I
rifiuti
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INDICE
La discarica controllata
La termodistruzione
La pirolisi
Il compostaggio
Il recupero e il riuso
Una legge per riciclare
I ricicloni
Il decreto Ronchi
I consorzi
Carta riciclata? La importiamo
Carta copiativa
Pile e medicinali
Preziose lattine
Di plastica non ce n'è una sola
Le cento vite del vetro |

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Che fine fa la nostra spazzatura?
Negli ultimi anni le tecniche di trattamento e smaltimento dei
rifiuti si sono affinate, e offrono diverse “destinazioni”. In
passato ci si orientava soprattutto verso soluzioni come la discarica
o l’inceneritore, oggi si tende a privilegiare sistemi di recupero
e riciclaggio. Ma, nella pratica, c’è ancora tanta strada da fare.
Basti pensare che sulla produzione annua di spazzatura solo il
6-7 per cento viene recuperato e riciclato e il 4 per cento finisce
negli inceneritori. Il restante 90 per cento - o giù di lì - va
direttamente in discarica. Vediamo, comunque, che fine possono
fare i rifiuti della nostra vita quotidiana.
La discarica
controllata
È il sistema più semplice di smaltimento
dei rifiuti e consiste nell’interrarli in strati secondo modalità
che consentono, se la discarica è ben progettata e ben controllata,
di diminuire gli effetti negativi sull’ambiente: inquinamento
delle acque, cattivi odori, polverosità, degrado del paesaggio.
I rifiuti interrati si trasformano lentamente, attraverso processi
di mineralizzazione e la decomposizione prodotta dalla flora batterica.
Quando gli strati di rifiuti raggiungono un certo spessore, è
possibile la produzione di “biogas”, che, opportunamente filtrato,
può essere sfruttato come il metano per il riscaldamento o per
produrre energia.
La termodistruzione
Il potere calorifico dei rifiuti permette
questo processo di incenerimento, con combustione controllata.
Le emissioni gassose prodotte sono però inquinanti se non si adottano
accorgimenti tecnici particolari, come la camera di postcombustione,
e apparecchiature di depurazione e filtraggio.
La pirolisi
Anche questo procedimento porta allo
smaltimento termico, ma non attraverso combustione. È invece un
processo chimico che decompone i rifiuti, dando origine a composti
solidi, liquidi e gassosi. Il pregio di questo sistema è la riduzione
del volume delle scorie (6 per cento contro il 10-12 per cento
dell’incenerimento) e la possibilità di recuperare una sostanza
combustibile facilmente trasportabile. Inoltre è meno inquinante
dell’incenerimento. Gli impianti però sono molto costosi e di
non facile gestione tecnica, tanto che nel mondo si contano ancora
sulla punta delle dita.
Il compostaggio
Attraverso un processo biologico provocato
da batteri e funghi i rifiuti solidi urbani sono trasformati in
un fertilizzante chiamato “compost”, benefico per i terreni, soprattutto
per quelli più poveri o esausti.
Il processo di compostaggio può essere provocato artificialmente
o per via naturale. La percentuale di compost, rispetto al rifiuto
trattato, è del 30-50 per cento, quindi abbastanza alta.
Questo sistema di trattamento in Italia non ha avuto fortuna per
le difficoltà di commercializzazione del compost, di scarsa qualità.
Negli ultimi anni si sta cercando di migliorarne le caratteristiche
e di rilanciare il processo.
Il recupero
e il riuso
Più che di un sistema, si tratta di
selezioni progressive dei vari materiali che compongono l’insieme
dei rifiuti (carta, vetro, plastica ecc.), per permetterne il
recupero e la successiva riutilizzazione. Le fasi principali sono
quelle della “selezione primaria”, che separa i vari materiali
e la “raffinazione e nobilitazione” dei prodotti per migliorarne
la qualità. Per questo, è fondamentale la raccolta differenziata
della spazzatura in sacchi diversi o in apposite campane, che
evita di dover intervenire successivamente, con un’operazione
complessa e costosa.
Meno utile, invece, secondo il Wwf, la raccolta nella campane
multimateriale, dove si mescolano i diversi materiali (per esempio,
metallo, plastica, alluminio) che poi devono essere separati.
Una legge
per riciclare
Nel 1988 la legge 475 stabiliva che
entro il 1° gennaio 1990 partisse in tutta Italia la raccolta
differenziata dei rifiuti solidi urbani (Rsu). L’obiettivo prioritario
era la separazione dei rifiuti cosiddetti organici, cioè di quelli
di provenienza alimentare o comunque con alto tasso di umidità
(che creano maggior dispendio energetico quando finiscono in un
inceneritore). La stessa legge prevedeva la nascita dei Consorzi
nazionali obbligatori per il riciclaggio dei contenitori per liquidi
in vetro, metallo e plastica.
La normativa è rimasta inapplicata per anni, tant’è che ancora
oggi molti Comuni non effettuano la raccolta differenziata.
La situazione però sta cambiando, e alcune novità positive sono
contenute nella nuova legge sui rifiuti varata nel 1997, il cosiddetto
“decreto Ronchi”.
I ricicloni
La nuova legge sui rifiuti prevede
il raggiungimento in due anni del 15 per cento di raccolta differenziata
(come media provinciale o di bacini di comuni), del 25 per cento
in quattro anni, del 35 per cento entro il 2003. Ebbene, già i
dati ’96 raccolti da Legambiente dicono che più di cento comuni
hanno già superato l’obiettivo del 35 per cento.
I comuni in cui la raccolta differenziata è stata avviata per
davvero si trovano soprattutto al Nord Italia, in Lombardia, nel
Veneto e in Piemonte. Il comune “Riciclone” per eccellenza è Carnate,
in provincia di Milano, dove i 7.330 abitanti hanno differenziato
nel corso del 1996 addirittura il 71,3 per cento dei propri rifiuti.
Anche altri comuni del Milanese hanno ottenuto ottimi risultati,
e proprio la città della Madonnina ha la palma di capoluogo di
provincia più riciclone, con il 29 per cento di raccolta differenziata.
Attorno a Milano, dunque, almeno 6 milioni di abitanti, un decimo
della popolazione nazionale, svolgono quotidianamente operazioni
di selezione che, secondo la legge, tra 4 anni si dovrebbero fare
in tutte le case, in tutti i negozi e in tutte le imprese d’Italia.
Il decreto
Ronchi
Le novità introdotte sono numerose.
Vediamole punto per punto. Quella che forse ha destato maggior
interesse si può riassumere
nello slogan “Meno immondizia, meno tasse”. A partire dal primo
gennaio 1999, infatti, scomparirà l’attuale tassa sui rifiuti,
che oggi si paga in base alla superficie, in metri quadrati, dell’abitazione.
Prenderà il suo posto una tariffa così congegnata: per metà in
relazione a una base di riferimento uguale per tutti gli abitanti
di una città, calcolata sui costi fissi sostenuti Comune per mantenere
gli impianti, far funzionare i macchinari, e così via, e per l’altra
metà in proporzione alla quantità di rifiuti che non vengono recuperati.
Questo meccanismo incentiva le famiglie
a ridurre l’immondizia, seguendo le regole della raccolta differenziata
e acquistando i prodotti con imballaggi minimi, perché in questo
modo pagheranno una tariffa più bassa.
Agevolazioni sono previste per quanti fanno la raccolta differenziata
dell’umido (resti di cibo, di piante, ecc.) e per chi provvede
al compostaggio domestico. Anche le imprese dovranno comportarsi
diversamente
Le società che producono e che si servono di imballaggi primari,
come bottiglie, scatole, lattine e simili, per commercializzare
le merci, si dovranno accollare le spese per la raccolta e il
riciclaggio. In pratica, è un sistema che incoraggia a usare la
minore quantità possibile di “packaging”.
I consorzi
Per il recupero e il riciclaggio di
particolari materiali, la legge affida un ruolo importante ad
appositi consorzi. Ecco dove rivolgersi per informazioni.
Consorzio oli usati: via Giorgione 59, 00147 Roma, tel.
06/596931, numero verde 167/863048.
Consorzio delle batterie al piombo esauste e rifiuti piombosi
(Cobat) : via Toscana 1, 00187 Roma, tel. 06/487951.
Consorzio del vetro: via Monte Cervino 5/A, Milano, tel.
02/48012961; via Bissolati 76, 00187 Roma, tel. 06/4871130-4880947.
Consorzio per i contenitori in plastica per liquidi (Replastic):
via Tomacelli 132, 00186 Roma, tel. 06/6833151; via del Vecchio
Politecnico 3, 20121 Milano, tel. 02/76020502, linea verde 1670-18855.
Consorzio alluminio (Coala): via delle Cappelle 35, 00186
Roma, tel. 06/6833286.
Consorzio volontario per il recupero delle lattine (Rail):
via Veneto 104, 20191 Bresso (Mi), tel. 02/614541.
Carta riciclata?
La importiamo
Come considerare il comportamento di
chi, un attimo dopo aver svuotato il suo bidone della spazzatura
nel cassonetto, ricompra in moneta sonante i tre quarti di quegli
stessi rifiuti? Quantomeno stravagante.
Eppure, gli italiani buttano nelle discariche i tre quarti dei
rifiuti cartacei. E poi importano dall’estero ogni anno più di
un milione di tonnellate di carta da macero, necessaria per fare
la carta dei giornali e il cartone da imballaggio.
Insomma, le vecchie copie del New York Times alimentano le nostre
cartiere, mentre 6 milioni di copie di quotidiani italiani ogni
giorno finiscono in discarica.
Per rendere l’Italia autosufficiente basterebbe incrementare il
recupero differenziato della carta, attualmente fermo al 30 per
cento contro il 60 per cento della Germania. Questo traguardo
avrebbe importanti risvolti economici per tutti i settori produttivi
che impiegano la carta come materia prima e al tempo stesso consentirebbe
di ridurre la quantità di rifiuti.
Carta copiativa
Non buttatela nel sacco della carta
destinata al macero e usata anche per produrre imballaggi alimentari:
può contaminarli. E le sostanze tossiche potrebbero poi “migrare”
dall’imballaggio all’alimento. Il 90 per cento del cartone utilizzato
è prodotto con carta riciclata e anche piccole quantità di carta
copiativa, chimica o termica, ne possono inquinare grossi quantitativi.
Pile e medicinali
Facciamo particolare attenzione ai
prodotti molto inquinanti per l’ambiente e in particolare alle
pile e ai medicinali scaduti. Se ne abbiamo in casa, informiamoci
su come vanno eliminati. Spesso il problema è rintracciare un
raccoglitore adatto. Quelli per le pile e per i medicinali si
trovano in genere presso gli stessi venditori.
Preziose
lattine
L’alluminio delle lattine dell’aranciata
o della birra è riciclabile al 100 per cento. E il 60 per cento
delle lattine sul mercato italiano sono realizzate con alluminio
riciclato. Tutto bene, dunque? Non proprio. Le maggiori difficoltà
riguardano la fase di recupero. Il più delle volte, infatti, la
bibita in lattina è consumata per la strada e viene dispersa nell’ambiente.
Eppure, riciclare l’alluminio consente di risparmiare il 95 per
cento dell’energia richiesta per produrlo partendo dalla materia
prima. Raccogliere lattine non solo è utile per diminuire la massa
di rifiuti, risparmiare energia e quindi tutelare l’ambiente,
è anche conveniente. E bene lo sanno le cooperative giovanili
il cui sostentamento deriva in tutto o in parte dalla raccolta
e dalla rivendita dei contenitori recuperati.
Di plastica
non ce n'è una sola
Flaconi, bottiglie e contenitori in
plastica, in realtà sono fatti di materiali diversi, come il Pet,
il Pe o il Pvc.
Una volta recuperate e separate, queste plastiche vengono ridotte
in scaglie o in polvere, riutilizzate poi per la produzione di
nuovi contenitori per detergenti (dal Pe), di tessuti “non tessuti”
come il pile con i quali si confezionano fodere e bellissimi maglioni
(dal Pet), di tubi rigidi per le condutture d’acqua e prodotti
per l’edilizia. La plastica di scarto, insieme ad altri rifiuti,
viene anche usata come combustibile. Ma non si tratta della soluzione
più ecologica.
Le cento
vite del vetro
Il vetro è sicuramente il contenitore
più sicuro dal punto di vista igienico-sanitario e il più adatto
a essere riutilizzato: il suo riciclo è pressoché infinito perché
può essere fuso e rifuso più volte.
La grande distribuzione è ancora riluttante a tornare al vecchio
sistema del “vuoto a rendere” su cauzione, come avveniva in passato.
Ma la risorsa del vetro (rispetto ad altri materiali) è proprio
quella di non essere mai un contenitore a perdere.
Anche quando non viene restituito al negoziante, può comunque
essere riciclato e riutilizzato in casa. Altrimenti è sufficiente
tenerlo separato dalla massa dei rifiuti e avviarlo tramite
la campana di raccolta alle operazioni di trattamento che lo
trasformeranno in un nuovo contenitore.
Il testo contenuto
in questa pagina è tratto da
"Consumare senza essere consumati"
prodotto da
"Il Salvagente"
Cooperativa editoriale Il Salvagente a r.l.
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E mail: Salvagente@tin.it
"Il Salvagente"
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