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La Salama da Sugo

Così com'è, coperta da muffa grigio-verde, insaccata in vescica di suino, ingabbiata in tanti meridiani di spago robusto tirato fin quasi a penetrarne la polpa, non la si può certo definire di bell'aspetto!
Ma come spesso accade, non bisogna fidarsi delle apparenze: dopo un semplicissimo, quanto importante procedimento di cottura, la Salama da sugo, liberata dallo spago e incisa all'apice con un taglio a croce, rivela quel bel colore rosso naturale della polpa, espande quel profumo accattivante e corposo, pronta a soddisfare con il suo sapore aromatico e piccante, forte e quasi acre, il piacere del palato e, si dice, stimolarne innominabili altri!
Non a caso si attribuisce l'invenzione della Salama da Sugo a Lucrezia Borgia: negli innumerevoli banchetti da lei organizzati dopo il suo matrimonio con il duca Alfonso d'Este, era onnipresente.
Il poeta Francesco Pastonchi ha scritto "davvero credo che l'abbiano inventata per i loro uomini le donne di casa d'Este... insieme con la bellezza e la cortesia di una casa ferrarese”.
Questo vanto della gastronomia estense, rimasto immutato fino ad oggi, è stato cantato e apprezzato da illustri personaggi come Giosuè Carducci, Giorgio Bassani, Mario Soldati, Folco Quilici.
Ma cos'è che la rende così speciale? Nell'elaborata ricetta messa a punto da Cristoforo da Messisbugo, "manager" addetto alle relazioni esterne alla Corte di Ferrara, l'interno della Salama, chiamato "investitura" (termine che ricorda i numerosi feudi del territorio ferrarese), era costituito di carne rossa, di vini potenti e di droghe (spezie) fino al 62% della composizione. Oggi viene prodotta da pochi artigiani che hanno via via semplificato l'antica ricetta usando principalmente capocollo, pancetta, fegato e lingua di suino, sale, spezie e vino rosso. La Salamina, come la chiamano affettuosamente i ferraresi, richiede una lavorazione lunga e complessa, tempi lunghi per la stagionatura (almeno dodici mesi) e per la cottura. Tuttavia è impensabile "l'estinzione" di questo cibo carico di vitalità, potente e saporito, che , anche nel più freddo e triste mese invernale, servito caldo e accompagnato a un buon purè di patate o d'estate accompagnato al melone o ai fichi, dona forza ed energia. È necessario, perciò, confidare nell'amore per la tradizione dei consumatori, nel palato fine di chi apprezza i gusti pieni e ricchi e nella grande passione di chi ancora produce questo capolavoro culinario.

(Tratto da "Storia e cultura della Salamina" del Salumificio Magnoni di Borgo di Vigarano M. Ferrara)

 

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