Abbigliamento.
Le fibre naturali
Le fibre naturali
Sono quelle tradizionali: il cotone, il lino, la seta e la lana.
Quest'ultima, in particolare, si distingue per le diverse varietà
esistenti, a seconda dell'animale che ha fornito la "materia
prima". Pensate di conoscere già tutto sulle fibre naturali?
In realtà, ci sono diversi segreti da scoprire. Ad esempio,
lo sapevate che la seta non sopporta il sole? E che la lana
resiste al fuoco meglio di tante altre stoffe?
Il cotone
L'uomo lo conosce già da tremila anni, ma l'uso del cotone nell'abbigliamento
ha preso piede solo dalla metà del Settecento, quando fu inventata
una macchina sgranatrice industriale che permise di separare
le fibre dai semi con un rapido procedimento meccanico.
Dall'inizio del Novecento, il cotone è diventata la fibra più
utilizzata su scala mondiale e lo è tuttora. È disponibile in
qualità diverse, che si distinguono per lunghezza dei filamenti
d'origine, finezza, colore e solidità. Più le fibre sono sottili
e lunghe, più alto è il loro valore. Di tutta la produzione
mondiale solo il 6 per cento raggiunge le caratteristiche di
maggior pregio, mentre il 75 per cento è del genere più grossolano.
Una caratteristica del cotone è l'alto assorbimento di umidità.
Una flanella, ad esempio, può assorbire una quantità di acqua
doppia rispetto al suo peso. E si tratta di una caratteristica
importante per chi indossa abiti di cotone. Sostanze liquide,
come il sudore, vengono assorbite dal tessuto e trasmesse all'esterno
dove si disperdono per evaporazione. Un'altra virtù è la buona
resistenza all'usura.
Le fibre lunghe, in particolare, non sono soggette al fenomeno
di "pilling", cioè alla fuoriuscita dei capi estremi dei fili,
che dà alla superficie un aspetto peloso e opaco a causa dei
bioccoli (le antiestetiche palline di filo così comuni nella
lana).
Le fibre di cotone sono cave all'interno e quindi formano una
sorta di intercapedine che funziona da isolante termico: evitano
l'accumulo di calore d'estate e ne impedisce la dispersione
in inverno.
Un difetto del cotone è l'infiammabilità: basta poco per fargli
prendere fuoco. Per questo le industrie sottopongono i tessuti,
soprattutto quelli destinati agli abiti da lavoro, a un trattamento
chimico che li rende "flame retardant", cioè resistenti alla
propagazione della fiamma.
Il cotone è anche poco elastico, e quindi assai gualcibile.
Questo inconveniente è limitato nei tessuti che subiscono il
trattamento "antipiega". Le resine utilizzate durante il procedimento,
però, riducono leggermente la resistenza del cotone.
Per superare invece il problema del restringimento dopo il lavaggio,
soprattutto nelle felpe, il cotone viene combinato con il poliestere,
oppure è sottoposto al trattamento di prerestringimento: (il
filato è lavorato a trame larghe, quindi è reso compatto prima
del confezionamento, così che il capo di abbigliamento con il
lavaggio non perda la sua forma e la sua morbidezza).
Il lino
Tra le molte specie di piante di lino, una sola la Linum Usitatissimum
è coltivata per ottenerne la fibra tessile. I corti filamenti,
distribuiti nella zona lungo lo stelo, vengono raccolti, macerati
e poi filati con un sistema simile alla lana. La capacità del
lino di lasciar traspirare la pelle è paragonabile a quella
del cotone. Ha buona resistenza all'usura, ma si sgualcisce
con grande facilità. Questo "vizio" è la causa della scarsa
diffusione dei lino nell'abbigliamento.
Il lino può essere sottoposto agli stessi trattamenti che subisce
il cotone, come l'applicazione di appretti a base di resine
per ridurne la gualcibilità e a trattamenti antirestringimento.
La seta
Purissima seta, da secoli la fibra più pregiata e ricercata.
Ai tempi di Marco Polo lunghe carovane attraversavano l'intero
continente asiatico per potersi procurare le migliori pezze
nei mercati d'Oriente. Oggi, per valorizzare le sue qualità
naturali, viene sottoposta a diversi trattamenti: tintura, apprettatura,
antipiega. La seta ha caratteristiche molto diverse rispetto
alle altre fibre naturali. È impermeabile all'umidità e si copre
facilmente di aloni e macchie nei punti dove viene più a contatto
col sudore. Non sopporta esposizioni prolungate al sole che
ne spengono la lucentezza e ne attenuano i colori. A contatto
con la fiamma, ha una combustione molto lenta ed emette un odore
simile a quello dei capelli bruciati.
I tessuti di seta resistono poco all'usura. Nelle parti più
soggette a sfregamento (collo, polsini, giro maniche) si manifesta
il fenomeno di "pilling", si forma cioè quella leggera peluria
che fa perdere intensità al colore e schiarisce il tessuto.
La lana
Da sempre, l'uomo si è servito del pelo degli animali, utilizzandone
semplicemente le pelli, per proteggersi dal freddo. La lavorazione
della lana divenne invece un'arte presso i popoli dell'Assiria
e della Babilonia. Dopo l'invenzione del primo telaio meccanico,
progettato da Leonardo da Vinci, l'Italia diventò uno dei Paesi
più attivi nella trasformazione e nell'esportazione dei tessuti
di lana.
Dal punto di vista commerciale, la lana, come il cotone, viene
classificata in base alla sua finezza, cioè al diametro in micron
del filamento. La finezza dipende in larga parte dall'animale
da cui è ricavata.
La lana può assorbire vapore acqueo fino al 30 per cento del
suo peso senza dare la sensazione di bagnato. Questo è dovuto
all'azione degli aminoacidi che compongono le fibre, che incorporano
l'umidità e la restituiscono all'ambiente. Per lo stesso motivo
la lana svolge la funzione di regolatore termico: se un tessuto
di lana a una temperatura di 20 gradi viene portato in un ambiente
gelido e umidissimo (0 gradi e 90 per cento di umidità), si
raffredda solo dopo circa quattro ore, dando la possibilità
al corpo umano di adattarsi man mano al nuovo clima.
Allo stesso tempo, questa formidabile fibra è impermeabile all'acqua,
grazie alla sostanza grassa da cui è ricoperta. La reazione
della lana all'acqua è molto simile a quella delle piume che
ricoprono gli uccelli: le gocce si condensano sulla superficie
e vengono assorbite solo in minima parte. La capacità di assorbire
umidità e, allo stesso tempo, di respingere l'acqua, è una delle
caratteristiche più positive della lana.
Facciamo ancora i complimenti alla lana: è molto elastica, quindi
non si stropiccia facilmente; si sporca meno di altri tessuti
per la modesta elettricità statica e la proprietà idrorepellente;
non si incendia facilmente e tende allo spegnimento spontaneo.
La dote più apprezzata, però, è quella di tener caldo. Ma se
protegge dal freddo, protegge anche dalle temperature molto
elevate. Tanto che i beduini del deserto utilizzano lo stesso
barracano di lana sia contro il gelo della notte che contro
la temperatura torrida del giorno. Questa "magica" proprietà
è dovuta all'aria trattenuta dalle fibre ruvide e ondulate che
trasformano il tessuto in una specie di cuscinetto termoisolante.
Non solo virtù
La lana è soggetta al fenomeno del "pilling". È il primo segnale
di logoramento dell'indumento evidente soprattutto nelle parti
più soggette a sfregamento. Altro inconveniente: subisce facilmente
l'attacco delle tarme, delle quali sembra essere il cibo preferito.
Oggi, però, in fase di lavorazione, molti filati vengono trattati
con particolari sostanze chimiche anti-tarma. Altri trattamenti
applicati alla lana facilitano il lavaggio in lavatrice e ritardano
l'infeltrimento.
C'è pecora e pecora
A seconda della provenienza, la lana ha caratteristiche differenti.
Le pecore (mille specie diverse) si dividono in tre grandi gruppi,
Merinos, razze incrociate, pecore indigene, che danno origine
a tre tipi di lane diverse.
Merinos
Originaria del Sud Africa, questa razza costituisce l'allevamento
tipico delle montagne australiane e fornisce la lana più pregiata.
Un solo animale può raggiungere il prezzo di svariati milioni
di lire. In compenso, a fronte dei due chili di lana prodotti
mediamente da una delle nostre pecore comuni, un esemplare Merino
può fornirne anche dieci chili: quanto basta per confezionare
trenta-quaranta maglioni.
Il pelo dell'animale, corto, arricciato e molto fine, viene
impiegato quasi esclusivamente per capi di abbigliamento.
Razze incrociate
Sono il risultato di incroci fra Merinos e razze locali. Producono
lana meno pregiata, di media lunghezza, poco fine, destinata
alla produzione di coperte e tappeti.
Pecore indigene
Sono le innumerevoli razze locali. La loro lana, fra le più
comuni, lunga, setolosa, è impiegata soprattutto per le imbottiture
dei materassi.
Mohair
Questa lana prende il nome da una razza di capre che vive in
alcune regioni della Turchia. Dal pelo poco arricciato si ricava
una fibra più lucida e brillante di quella di pecora. Dal capretto
giovane ottiene il Kid mohair, più fine e più morbido.
Lama
Vive in America latina, in particolare sulle Ande, ed è l'animale
più simile al cammello, per dimensioni.
Ne viene utilizzato soprattutto il sottopelo, da cui si ricavano
tessuti lucidi, fini e leggeri.
Alpaca
La lana fornita dall'alpaca, altro camelide andino, è molto
simile al mohair. Dal vello esterno dell'animale, tosato ogni
due anni, si ricava la lana ordinaria, da quello interno i filati
più fini. Si classifica anche in base al colore: bianco, grigio,
marrone chiaro, marrone scuro, nero, pezzato, infine il rossiccio,
quello di maggiore pregio.
Guanaco
A differenza della vigogna, il guanaco un camelide non addomesticabile
delle Ande è tuttora ucciso per il prezioso pelo, simile a quello
della volpe rossa. È un valido motivo per non comprare la lana
o la pellicce che se ne ricava.
Angora
Dal coniglio d'angora si ricava un pelo particolarmente soffice
al tatto e molto caldo. Il maggior produttore è la Cina, ma
in passato (fino alla vigilia della seconda guerra mondiale)
anche gli allevamenti italiani delle Toscana e del Veneto erano
molto apprezzati. La tosatura consiste nel pettinare gli animali
ogni tre mesi. Il segreto della morbidezza e del candore del
pelo sta nella tecnica di allevamento dei conigli, tenuti in
gabbie accuratamente pulite ma immerse nella semioscurità. Non
proprio una bella vita, ci sembra. Che ne dite?
Le altre lane
Accanto alle lane di pecora e di capra, ci sono le lane di altri
animali, chiamate fino a pochi anni fa semplicemente "peli fini".
Sono: la vigogna, il cachemire (o cashmere, in inglese), il
mohair, l'alpaca, la lana di cammello, di lama e di guanaco.
Oggi, la legge consente di classificarli nella categoria delle
lane, ma la loro qualità e il valore commerciale è superiore
rispetto al vello delle pecore.
Cammello
All'origine delle fibre nobili c'è lui, il cammello.
Morbida e compatta al tatto, la fibra tessile ottenuta dal suo
pelo ha il tipico colore marroncino che prende il suo nome:
il color cammello.
Vigogna
Il più fine è il pelo di vigogna, un piccolo camelide,
un "cugino" del comune cammello, che vive allo stato brado in
Perù.
L'uso di questo pelo fu vietato venti anni fa dalla Convenzione
di Washington, perché la vigogna si stava avviando all'estinzione.
Per ottenerne il mantello gli animali venivano cacciati e uccisi.
Oggi, con nuovi sistemi, il sottopelo, impiegato per l'abbigliamento,
può essere tolto senza uccidere l'animale, e la lana più pregiata
del mondo ha ripreso a circolare.
Cachemire
La fibra, finissima, è seconda soltanto alla vigogna.
Si ricava dalla lanugine del sottopelo della capra omonima,
che vive sugli altipiani della Mongolia e della Cina, in Tibet
e nell'Iran, a un'altezza di mille metri. Il freddo intenso,
che può raggiungere punte di 30 gradi sotto zero, fa sviluppare
agli animali un fitto vello. In primavera i tosatori, con lo
speciale pettine, prelevano la lanugine formata nel sottopelo:
in media ogni capretta dà circa 200 grammi di cachemire, di
cui solo 110 grammi sono usati per la manifattura. Ecco spiegato
perché il cachemire è così raro e prezioso.
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"Consumare senza essere consumati"
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