Il
mondo degli elettrodomestici
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INDICE
La scelta giusta
L'acquisto
La coscienza e il portafoglio
Occhio alle sigle
"C'é": una garanzia?
Il problema dei controlli
I marchi di qualità
Il doppio isolamento
Certificazione di sistema
Vedemecum sicurezza
Acque pericolose |

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Primo fu il frigorifero.
Il primo “elettrodomestico” a entrare nelle nostre case come uso
comune. Seguirono il televisore, il frullatore, la lavatrice,
la lavastoviglie, il forno a microonde, il mini-pimer…
Alcuni sono veramente utili, altri un po’ meno. In ogni caso,
gli elettrodomestici sono ormai parte della nostra vita quotidiana.
E c’è chi giura di non poter sopravvivere senza.
Sia per la loro importanza, sia per il prezzo, gli elettrodomestici
fanno la parte del leone negli acquisti destinati alla casa. Scegliere
gli oggetti giusti, però, non è facile.
Non solo per le novità sfornate a getto continuo dall’industria,
che ha dotato di intelligenza artificiale persino la lavabiancheria:
ce ne sono in grado di decidere da sole il ciclo di lavaggio a
seconda del tipo di bucato che carichiamo.
A volte ci si lascia conquistare da qualcosa senza badare se ci
serve davvero. Va a finire che un “single”, si porta a casa un
frigorifero a quattro porte con megacongelatore, bello, grande,
con tanti scomparti. Sarebbe sufficiente a sfamare per mesi una
famiglia numerosa.
Per il single, invece, è completamente inutile: gli basterebbe
un frigo-bar.
La
scelta giusta
Oltre all’utilità, che
va sempre messa in rapporto col prezzo, l’altro aspetto fondamentale
da tenere d’occhio è la sicurezza. Da servitori fedeli, gli elettrodomestici
possono trasformarsi all’improvviso in nemici pericolosi.
Basta una piccola distrazione perché un phon, un coltello elettrico
o un ferro da stiro si rivelino armi micidiali che rivolgiamo
contro noi stessi.
Qualche volta, invece, la “distrazione” non è dell’utilizzatore,
ma del fabbricante, che produce oggetti intrinsecamente non sicuri.
In genere vengono ritirati dal mercato prima che facciano vittime.
Ma altri apparecchi pericolosi, di tutti i generi, restano in
commercio. Anche perché le normative sulla sicurezza e i controlli
non sono sempre adeguati.
L’acquirente avveduto, non trascura neppure il fattore “consumo”.
Nel costo complessivo di un frigorifero o di una lavatrice calcola
anche il peso sulla bolletta, che può essere notevole per alcuni
elettrodomestici, grandi divoratori di corrente elettrica. In
primis il frigorifero, che naturalmente deve restare acceso 24
ore su 24. Infine, non sarebbe male chiedersi: quanto inquina?
È di materiale riciclabile? Quali sono le condizioni di lavoro
e di vita degli operai che l’hanno fabbricato?
Sono aspetti di cui non sempre le “guide agli acquisti” tengono
conto. E a cui invece hanno sempre fatto attenzione i test pubblicati
da “Il Salvagente”, dai quali sono tratte gran parte delle informazioni
di questo volume.
L'acquisto
Comprare un elettrodomestico
può dunque essere un’impresa. Ci si deve districare tra cataloghi
patinati ma niente affatto esaurienti, abili venditori che badano
soprattutto all’incasso e termini tecnici sempre nuovi, magari
inventati di sana pianta dai maghi del marketing per incantare
i potenziali clienti.
Un rischio molto comune è quello di comprare apparecchi assolutamente
inutili, con mille funzioni sofisticatissime e del tutto superflue.
O, al contrario, macchinari superati, magari offerti in saldo,
ma in procinto di uscire dal mercato perché soppiantati da altri
più moderni. Meglio puntare su beni di qualità, che non si dovranno
sostituire dopo un anno o due.
Per fare buoni affari, insomma, non ci si può lasciar guidare
solo dalla pubblicità e dai commessi, non sempre sono buoni conoscitori
dei prodotti smerciati (i consigli di un qualificato venditore
di fiducia possono invece essere preziosi).
È necessario perdere un po’ di tempo per informarsi, confrontare,
capire bene come funziona un certo apparecchio e se è proprio
quello che ci serve.
Un esempio per capirci. Se in cucina ci occorre un “secondo forno”
per scongelare o scaldare in fretta piatti già pronti, un microonde
economico basta e avanza. Ma se invece vogliamo sostituire del
tutto il forno tradizionale, senza rinunciare al sapore di un
pollo arrosto con patatine croccanti, allora una spesa maggiore
per un microonde con i fiocchi è giustificata, anzi necessaria.
Non si risparmia sulla sicurezza: meglio spendere un po’ di più
e assicurarsi un apparecchio con tutti i marchi in regola (li
vedremo più avanti), che mettere a repentaglio la salute nostra
e dei nostri cari.
Prima di acquistare, poi, ci si dovrebbe informare sulle modalità
dell’assistenza in caso di guasti e sulla disponibilità di pezzi
di ricambio. Sarebbe un peccato
dover buttare un apparecchio da centinaia di migliaia di lire
solo perché non esiste un centro di assistenza vicino o non si
trova il pezzo di ricambio.
La
coscienza e il portafoglio
Prezzo basso e buona qualità.
Insomma, un acquisto conveniente. Eppure questa non è sempre la
scelta migliore. Perché? Perché bisogna verificare anche la provenienza
di quello che si compra. Spesso, la convenienza al momento dell’acquisto
è data dallo sfruttamento della manodopera, dal mancato rispetto
dei più elementari diritti degli operai in parti lontane del mondo.
Specialmente gli elettrodomestici fabbricati nel Sud-est asiatico
sono prodotti in totale violazione dei diritti dei lavoratori
e del rispetto dell’ambiente. Teniamone conto.
Occhio
alle sigle
L’unico marchio obbligatorio
per gli elettrodomestici è quello “Ce”, Conformità europea. È
apposto dallo stesso fabbricante il quale attesta così che l’apparecchio
è stato costruito nel rispetto delle norme vigenti. Spetta poi
alle autorità l’eventuale verifica dell’autenticità di questa
dichiarazione.
"C'é":
una garanzia?
Obbligatorio dal 1° gennaio
1997, ma di fatto già molte aziende avevano anticipato i tempi
utilizzandolo ancora prima, il marchio “Ce” riguarda in particolare
i prodotti elettrici “a bassa tensione”, definizione assai larga
che comprende gli elettrodomestici e il materiale di installazione
e di illuminazione che entra comunemente nelle nostre case. Lo
troviamo su asciugacapelli e lavatrici, su macchine del caffè
e tv color, sulle scatole di lampadine e persino sui comunissimi
interruttori. Ma che significato ha questa sigla a due lettere?
In pratica quasi nessuno, visto che si tratta di un’imposizione
nata più per aspetti legali
e commerciali che di tutela degli acquirenti.
Il simbolo “Ce” è una sorta di “passaporto” autocertificato dai
fabbricanti (o da chi cura la commercializzazione), che indica
la conformità dei prodotti a tutte le disposizioni previste da
16 direttive diverse in materia di sicurezza, sanità pubblica
e tutela del consumatore. Il costruttore è obbligato a dichiarare
che ciò che vende è “sicuro”, e ad assumersi tutte le responsabilità
civili e penali in caso di mancato rispetto delle norme tecniche
previste dalle direttive comunitarie.
Il
problema dei controlli
Per il consumatore, comunque,
il marchio “Ce” è poco indicativo. Anzitutto, perché lo hanno
tutti i prodotti (e quindi non permette alcuna distinzione), poi
perché non è sottoposto ad alcun controllo preventivo da parte
di enti indipendenti.
Eventuali ispezioni da parte delle singole autorità nazionali
sono previste solo sulle merci già distribuite sul mercato. Ma
questo difficilmente può impedire a produttori disonesti di apporre
la sigla “Ce” su apparecchi ad alto rischio e basso prezzo, confidando
nell’assenza di controlli.
Ancora meno tranquilli, possono essere i consumatori italiani,
che dovrebbero far affidamento sulle verifiche del ministero dell’Industria.
Ma questo finora non ha mai brillato per tempestività, neppure
dopo le circostanziate segnalazioni di associazioni e riviste
che denunciavano rischi precisi connessi a modelli in commercio.
I marchi
di qualità
Diverso il discorso sui
marchi di qualità. Ne esistono diversi, a seconda della nazione
che li emette. I più comuni sono il Dve tedesco,
il Kema dei Paesi Bassi, la D danese. Quello italiano è rilasciato
dall’Imq, l’Istituto italiano del marchio di qualità. L’autorizzazione
ad apporre il marchio è concessa su richiesta volontaria del produttore
e in seguito a test di un ente terzo sul funzionamento e sulla
sicurezza. A essere verificata, quindi, non è solo l’assenza di
eventuali difetti di fabbricazione o funzionamento rischiosi per
l’utilizzatore, ma tutte le prestazioni dichiarate.
Una volta ricevuti tutti gli
“Ok”, il produttore può fregiarsi del marchio di qualità. Ma perché
sia attestato che la bontà del prodotto resti la stessa nel tempo,
il produttore deve accettare di sottoporsi a successivi controlli
periodici.
Bisogna però fare molta attenzione: questo tipo di certificazione
non è rilasciata solo per l’elettrodomestico completo, ma anche
per i singoli componenti. Facciamo un esempio. La ditta “Rossi”
produce solo spine elettriche, le fa certificare e quindi le marchia.
La ditta “Verdi” fabbrica aspirapolveri e acquista le spine della
ditta “Rossi”.
Risultato: la spina di un aspirapolvere non certificato riporta
il simbolo di certificazione. È necessario dunque tenere gli occhi
ben aperti, non fidarsi semplicemente delle apparenze e cercare
il marchio in bella evidenza sull’apparecchio e non sui singoli
componenti.
Il
doppio isolamento
Il simbolo è quello di
un doppio quadrato. Compare su molti piccoli elettrodomestici
e su componenti elettrici ed è decisamente importante per chi
compra. Garantisce infatti una protezione efficiente contro le
scariche elettriche e l’isolamento di tutte le parti che possono
essere toccate direttamente.
Certificazione
di sistema
È uno dei “marchi” più
sfruttati dal marketing in questi ultimi anni. Coccarde e dichiarazioni
su Iso 9000 e simili fanno sempre più spesso capolino nelle pubblicità
dei beni più disparati, compresi gli elettrodomestici.
Di cosa si tratta? Di un controllo affidato a enti terzi, che
non fa riferimento al singolo prodotto ma a tutta la procedura
aziendale.
È l’esame, cioè, di tutti i meccanismi che consentono a un’azienda
di mantenere costanti i requisiti della produzione, a prescindere
dal livello di qualità dei singoli beni fabbricati.
Vedemecum
sicurezza
Dopo l’acquisto,
l’uso. E quando non sono utilizzati nel modo giusto, gli elettrodomestici
possono essere causa di molti incidenti domestici, anche gravi.
Ecco un rapido vademecum della sicurezza.
Aspirapolvere: cambiare il
sacchetto senza attendere che sia stracolmo. Quando è troppo pieno
fa surriscaldare il motore. Non fare andare il cavo elettrico
sotto l’apparecchio durante l’uso: fissatelo al suo gancio e passatelo
sopra una spalla. Non raccogliere con l’aspirapolvere mozziconi
accesi, tizzoni ardenti, chiodi, spilli e altri oggetti appuntiti.
E non avvicinare alla bocca di aspirazione occhi, naso, orecchie
e vestiti.
Forno a microonde: si accende solo dopo aver introdotto i cibi.
Vietato inserirvi contenitori di metallo. La guarnizione dello
sportello va tenuta pulita e deve essere cambiata quando è consumata.
Fornetto elettrico: il piccolo forno scaldavivande è apparentemente
innocuo. Ma giù le mani dal vetro: la superficie può superare
i 100 gradi ed è a rischio scottature.
Tostapane: prima di pulirlo staccare sempre la spina. Mai usare
una lama di coltello per raschiare lo sporco all’interno, si potrebbe
danneggiare la resistenza.
Macchina per l’espresso: controllare sempre il livello dell’acqua
nel serbatoio, per evitare il surriscaldamento. Pulire periodicamente
le incrostazioni di calcare con prodotti non tossici.
Spremiagrumi elettrico: la parte col motore non deve mai finire
sotto l’acqua, neppure se la spina è staccata.
Ferro da stiro: non si rischia solo di bruciare un paio di pantaloni,
ma anche di scottarsi e persino un incendio. Perciò non lasciare
mai il ferro da stiro acceso e incustodito. Avvolgere il cordone
elettrico solo dopo che il ferro si è raffreddato: l’alta temperatura
della piastra potrebbe danneggiare l’isolamento del cavo.
Frullatori, centrifughe, robot di cucina: anche questi piccoli
elettrodomestici richiedono alcune attenzioni. Mai premere il
cibo con le mani dentro l’apparecchio. Non usare mai il frullatore
senza coperchio. Occhio alle lame di macinacaffè e frullatori:
continuano a girare per qualche secondo anche dopo che l’apparecchio
è spento. Staccare sempre la spina quando abbiamo finito.
Per la pulizia di questi apparecchi, da effettuare sempre a spina
staccata, basta uno straccio appena umido. Mai mettere l’apparecchio
sotto l’acqua: si danneggiano le parti elettriche e il motore.
Le lame delle affettatrici e dei coltelli elettrici sono molto
affilate e rimangono accessibili anche quando non sono in funzione.
Le precauzioni raddoppiano se in casa ci sono bambini.
Acque
pericolose
In bagno e in cucina
l’acqua può incontrarsi con l’elettricità, ed è un’alleanza molto
pericolosa. Ecco alcune precauzioni elementari da adottare.
Asciugacapelli: non usarlo in vicinanza di vasche o lavelli pieni
d’acqua. Dopo aver asciugato i capelli, staccare la spina. Prima
di dare il phon in mano ai bambini, spiegare loro come utilizzarlo:
mai con le mani bagnate e a piedi nudi, perché l’acqua facilita
il passaggio dell’elettricità attraverso il corpo e aumenta il
pericolo di scosse mortali.
Radio: tenere l’apparecchio collegato alla rete elettrica lontano
dalla vasca da bagno. Se cade dentro mentre ci si lava, può causare
una scossa mortale.
Stufetta elettrica: deve essere tenuta a distanza di sicurezza.
Non usarla come stenditoio per i panni, coprirebbero le bocche
di aerazione e faciliterebbero la possibilità di incendio.
Il testo contenuto
in questa pagina è tratto da
"Consumare senza essere consumati"
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