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I mobili della cucina 

INDICE

Venditori: a chi affidarsi?
Il montaggio
Un buon contratto
La consegna
Cucine al "top"
Il massello dei gonzi
Le brutte sorprese
C'è legno e legno
La cucina ergonomica
Una cucina di qualità
Il forno

Non si tratta di un “elettrodomestico”, in senso stretto. Ma dopo aver illustrato i segreti di lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie, potevamo lasciar fuori la cucina? Il suo acquisto è forse il “parto” più complicato nella scelta dell’arredamento di casa. Sulla decisione incide notevolmente la spesa: servono diversi milioni per rendere funzionale ma anche bella e vivibile una stanza che rappresenta sempre più spesso il “nido” di tutta la famiglia.

Venditori: a chi affidarsi?

È importante scegliere bene: il venditore provvede al montaggio e, se abbiamo acquistato la cucina di una ditta meno nota, deve garantirci, anche a distanza di anni, il rifornimento dei pezzi del modello che abbiamo scelto.
Cedendo alla tentazione degli “hard discount del mobile” non è difficile incorrere in qualità estremamente scadenti.
Anche in questo settore del commercio non mancano infatti i disonesti pronti a rifilare veri e propri bidoni. Come chiamare, altrimenti, coloro che aumentano i prezzi di listino per accaparrarsi clienti col miraggio di sconti in realtà fasulli? O chi vende i mobili di un’azienda sconosciuta con l’assicurazione che sono “fatti dai nostri artigiani”?

Il montaggio

È una fase delicata. Per prima cosa, perciò, è bene chiedere che tipo di personale sarà utilizzato per il montaggio della nuova cucina. Molti rivenditori si avvalgono di ditte esterne con le quali hanno accordi di collaborazione. Questo sistema potrebbe complicarci molto la vita in caso di reclamo: dovremo fare i conti con i soliti rimbalzi di responsabilità difficili da risolvere.
Senza contare che chi vende la cucina vorrà essere saldato interamente prima del montaggio. Ma questa è una condizione da evitare con cura. Meglio, dunque, rivolgersi a dettaglianti che abbiano alle proprie dipendenze operai di provata esperienza o almeno che si assumano le responsabilità del montaggio.

Un buon contratto

Per evitare di trovarci nei guai, occorre anche stipulare un buon contratto di acquisto. Ecco tutto quello che deve prevedere:
1) il prezzo totale;
2) le condizioni di pagamento e ciò che è incluso nel prezzo;
3) le misure precise della cucina (possibilmente rilevate dal venditore e, quindi, sotto la sua diretta responsabilità);
4) la data di consegna (di inizio e fine lavori se si tratta di mobili realizzati su misura);
5) le caratteristiche tecniche dell’intera cucina (le parti in massello, il tipo di impasto, la classificazione Ue di tossicità e quella di impermeabilità).

La consegna

È il momento della verità per il mobile, che spesso subisce un lungo viaggio in condizioni troppe volte proibitive.
Per iniziare l’esame, verifichiamo il grado di protezione offerto dagli imballi originari della cucina. Trovare dei piani liberi di sbattere all’interno dei pensili, parti fissate solo con un po’ di scotch da pacchi o angoli non protetti dal polistirolo, per esempio, dovrebbe già metterci in guardia.

Cucine al "top"

Un’attenzione particolare va riservata ai piani di lavoro delle cucine, i cosiddetti “top”. Si tratta, infatti, dell’elemento sottoposto alle condizioni d’uso più dure, a sbalzi termici, a umidità, a calore intenso. È bene, quindi, valutarne attentamente la qualità.
Una prima caratteristica fondamentale è che devono essere garantiti come resistenti al calore, al fuoco e all’acqua. Esiste una certificazione Ue che poche case costruttrici inseriscono nei dépliant ma che può essere sempre richiesta.
La sigla V100 assicura la tenuta perfetta, mentre con V70 si identificano i modelli di resistenza media. Se non c’è alcun marchio e nessuno sa darvi questa informazione è lecito dubitare dell’effettiva realizzazione di queste prove. L’idrorepellenza, si riscontra anche attraverso l’esame diretto di una sezione del legno. Se l’interno si presenta di colore verde, allora è stato trattato con isolanti adeguati a pressione, per imbibire tutto il legno.
Ultima valutazione, semplice e diretta: armatevi di un centimetro e misurate lo spessore del top. I migliori sono da 40 millimetri in su.
Se non è possibile, provate a pesare tra le mani uno sportello. Se appare esageratemente leggero, cambiate modello.
Attenzione anche al contenuto di formaldeide, una sostanza chimica che alcuni legni trattati rilasciano nel tempo. Fatevi dichiarare (nero su bianco) la loro categoria. Se leggete E1 vuol dire che hanno un basso contenuto di questa sostanza ed è presumibile che ne rilascino meno. Le emissioni di formaldeide sono mediamente più alte nei truciolari, anche per la quantità di colle utilizzate.

Il massello dei gonzi

Succede, purtroppo, di acquistare cucine in “massello” che si rivelano realizzate nel più comune ed economico truciolare.
Per scoprire se si tratta di legno “al 100%” fate una piccola prova: cercate un elemento distintivo, per esempio un nodo, su una faccia dello sportello e poi andate a vedere se c’è anche su quella opposta. Se questo non accade… gatta ci cova. Anche nel caso migliore tenete conto che in massello saranno solo gli sportelli, non certo la struttura della cucina. Ma non è detto che il “puro legno” sia il materiale migliore. Anche gli impasti con i quali si fanno le cucine moderne hanno qualità diverse, a volte perfino superiori al massello.
Il controllo migliore, ma più difficile da realizzare, consiste nell’esame di una sezione del legno per distinguere (e scartare) quelli a pasta più grossolana, troppo porosi. Il tipo “medium density” assomiglia più di qualunque altro impasto a un vero e proprio massello.

Le brutte sorprese

Del massello però non fate un mito. Può presentare problemi come, e a volte più, degli impasti laccati. Un legno giovane, per esempio, può ritirarsi o gonfiarsi per le continue variazioni di temperatura e umidità. Quelli a bassa densità sono troppo permeabili. Questo porta a una minore solidità generale che immancabilmente, darà i primi segnali dopo qualche tempo.
Quanto ai mobili laminati, occorre fare qualche distinzione. Il più economico può costare al produttore anche la metà di uno pregiato. E non mancherà di dimostrare le sue manchevolezze. Proprio la ridotta consistenza della lamina di protezione costituisce il punto debole nei confronti di calore e umidità.

C'è legno e legno

La qualità dei mobili dipende da quella del legno originario. Generalmente si tratta di materiali resistenti e pregiati. Tra i più ambiti in cucina, per le caratteristiche di resistenza, ci sono noce, faggio, castagno, robinia, acero e olmo.
La qualità del legno dipende dal grado di compattezza e dalla densità. Normalmente, però, si tratta di legno a basso prezzo, con caratteristiche di resistenza non eccelse. Diverso il discorso per gli impasti creati dall’uomo con legni diversi e colle speciali. L’Mdf (medium density fiber) è uno dei più pregiati, usato nelle cucine moderne di buona qualità. Ha caratteristiche di elevata resistenza.

La cucina ergonomica

Sì, ergonomica (e non, o non solo, economica). In parole povere, è quella più semplice e comoda da usare.
Vediamo alcune regole per una collocazione ottimale dei mobili e per rendere più agevole la vita tra fornelli, attrezzi, dispensa ed elettrodomestici.
Per immaginare questa disposizione basta piazzare ai vertici di un ideale triangolo:
1) il frigorifero;
2) la macchina del gas (e i piani di lavoro dove appoggiare le pentole);
3) le attrezzature necessarie al lavaggio (lavello ma anche lavastoviglie).
Il perimetro del triangolo non dovrebbe ­ a detta degli ergonomisti ­ essere inferiore ai 3,5 metri, mentre nei locali più grandi può arrivare anche a 6,5 metri.
• 160-140 centimetri è l’altezza ideale dei pensili o almeno della zona più utilizzata.
• 120-90 centimetri lo spazio libero da lasciare davanti agli elettrodomestici per consentirci di manovrarli senza impaccio.
• 120-80 centimetri è la distanza del forno da terra, se decidiamo di incassarlo nella colonna.
• 80-90 centimetri è l’altezza giusta dei piani di lavoro e di quello di cottura.
• 60-90 centimetri è lo spazio che dovrebbe intercorrere tra la cappa e il piano di cottura.
• 60-80 centimetri è il divario tra pensili e base.

Una cucina di qualità

La qualità non si riconosce solo dalla bontà del legno utilizzato. Sono tanti altri i particolari che possono indicare pregi e difetti della cucina.
1) Le cerniere: sono uno degli specchi della cura per i particolari con cui è realizzato il mobile. Ce ne sono di diversi tipi. Quelle di plastica a incastro sono le più scadenti e sono destinate a rovinarsi con il tempo impedendo la chiusura perfetta dello sportello. Meglio le cerniere in metallo scelte, possibilmente, con più punti di ancoraggio. Preferite quelle che prevedono la regolazione anche in altezza: sono le più care (costano al produttore anche il doppio) ma si riveleranno utilissime anche a distanza di anni dall’acquisto.
2) In fatto di comodità è bene controllare che le ante si aprano oltre l’angolo retto. Le migliori arrivano anche a 110 gradi. Un particolare utile soprattutto quando vi muovete in fretta.
3) Il cassetto è un punto sul quale perdere un po’ di tempo in controlli. Anzitutto, preferite le sponde alte, comode e pratiche. Poi date un’occhiata al frontale. Può essere sovrapposto alla sponda (e avrà una resistenza maggiore) o montato da solo; essere realizzato interamente in legno o semplicemente rivestito.
4) Le guide condizionano la vita dei cassetti. È fondamentale che siano di metallo. Per vedere che tutto fili “liscio” mettete un peso nel cassetto e fatelo scorrere. Dovrà muoversi con estrema facilità.
5) Avete con voi un centimetro? Misurate lo spessore delle strutture portanti. Tenendo a mente che le migliori sono da 18 millimetri (e in questo caso le troverete indicate anche nei dépliant), 14-16 millimetri possono già andare bene. Scendere al di sotto è invece rischioso.
6) Guardate se è presente un ripiano di plastica forata sotto il frigo: è molto utile per evitare che l’immancabile umidità causi il rigonfiamento del legno e, al contrario, facilitare l’aerazione.
7) Anche sotto al forno deve esserci un’apertura che facilita la dispersione di calore che, altrimenti, finirebbe per danneggiare il top sovrastante e il piano inferiore.
8) Il mobile su cui poggia il lavello, invece, deve essere ben protetto. Meglio se è previsto un “raccogli-goccia” in alluminio, igienico e protettivo.

Il forno

Sceglietelo con timer e sportelli di vetro per poter osservare le fasi di cottura senza aprire lo sportello.
E ricordate che per usare al meglio il forno, deve essere pulito subito dopo l’uso passando con cura del succo di limone su tutta la superficie.
Quando sarà asciutto togliete gli ultimi residui di sporco con una spugna umida, senza usare detergenti specifici, troppo aggressivi.



Il testo contenuto in questa pagina è tratto da 
"Consumare senza essere consumati
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"Il Salvagente"
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