione da parte del corpo umano (o, per dirlo con le parole tanto care ai sostenitori del paranormale, da parte del nostro corpo astrale), di quell' "essenza energetica" dagli infiniti poteri terapeutici, non vedo perché il fenomeno non dovrebbe prodursi anche in assenza della scarica elettrica che attraversa la nostra mano. Ciò invece non avviene: niente scarica, niente aura.
Deduzione logica: se è la corrente elettrica che determina la comparsa dell'aura, allora l'aura stessa è un fenomeno elettrico, non bio logico!
Ciò è tanto più vero in quanto per ottenerla si usa una corrente a bassissimo amperaggio, proprio per non provocare alterazioni biologiche ai tessuti che attraversa. Analizziamo ora il fenomeno attraverso i componenti che lo producono:
- l ) generatore di corrente
- 2 ) lastra fotografica con elettrodo
- 3 ) mano con elettrodo.
Tutto qui?! A prima vista sembrerebbe così, ma abbiamo dimenticato un componente molto importante; non abbiamo tenuto presente che tra la mano e la lastra fotografica, ossia tra i due elettrodi, esiste... l'aria che ci circonda. Ed ecco il 4 componente: il più semplice si, ma anche l'unico responsabile dell'effetto Kirlian. L'aria, infatti, è composta da gas miscelati tra loro, le cui strutture molecolari si mescolano a formare un tutto incolore. L'equilibrio tra i gas che la compongono (Idrogeno-Ossigeno-Neon- Azoto...) è dovuto all'integrazione delle cariche elettriche (ioni), positive (cationi) e negative (anioni), degli atomi di ogni singolo gas. La fisica e la chimica ci insegnano che se facciamo passare una corrente elettrica attraverso una struttura atomica si produce un fenomeno chiamato ionizzazione, per cui un atomo, o un gruppo di atomi, perde o acquista elettroni trasformandosi da ione positivo a ione negativo o viceversa. Un fenomeno di ionizzazione che tutti constatiamo dopo il passaggio di un temporale, e che si manifesta con quel buon odore che acquista l'aria a calma tornata, è dovuto proprio al fatto che i fulmini e i lampi con le loro scariche elettriche, hanno provocato la ionizzazione dell'Ossigeno contenuto nell'atmosfera facendo assumere, a questo gas, un elettrone in più nei suoi atomi e facendolo quindi passare da O2 (simbolo chimico dell'Ossigeno) ad un nuovo composto O3 con caratteristiche chimiche diverse e che viene denominato "Ozono". Se poi noi analizziamo, attraverso un esame spettrografico, ogni singolo gas componente l'atmosfera, notiamo come ciascuno ione abbia una sua banda di colore: arancione per il Neon, giallo per l'Ossigeno, blu per l'Azoto, rosso per gli idrocarburi. E quali sono i colori che si notano nella cosiddetta "aura" di una fotografia Kirlian? Arancione - giallo blu - rosso e, guarda caso, con una predominanza del giallo. Ed ecco spiegato l'arcano: l'effetto Kirlian non fotografa nulla che sia prodotto dall'oggetto fotografato, bensì fotografa il processo di ionizzazione dei gas esistenti tra i due elettrodi. La variazione delle bande di colore, più o meno accentuate, è dovuta alle variazioni di intensità del flusso elettrico che passa attraverso i gas, e che è direttamente proporziona le alla stato di conducibilità dell'elettrodo variabile (mano, foglia...). 

Nel caso di una mano (umana), noi sappiamo che la conducibilità elettrica cutanea è in funzione dello stato di tensione o di rilassamento (psichico) dell'individuo, così come la sensibilità termica e dolorifica. Ciò si nota nell'applicazione dell'Ipnosi e dell'Agopuntura che, agendo sul sistema nervoso centrale, possono produrre variazioni della conducibilità degli stimoli elettrici termici e dolorifici, sia nel loro tragitto dalla periferia al centro (e con questo procedimento provochiamo gli stati di anestesia), che viceversa dal centro alla periferia (e con ciò otteniamo stati di iperalgesia). Se le argomentazioni scientifiche non bastassero a convincere i sostenitori della "Aura Bioenergetica", citerò un episodio, tratto dal libro di Piero Angela "Viaggio nel mondo del Paranormale" che da solo, dovrebbe far cadere nel ridicolo quanti ritengano ancora l'effetto Kirlian prova tangibile dell'esistenza dell'energia vitale proiettata dai pranoterapeuti. L'Autore, che si trovava a colloquio col Prof. Palmieri presso l'Istituto di Biofisica e Cibernetica del C.N.R. (Centro Nazionale Ricerche) di Genova, chiese allo scienziato se anche una mano finta avesse l'Aura. Il prof. Palmieri sorrise ed accettò di eseguire l'esperimento sul modello di una mano metallica che il buon Angela aveva portato con sè. La fotografia dimostrò che anche la mano inorganica aveva l'aura. Ma ciò che fu divertente fu che, paragonata l'aura del la mano di metallo alla fotografia dell'aura della mano di una della più famose "guaritrici" del mondo, la signora Olga Worral, le due aure risultarono perfettamente identiche. La mano finta, però, non vantava alcuna pretesa di essere in possesso di facoltà terapeutiche paranormali.

Steno Dondè

Documento del CICAP 
Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale.

 

 

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