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Ma gli antivirus servono
a qualcosa?
di Paolo Attivissimo
Di fronte al dilagare di worm e virus, è
forse il caso di riconsiderare uno dei dogmi della sicurezza
informatica: l'antivirus, che si sta rivelando più un
danno che una valida difesa. Urgono soluzioni alternative.
C'era una volta Internet. Quella cosa bella, mitica
e irraggiungibile che se l'avevi eri un essere superiore, membro
di una èlite di interconnessi che scambiavano gratuitamente
e-mail intercontinentali mentre gli altri infelici scialacquavano
fortune in fax e telefonate.
Poi sono arrivati i virus: uno, due, dieci, mille.
E Internet è diventata la latrina del terzo millennio.
La mia casella di e-mail, come la vostra, è un ricettacolo
repellente di réclame di allungapiselli, proposte d'affari
di dittatori africani in disgrazia, e soprattutto virus, virus,
virus. Distillare la posta veramente utile in questo marasma
è oggi una necessità nauseante, come recuperare
un Rolex caduto in un orinatoio pubblico. Adesso, quando dico
che lavoro con Internet, i giurassici rimasti fedeli al fax
mi guardano come se fossi un addetto dell'agenzia spurghi e
sogghignano, compiaciuti della loro scelta retró.
Gran parte della colpa è da attribuire a
chi ha avuto la geniale trovata di scrivere programmi di posta
che eseguono automaticamente qualsiasi porcheria allegata a
un e-mail. In confronto, stare a bocca spalancata sotto una
piccionaia è una scelta da Einstein.
I più giovani magari non se lo ricordano,
ma prima dell'avvento di Outlook e soci era necessario che un
utente aprisse intenzionalmente un allegato per farsi infettare.
Lo faceva una volta e poi, se non era proprio un imbecille,
imparava a caro prezzo la lezione. Ora, grazie al progresso
tecnologico, i virus vengono eseguiti automaticamente, e l'utente
non può far nulla per impedirlo. Dirgli di non aprire
gli allegati, come si faceva un tempo, non serve più
a nulla: lo fa automaticamente il computer. E' questo automatismo
la causa fondamentale del dilagare violento di ogni più
banale attacco virale.
Di solito a questo punto il saccente di turno alza
la manina e fa notare che le cose andrebbero molto meglio se
tutti usassero l'antivirus e lo tenessero aggiornato, le epidemie
virali non esisterebbero. Si offende qualcuno se dico che questa
è una panzana colossale?
Il giro del mondo in quindici minuti
La ragione è piuttosto semplice. Gli antivirus
agiscono sempre troppo tardi per natura. Prima che possano bloccare
un nuovo virus, è necessario che quel virus sia già
in circolazione e arrivi tra le mani degli esperti, che lo esaminano
e preparano di corsa un aggiornamento antivirale su misura.
Poi è necessario attendere che gli utenti scarichino
e installino l'aggiornamento. Solo allora si è protetti.
Questo meccanismo intrinsecamente passivo significa
che anche nella migliore delle ipotesi, ossia con esperti delle
società antivirali in servizio giorno e notte e con utenti
diligentissimi che scaricano gli aggiornamenti ogni giorno più
volte al giorno, passano comunque diverse ore fra l'inizio dell'epidemia
e la disponibilità dell'aggiornamento che riconosce la
nuova minaccia virale.
E a quel punto il danno è ormai fatto. Grazie
anche al crescente numero di utenti permanentemente connessi,
i virus più recenti si diffondono in tutto il mondo a
velocità enorme, come documentato in modo impressionante
da una recente ricerca su Code Red e Nimda.
Ultimamente basta infatti qualche decina di minuti
perché vi siano migliaia di macchine infette, che a loro
volta disseminano il virus tramite le loro connessioni veloci.
Li chiamano addirittura i Warhol worm, dalla famosa frase di
Andy Warhol che prevedeva un futuro in cui ognuno avrebbe avuto
il proprio quarto d'ora di fama (o, in questo caso, di infamia).
In sostanza, è ormai tecnicamente possibile
sviluppare un virus in grado di infettare Internet fino alla
paralisi in meno di un'ora. Quelli che abbiamo subìto
sinora, sia ben chiaro, sono attacchi dilettanteschi: lo conferma
l'analisi dei codici virali di Blaster, Sobig e compagnia bella,
che pure hanno causato sfracelli. In queste condizioni, un antivirus
è utile tanto quanto mettersi il casco dopo essere caduti
dalla moto.
L'antivirus non solo è sostanzialmente inutile
contro un'epidemia: offre un senso di sicurezza del tutto fasullo,
che è notoriamente più pericoloso della consapevolezza
di essere in pericolo. Se l'antivirus ci dice che un allegato
è pulito, è probabile che cederemo alla tentazione
di aprirlo, anche se è di provenienza dubbia. Non abbiamo
modo di sapere se l'allegato alberga in realtà un virus
troppo recente per essere riconosciuto persino dall'antivirus
fresco di aggiornamento.
L'esempio classico è il recentissimo Swen/Gibe.
Ha cominciato a inondarmi la casella di posta diverse ore prima
che le società antivirali producessero l'aggiornamento
che lo riconosce. Durante quelle ore, l'esame con l'antivirus
aggiornato indicava che l'allegato di Swen era in regola. Mi
ha salvato dall'infezione soltanto la mia diffidenza verso gli
allegati in generale, perché il messaggio era davvero
ben confezionato e faceva leva sull'ansia generata dagli attacchi
precedenti. Molti altri utenti non sono stati così accorti.
I danni degli antivirus
L'antivirus, insomma, ci lascia in braghe di tela
proprio quando più ne abbiamo bisogno. Il massimo che
può fare è confermarci, a distanza di qualche
ora, che un allegato sospetto è davvero infetto. Ma se
già sospettavamo, la conferma è quasi superflua.
Se non sospettavamo, ormai abbiamo aperto l'allegato e ci siamo
infettati. Bell'aiuto.
L'unica vera utilità di un antivirus è
la verifica di quei pochi file che dobbiamo aprire perché
ce li ha mandati intenzionalmente qualcuno che conosciamo (un
cliente, per esempio) ma che potrebbe essere infetto a sua insaputa.
Verificare un allegato proveniente senza preavviso da uno sconosciuto
è invece del tutto superfluo, perché l'allegato
è quasi sicuramente un virus e va cancellato senza indugi.
L'antivirus ha oltretutto un costo tangibile. Non
solo occorre quasi sempre acquistarlo o perlomeno pagare un
canone per i suoi aggiornamenti (anche se esistono validi antivirus
gratuiti), ma lo scaricamento necessariamente frequente degli
aggiornamenti comporta un dispendio di tempo e un consumo di
banda che, specialmente per gli utenti collegati via modem in
dial-up, si traduce spesso in un aggravio notevole di spesa.
E' anche per questo che molti utenti non scaricano regolarmente
gli aggiornamenti: costano e sono una scocciatura.
Oltretutto, neppure usare il miglior antivirus e
sistemi operativi alternativi a Windows ci mette al riparo dall'altro
spreco di banda: quello dovuto al bombardamento dei virus ricevuti.
L'antivirus, se installato sul nostro computer, agisce dopo
che abbiamo scaricato l'immondizia infetta. Quindi anche gli
utenti Mac e Linux, notoriamente immuni a quasi tutti i virus
in circolazione, ne subiscono comunque il peso, perché
si trovano la casella di posta intasata da virus dedicati agli
utenti Windows e da quei pestiferi messaggi "attento, mi
hai mandato un virus" generati dagli antivirus troppo cretini
per capire che da anni la maggior parte dei virus falsifica
il mittente del messaggio infetto. Non si salva nessuno, insomma.
E' insomma evidente che l'approccio dell'antivirus
è fondamentalmente sbagliato e insufficiente. Ci vuole
un altro sistema. Un sistema preferibilmente semplice, oltre
che efficace, e che non sia a carico dell'utente, altrimenti
sarebbe condannato in partenza al fallimento, vista l'ingenuità
diffusa dei tanti che si affacciano oggi a Internet.
Tutti banditi
Una soluzione ci sarebbe: bandire gli allegati e
l'interpretazione dei linguaggi nei programmi di posta, punto
e basta. Suvvia, non ridete.
Praticamente tutti i virus si diffondono sotto forma
di allegati (Blaster è una rara eccezione). Se la posta
non può trasportare allegati, il virus non può
diffondersi. Se l'e-mail contiene soltanto testo e il programma
di posta non ne esegue in alcun modo il contenuto (niente interpretazione
di HTML e simili), l'utente è immune a ogni infezione
via e-mail. Il canale primario di proliferazione virale viene
sbarrato completamente.
Questa strategia tanto draconiana quanto apparentemente
banale è in realtà assai flessibile: si può
implementare in molti modi e a molti livelli secondo le esigenze.
Il primo livello è quello personale: si stabilisce la
norma che tutti gli allegati ricevuti, di qualunque tipo e chiunque
ne sia il mittente, vengono cancellati senza pietà, automaticamente
o manualmente. E' necessario essere così drastici perché
un virus può essere annidato in qualsiasi tipo di file,
compresi i documenti e i filmati, o spacciarsi per un'immagine
o un file di testo apparentemente innocuo.
Questa è una regola che chiunque può
decidere di mettere in pratica sin da subito. Naturalmente il
programma di posta usato non deve essere così stupido
da eseguire automaticamente gli allegati o i codici contenuti
in un e-mail, ma non è difficile: da qualche tempo persino
Outlook Express è configurabile in questo modo.
Il secondo livello è quello della rete aziendale:
tutti gli allegati, di ogni sorta e senza eccezioni, vengono
purgati a livello del gateway verso Internet. Gli utenti non
hanno bisogno di fare assolutamente nulla per difendersi.
Meglio ancora sarebbe adottare questa strategia
al terzo livello, quello del provider: immaginate di avere un
account di posta che cestina automaticamente ogni e qualsiasi
allegato quando è ancora sul server, un po' come già
si fa per lo spam. Quante copie di Swen ricevereste? Nessuna.
Non so voi, ma io pagherei volentieri per un servizio del genere.
Provider, pensateci.
Idem dicasi per gli altri virus e per le immagini
porno che accompagnano molto spam. Non avreste neppure l'onere
di scaricare tutti i messaggi infetti, e aggiornare l'antivirus
diventerebbe quasi superfluo. Forse è questo il motivo
per cui non si è ancora adottata questa soluzione: nocerebbe
ai produttori di antivirus. Eh già, perché più
virus ci sono, più antivirus si vendono. Poco importa
se non funzionano granché: danno sicurezza, come la coperta
di Linus (quell'altro, non Torvalds).
Avanti, verso il passato
Bandire gli allegati non significa rendere impossibile
lo scambio di file: significa semplicemente rendere impossibile
lo scambio automatico che i virus sfruttano per diffondersi.
I file si possono comunque scambiare tramite i mille altri modi
sicuri e ben collaudati che Internet offre da sempre: ftp, scp,
Web, giusto per citarne qualcuno, e persino Bittorrent, che
si sta rivelando così prezioso per la distribuzione legale
di Linux e del software libero in generale. Fra l'altro, l'alt
agli allegati ci sbarazzerebbe di tutte quelle odiose presentazioni
PowerPoint contenenti trite parole di "saggezza cinese"
o altri luoghi comuni che certi utenti non sanno trattenersi
dal diffondere all'intero globo terracqueo, ma questa è
un'altra storia.
Certo non è una soluzione perfetta: ci sono
molti modi per aggirarla, ad esempio tramite il classico social
engineering (tecniche psicologiche di persuasione che gabbano
l'utente anziché le sue tecnologie informatiche), ma
sarebbe un enorme passo avanti. O per meglio dire un passo indietro,
dato che ci riporterebbe all'Internet dei bei tempi andati.
Quella che funzionava.
Il fattore che permette a un virus moderno di commettere
stragi è la modalità di diffusione: automatica
e ad alta velocità. Se il virus ha bisogno di un'azione
manuale per diffondersi (ad esempio deve essere scaricato da
un sito, eseguendo una procedura protetta da password), la sua
propagazione è drasticamente rallentata, tanto da dare
il tempo ai produttori di antivirus di realizzare e distribuire
l'aggiornamento apposito e soffocare i pochi focolai sul nascere.
Ci sarebbe dunque lo stesso un mercato per gli antivirus, anche
se meno vasto di quello attuale.
Naturalmente la tecnologia da sola non basta: bisogna
anche educare gli utenti a una sana diffidenza, in modo da evitare
le insidie del social engineering. Ma la diffidenza è
un comportamento istintivo, di gran lunga più facile
da instillare anche nell'utente meno esperto che l'uso di una
tecnologia che per molti è estranea e astrusa oltre che
carente nei risultati, come lo è attualmente quella degli
antivirus. Chiunque capisce la regola "non fidarti di nessuno".
Diamine, X-Files l'abbiamo visto tutti.
Una cosa è certa: così non ha
più senso andare avanti. Se vi accontentate di una soluzione
che debella il 99% dei virus passati, presenti e futuri, potete
adottarla sin da subito, almeno a livello personale. La Rete
intera ve ne sarà grata.
Articolo tratto da Apogeo
Online del 24 settembre 2003
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